Posto infame!


Vivo in un posto dove l’intelligenza è guardata con sospetto. Dove l’intelligenza cerca di nascondersi e spesso si amputa per poter sopravvivere come fa la volpe con la tagliola. Il silenzio è la lama che infligge il taglio. Chi parla sa di essere fottuto, di non avere più spazio alcuno. Non ci sono alternative, lo spazio è uno solo e anche là dove spuntano fiori non hanno la bellezza e la forza della natura selvaggia, anch’essi sono coltivati e necessitano di fertilizzanti per poter fiorire. Quel concime è veleno, ma chi lo usa non lo sa e se lo sapesse quei fiori sarebbero ancor più velenosi. Vivo in un posto dove la cultura assorbe molto denaro, ma il posto rimane brutto e stupido. La cultura non sono gli eventi eccezionali, quella è propaganda è commercio, ma neppure le letture di libri in piazza, la cultura ha a che fare con la vita di tutti i giorni. Come ti vesti, come mangi, come saluti, come sei. La cultura è un modo di vivere, il resto è solo informazione. Chi fa cultura in Valle ha scelto l’opportunismo. L’omertà. Si affida ai facili concetti di libertà e giustizia. Femminismo e Resistenza. Si affida al conformismo. Agli stereotipi. In stretta connessione con chi ci governa. Chi fa cultura in Valle è complice silenzioso e per questo ancor più miserevole. Chi fa cultura in Valle non fa cultura e lo si vede ogni giorno, girando per la città dove alle facce sono sostituite le maschere.

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13 commenti su “Posto infame!”

  1. libero Says:

    Chi crede di fare cultura in realtà fa propaganda al politico che lo paga e si assicura la pagnotta. Si può anche accettare, ma che gli intellettuali nostrani non credano di essere quello che non sono!

  2. Rasputino Says:

    Analisi acuta, affilata e tagliente come un bisturi! replicabile probabilmente con risultati simili in campo politico nazionale. Tanta gente se puó va all’estero…per giocarsi la partita almeno sul fronte del merito. Se riesce a farcela probabilmente non ritorna.

    Il problema è come svoltare… e io non lo so ;-(


  3. Venti anni di televisione/valium hanno prodotto le Lorenzin e le Gelmini. Dieci anni di Craxi hanno prodotto i Cicchitto e i Sacconi. Venti anni di Bossi and Co. hanno prodotto trote e sanguisughe. Decine d’anni di cultura autoctona unionista hanno prodotto ircocervi mostruosi che sconquassano i nostri sonni.

    Messa insieme, tutta questa accolita di “onesti intellettuali” ha prodotto una regione che vomita o ha la nausea, salvo quei pochi su cento che continuano a cantare per fortuna che quello c’è, e che qui vanno ancora ad appecorinarsi per avere “qualcosa” da Iddu.

  4. Alain Says:

    Bene Bruscia e i vostri intellettuali chi sarebbero??!!la Fontana??(analfabeta) la Guichardaz (limitata ed incarognita con il mondo) Donzel (furbetto de nos atres)???!!!!!!ma mi faccia il piacere!!!per forza i grillini avanzano…

  5. patuasia Says:

    Per favore! Con questo post non volevo mettere di mezzo i politici, ma coloro che si occupano di cultura e volano intorno alla luce come falene, vi pregherei quindi di postare correttamente i vostri commenti, grazie.

  6. armando fiou Says:

    e’ proprio questo il punto signora Asia.
    In valle d’aosta i politici, i politichiens come li chiamava il mio amico Enrico T., sono gli unici che fanno cultura. Ad esempio scrivono la prefazione nei libri di regime editi da musumeci (baciamo le mani)

  7. patuasia Says:

    No, la prefazione per gli assessori la scrivono in genere i curatori o le segretarie: mica sono capaci! 🙂 Comunque ha ragione e diciamo la stessa cosa: la cultura in Valle d’Aosta la fa la politica! Come tutto il resto. Gli intellettuali e i creativi locali sono servi al pari di tutti gli altri.

  8. tagueule Says:

    La questione è complessa. Ho provato a ragionare e non sono riuscito a trovare subito una sintesi. Una volta ho ascoltato un intervento interessante ad un convegno di operatori culturali a Milano. Un regista si chiedeva se oggi sia realizzabile la libertà nella cultura e nell’arte e dava conto della sua esperienza dichiarando: io oggi non posso essere libero se non al costo di non fare più il regista, quindi scelgo dove o a chi legarmi e ripongo nella qualità di quella scelta il compromesso con la mia idea di libertà. Questo pensiero però è virato verso l’arte, mentre sono cosciente che una posizione intellettuale deve schierare principi fondamentali incompatibili con il compromesso. Quindi forse ecco la sintesi: per chi fa cultura attraverso l’ntellettualismo, cioè per chi basa la conquista della verità sull’attività conoscitiva dell’intelletto, adeguarsi al politico di turno è la dimostrazione del fallimento di quella conquista. Per chi ricerca la verità attraverso l’arte, è la sua produzione artistica che esprime il pensiero intellettuale e adeguarsi al politico di turno il compromesso con la sua idea di libertà.

  9. tagueule Says:

    nel testo manca una i 🙂

  10. Patrizia Says:

    vorrei scrivere in patois ma, non ne sono capace ….vorrei avere un cognome che finisse con la z ma non è così…vorrei amare la bataille des reines ma,invece non mi piace … vorrei essere bilingue in modo perfetto ma posso dire di cavarmela a malapena… vorrei capire la politica valdostana invece no!!!!.ebbene sì sono una STRANIERA nella mia terra 😦 penso a grandi cose e la mia mente vola oltre le montagne

  11. bruno courthoud Says:

    Si sono incontrate qui la miseria valdostana e la miseria calabrese. Ne consegue la cultura.

  12. scemodiguerra Says:

    per fortuna che c’è il signor Alain che è un fulmine di guerra e si esprime come un intellettuale: la valle d’aosta è salva!

  13. patuasia Says:

    Mantegna aveva la protezione dei Gonzaga, Mantegna ci ha lasciato capolavori e Ludovico III era un brillante umanista. Oggi adeguarsi al politico di turno non produce qualità: gli artisti sono delle nullità e i politici dei deliquenti, signor taguele la sua brillante sintesi è fuori tempo.


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