Al peggio non c’è limite!


C’è un posto dove migliaia fra educatori e genitori hanno sfilato per protestare contro il lavaggio del cervello voluto dal Governo centrale ed espletato nell’introduzione nelle scuole di una nuova materia di studio, prima facoltativa poi obbligatoria: “l’educazione nazionale”. No, non siamo ancora in Valle d’Aosta, siamo a Hong Kong, ma gli obiettivi educativi sono simili e sono imbarazzanti, almeno lo dovrebbero essere. Infatti non è poi così diversa l’educazione nazionale del partito unico cinese dalla civilisation valdotaine di un altro partito unico: l’UV. E gli integralisti unionisti non aspirano a fare della Valle una nazione? Intendiamoci, sono favorevolissima al rispetto e alla valorizzazione della tradizione culturale valdostana e sono stata fra i primi a pubblicare libri di civilisation, a organizzare eventi e mostre riguardanti il patrimonio del territorio e rimango ancora convinta che è sul particolare che si gioca la partita, ma con la consapevolezza di un’appartenenza più vasta con la quale colloquiare. Qui invece qualcosa stona. Il partito unico strumentalizza la cultura per i propri fini; inventa una neolingua e la imporrà presto, in un modo o nell’altro. La cultura manipolata si trasforma in propaganda finalizzata alla conservazione del potere. Si vocifera che Rollandin stia tramando con i Viérin (le due anime del partito uh uh uh!) per conferire il segno del comando al giovane rampollo, attuale assessore alla Cultura e Istruzione, sono chiacchiere, ma lo scenario politico si fa sempre più inquietante.

Explore posts in the same categories: Cultura morta, Degrado morale, Folclore valdostano, Mala politica, Tradizione, Uomini politici

Tag: , , ,

You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.

19 commenti su “Al peggio non c’è limite!”

  1. Moungeme' Says:

    Ahahahah!e Rosset che a momenti alza le mani su una collega (DONNA)…vogliamo parlarne!!!chiunque essa sia ma e’ questo il livello dei nostri amministratori??vergogna

  2. bruno courthoud Says:

    nello Statuto dell’Uv era ed è già tutto scritto fin dal 1945: finalità, obiettivi, ecc.: ossia una dittatura locale micronazionale da sostituire a quella nazionale fascista, ma nessuno li ha presi ed ancora nessuno li prende sul serio.

  3. Mauro roma Says:

    A quanto pare, nulla di nuovo negli ultimi 60 anni!

  4. michelchamen Says:

    Io invece credo che l’insegnamento del patois facoltativo nelle scuole sia veramente una cosa molto positiva.Conoscere la lingua parlata nel luogo in cui si abita è sicuramente positivo…

  5. giancarlo borluzzi Says:

    @ michelchamen.

    Il patois è giornalmente utilizzato solo da un’esigua minoranza dei residenti, quindi è insensato dire che è “la lingua parlata nel luogo in cui si abita”.

    Sono stati iscritti ai corsi 618 bimbi della scuola dell’infanzia, cui si iscrive chi ha dai 2 anni e mezzo ai 5. Ergo, 618 casi di utilizzo di bimbi per giochi degli adulti.

    Uno può suicidarsi, ubriacarsi, votare Lega, estraniarsi dal mondo anche se abita nel mondo: dipende dalle sue caratteristiche cerebrali.

    Un fatto è certo: come ciascuno si paga il cinema, la partita di calcio, le caramelle, la palestra, le lucciole, la risuolatura delle scarpe, così si deve pagare eventuali corsi dialettali facoltativi: il fatto che siano pura propaganda politica non è ragione per farli pagare anche da chi non li frequenta e non li condivide.

  6. bruno courthoud Says:

    Caro Chamen, sei molto ingenuo, come quasi tutti noi valdostani. Siamo tutti d’accordo con te, ma l’UV ha ben altri secondi fini. Per ottenere quanto da te auspicato non c’era nessun bisogno di inventarsi a tavolino una neolingua inesistente. Per i fini dell’UV è invece assolutamente necessario.

  7. michelchamen Says:

    a me non va come viene insegnato…un metodo di scrittura standardizzato e basta…..Però almeno ci saranno molte più persone che lo capiranno e magari lo parleranno…e nn solo bambini nati in famiglie dove il patois viene già usato abitualmente…

  8. raz-les-bolles Says:

    Io sono della bassa valle e non capisco un accidenti del patois di Brissogne e Saint-Marcel! figuriamoci se può esistere un unico patois di tutta la valle !!! ma quando mai? e poi fan ridere a inventarsi neologismi tipo “la contibuchon” (il sacro e inviolabile “CONTRIBUTO”. e poi basta guardare la “domanda di ammissione” per il corso di patois. Ecco il titolo: “DEMANDA D’AMECHÓN I COURS PE LA SERTIFICACHÓN DI COMPÉTANSE” = “Domanda di ammissione al corso per la certificazione delle competenze…” Ma quale buon valdostano della fine dell’800 si esprimeva così???? ma va là, piantatela di prenderci per il culo, via!!!

  9. bruno courthoud Says:

    le dittature hanno bisogno di un linguaggio omologato e omologante. Nel nostro caso al dittatore poco importa il patois di chi già lo conosce, importa il patois che potranno o dovranno parlare i nuovi coloni. La lingua è sempre stata un ottimo veicolo per la creazione delle dittature. Quando non c’è si crea o si uniforma. Neanche l’italiano non esiste. Esistono una somma di dialetti italianizzanti. La creazione di una lingua unica italiana (si parla sempre del fiorentino in omaggio a Dante) è stata una necessità nazionalistica voluta in vista della creazione dell’Italia unita (poi sfociata nel fascismo), tanto che perfino Manzoni ritenne opportuno andare a sciacquarsi la bocca in Arno. E’ così nato l’italiano scolastico che studiamo a scuola, il quale non esiste da nessuna parte. Avete mai parlato con un fiorentino, con un romano, con un siciliano? Parlano tre italiani diversi, ma nessuno l’italiano scolastico che impariamo a scuola. Pensate che leggere Pitandello, il Verga, Manzoni o Pavese sia la stessa cosa? Che si tratti della stessa lingua? Illusi.

  10. Bisker One Says:

    Ce li vedo proprio, gli abitanti di Fenis col loro patois totalmente diverso da quelli circostanti, abbandonarlo in favore di una neolingua che avevo già battezzato “patuanto” in un commento di parecchi post fa. E ce li vedo proprio quelli che dicono “oi” a uniformarsi con quelli che dicono “oué”. E, oltre tutto, ce la vedo proprio la stragrande maggioranza dei residenti, che non parlano minimamente questa o quella variante di patois, a imparare una lingua costruita a tavolino. Se non imporranno il patuanto come lingua obbligatoria (cosa che succederà, statene certi) penso proprio che i corsi facoltativi avranno il successo che meritano: ben poco.

  11. Puciu Says:

    a Brusson sono “ambroucalles” in alta valle “loufies” ma ho sentito anche “merdilli” (neo calabro-patois!)

    che ‘sso?

  12. bruno courthoud Says:

    mancano i “bruaco”, senza contare gressoney.
    “loufie” (valle d’aosta savoiarda ad ovest), “ambrocalle” (valle d’aosta valaisanne, un cuneo centrale), “bruaco” (valle d’aosta tedesca e longobarda ad est). Da notare: nessuno dei tre termini è di origine latina. Possibile che nessun linguista studi e cerchi di spiegare il fenomeno, questo sì storicamente rilevante, e si masturbi invece il cervello per inventare una stupida neolingua che nessuno userà? Forse è più redditizio e indice del livello culturale di chi se ne occupa.

  13. impudente Says:

    Bruno, basta pagare e i linguisti ti inventano la lingua marziana che desideri.

  14. Schopenhauer Says:

    giusto “Impudente”!! così come basta pagare i geologi e ti firmano anche una perizia che dice che vicino alla Dora o alla base di una conoide si può allegramente costruire!

  15. bruno courthoud Says:

    cosa non si può fare con lo spoil’s system! Se non bastano i pareri interni, incarichi esterni e nessun parere da parte degli organi interni! Il potere del sovrano non ha più limiti, egli è diventato infallibile e al di sopra delle leggi! Ha reso tutto legittimo! Onore al Sovrano e fidélité lige!
    p.s. uno dei motivi (forse il principale) per cui NON posso assolutamente votare per la partitocrazia è che nesun partito, dico nessuno, ha preso posizioni credibili e serie contro le nefaste conseguenze dello spoil’s system, uno dei maggiori mali italiani in questo momento riconosciuto tale da qualsiasi economista serio.
    Qualche giorno fa un politico e funzionario regionale, dirigente, ora in pensione, da sempre UV, ha avuto il coraggio di dirmelo chiaramente in faccia, in ordine al mio trattamento e demansionamento personale, prima di andarmene in pensione sbattendo la porta. Mi ha detto, non richiesto: “sì, è vero, tu sei stato trattato malissimo, e fai bene a scrivere quello che scrivi”. Ne approfitto, vista la fonte, per ringraziarlo pubblicamente.

  16. pièmonteis Says:

    Condivido le parole del sig. Bruno e aggiungerei:
    vista la grande varietà lessicale e fonetica, perchè non iniziare per gradi, per esempio suddividendo per aree geografiche tutte le varianti (saranno tante ma non infinite!) e approfondendo in un secondo momento tutti i vocaboli?
    Mi chiedo come si possa standardizzare il patois se non si conosce la sua storia e la sua evoluzione fino ai giorni nostri: questo sarebbe il pane quotidiano di qualsiasi linguista, o perfetto argomento di una tesi di laurea dedicata.

    Altra domanda: questa neolingua non andrà a cozzare, in un futuro non poi così lontano, con il tanto decantato francese? In che rapporto si porrà con il francese già istituzionalizzato, insegnato anch’esso nelle scuole?
    Mi sembra ci sia molta confusione a livello politico sull’argomento.

  17. bruno courthoud Says:

    esatto: c’è molta ignoranza dal punto di vista scientifico, c’è invece molta chiarezza in ordine alla strumentalizzazione politica che si vuol fare del patois. D’altronde, almeno chez nous, la strumentalizzazione politica di ogni argomento è di casa.
    Per quanto riguarda ancora il patois e usando l’accetta, si potrebbe affermare, di primo botto, che ci sono due valli d’aosta, quella “alemanna” dell’oi, e quella “francosavoiarda del “ue”, due valli d’aosta che non si capiscono tra di loro, se parlano patois.

  18. michelchamen Says:

    Cavolate……mai avuto problemi a capirsi tra paesi diversi….magari qualche parola diversa o un momento di smarrimento se parlato troppo veloce o stretto ma niente di più…Anche in Svizzera e Francia con persone che parlano patois ci si capisce benissimo…

  19. bruno courthoud Says:

    bravo michel!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: