Giorgio e Giacomo: due ‘nduje così!


– In Valle, se vuoi essere eletto devi imparare la tarantella. Tutti gli anni ‘na faticaccia! – Dillo a me che fra ‘nduja, soppressata e peperoncino m’è venuta un’infiammazione! –

A cosa servono i contributi pubblici? Ad aiutare le iniziative private a nascere e crescere, poi, diventate grandi, lasciarle andare al loro felice e autonomo destino. La festa dei santi Giorgio e Giacomo è cresciuta grazie alla generosità dei contributi comunali, ora che ha raggiunto il pieno successo può camminare sulle proprie gambe e quindi gestirsi economicamente da sé. Ha ragione il consigliere di Nuova Sinistra, Paolo Momigliano Levi, quando chiede alla Giunta comunale di sospendere l’allattamento artificiale: quella festa non ne ha più bisogno, può cibarsi da sola. Il grande numero di visitatori e gli sponsor privati bastano e avanzano, inoltre in tempi di crisi alcune voci, come fuochi artificiali, possono essere accantonate vuoi per buon gusto vuoi per necessità. La risposta dell’assessore al Turismo, Patrizia Carradore, è fuori da questa logica, ne rispetta un’altra che ha diversi obiettivi che non sono certo la crescita e il benessere di una comunità. Dice che proprio dal successo dell’iniziativa il Comune si sente impegnato a sostenerla. Una logica che non porterà  mai a investire in manifestazioni nuove, perché i soldi serviranno sempre e solo a coprire quelle vecchie. Un’idea conservatrice e immobile che però mira a mantenere il proprio patrimonio elettorale e quello calabrese è più che mai attivo e soprattutto numeroso.

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41 commenti su “Giorgio e Giacomo: due ‘nduje così!”

  1. Frank Burgay Says:

    Che assurdità… Io che non sono né Juventino né calabrese mi ritrovo a dover pagare il ritiro della Juve e la festa dei calabresi… Mi sento un po’ derubato…

  2. bruno courthoud Says:

    Diventerà, tra non molto, la nuova festa della “nazione” valdostana, Caveri volente o nolente. Viviamo ora un momento di transizione, in cui il cosiddetto “peuple valdotain”, quello cui faceva riferimento lo Statuto dell’UV del 1945, è in avanzata via di estinzione e decomposizione, con relativa “cultura” e “civiltà”, anch’esse ormai mantenute in vita artificiosamente in camera di rianimazione. Avanza invece impetuosamente il “popolo calabro”, giovane, prolifico e dai metodi spicci. Il “sorpasso” è già praticamente avvenuto: mentalità, modi di operare, gestione degli affari e degli interessi, privati e pubblici, sono ormai a fortissima impronta calabrese. I valdostani si sono adattati molto facilmente e distinguerli dai calabresi (nel bene e nel male) è ormai quasi impossibile. Il tutto è avvenuto con estrema facilità, sotto la benevola protezione dei faccendieri UV. Il “peuple” non fiata. in fin dei conti un posto da cantoniere o da bidella, per i figli è assicurato. Le prossime elezioni regionali saranno una faida tra due fazioni: quella dell’UV (e consociati) e quella di Alpe. Il PD o altro non esistono, non preoccupano nessuno e, in ogni caso, dovrebbero passare sotto il giogo dell’una o dell’altra fazione, accontentandosi di qualche briciola, come hanno fatto per anni i DS e di recente il PdL. Ne vale la pena? Così è se vi pare.


  3. Tutti sanno che il patron della festa è Giuseppe Tropiano, indagato nella vicenda giudiziaria del parcheggio dell’ospedale che ha coinvolto la ‘ndrangheta calabrese.
    Sarebbe auspicabile una dura presa di posizione delle forze in minoranza in consiglio comunale e regionale contro questa inopportuna elargizione.
    I calabresi onesti e lavoratori, ne conosco e stimo molti, vi assicuro non la prenderanno come uno sgarbo ed è a quelli che si deve rispetto e anche coraggio nelle scelte.
    Un grazie, per ora, solo a Momigliano Levi che in questa occasione ha dimostrato di non avere timori nel denunciare gli sprechi senza tanti giri di parole.

  4. Andrea Vuillermoz Says:

    A proposito di sprechi del Comune vi racconto questa: una nota Società di atletica leggera organizza da alcuni anni un meeting in quel di Saint Christophe… Orbene il contributo per organizzare detto meeting non lo percepisce dal Comune di Saint Christophe ma udite udite da quello di Aosta. Addirittura è stata sottoscritta una convenzione tra il Comune di Aosta e la sopracitata Società dove tra le varie ridicolaggini c’è uno scritto che recita più o meno che il Comune di Aosta da come contributo alla Società organizzatrice €. 7500 annui per la promozione turistica che la stessa e la Sua manifestazione fanno allo stesso Comune capoluogo!!!!! Ma se si svolge a Saint Christophe!!!!!!!! E se sui volantini che girano in questi giorni per la città c’è scritto Campo comunale di Saint Christophe!!!!! Qualcuno della minoranza in Comune ne sapeva nulla????

  5. patuasia Says:

    Di valdostani di origini calabrese onesti ce ne sono, mi sembra cosa così ovvia da non dover essere ricordata tutte le volte che si affronta il tema, è contro una “certa procedura” di origini mediterranee che si alimenta il dibattito, includendo inevitabilmente tutte quelle manifestazioni che nascono e crescono più che altro come serbatoi di voti da menare sotto il naso dei politici nei momenti opportuni. Tropiano indagato per favoreggiamento? Bene alla Festa dei calabresi il pubblico non versa una lira: questione di etica e questione di risparmio in tempi magri. Non succederà perché quel serbatoio di voti è troppo profondo e i calabresi sono tanti e tengono famiglia!

  6. brother Says:

    Si mangiasse bene, almeno. Ed è pure caro.

  7. fiatosprecato Says:

    Criticare la qualità del cibo della festa oppure il suo costo, dimostra che è sfuggito completamente il senso del post. Purtroppo…

  8. tagueule Says:

    Il senso del post è che Comune di Aosta – Tropiano – Festa S.Giorgio e Giacomo negli anni sono cresciuti e oggi (secondo me anche ieri, ma oggi è evidente) al rapporto tra essi potrebbe sottostare conflitto di interessi (?), utilità a favore di qualcuno (?), scambio di favori (?), utilità per consenso elettorale (?). Non è tanto la dimostrazione che queste ipotesi siano realizzate che fanno di quel rapporto un rapporto inopportuno. L’inopportunità del rapporto si deve al fatto che quelle ipotesi potrebbero essere realizzate. Invece ritengo debole, anche se necessaria, la critica che consiglierebbe il Comune di Aosta di indirizzare quelle risorse ad altre iniziative.

  9. patuasia Says:

    Sulla lettera di oggi sulla Stampa, il consigliere Paolo Momigliano Levi si difende dall’accusa di razzismo rivoltagli da un altro consigliere. Facile. Spesso, se non tutte le volte, quando si discute sulle comunità calabresi ecco spuntare il razzismo, un espediente per sviare il problema. Dove c’è una forte comunità calabrese c’è ‘ndrangheta, questo è un fatto indiscutibile! Lo dice il rapporto nazionale antimafia.

  10. stinsonn Says:

    Veramente curiosa la motivazione della Carradore dello sponsor comunale della festa in questione!
    Così secondo la “nostra” chi ha successo, parlo di feste, ovviamente, deve continuare ad avere finanziamenti. Bella logica! Ma chi ce l’ha mandata quella lì al Municipio? Sta proprio in questo il problema: io ti permetto di sederti in tale posto, ma tu devi allargare i cordoni della borsa e lei, ma non solo lei, ma tanti altri, allarga tantissimo anche perchè i soldi non sono suoi e poi, allargando, ha la possibilità di continuare a stare dov’è, anche se i movimenti di denaro, suoi?, che ella riesce a fare, destano sospetto. Non c’è problema, comunque, perché la “nostra” dei suoi “affari personali” non deve rendere conto a nessuno: ciò anche secondo il primo cittadino di Aosta. E se lo dice lui…….

  11. Paul Says:

    Tra l’altro forse sono arrivati i tempi in cui si debba porre fine o comunque limitare il più possibile l’utilizzo di risorse pubbliche per feste e festicciole varie.
    una delle opzioni del sondaggio di “aostasera” è la migliore, cioè queste feste dovrebbero essere finanziate dagli sponsor…
    a parte ciò comunque sta festa dei calabresi la trovo ormai fuori luogo, cioè parliamo perlopiù di gente arrivata negli anni 60-70 i cui figli, la seconda generazione, sono già nati e cresciuti in valle mentre alcuni di questi si sono pure sposati con valdostani, veneti, piemontesi, ecc
    non dico che uno debba “rinnegare” le proprie origini però un minimo di integrazione nel territorio che ti ha ospitato ci vuole….

  12. Paul Says:

    Sig.Bruno, condivido solo in parte le sue osservazioni (cioè certi “malcostumi” tipici dei calabresi e delle popolazioni mediterranee hanno preso piede anche in Valle, considerando però anche l'”italianizzazione” a tutti gli effetti – cioè anche negli usi e costumi- della ns regione) però bisogna pur sempre considerare che i calabresi, pur essendo una folta comunità, sono e rimangono una minoranza soprattutto se parliamo di Valle d’Aosta nel suo complesso (Aosta fa un po’ storia a sè anche se pure qua non penso che superino il 25% degli aostani).
    Più che “calabresizzazione” (passatemi il termine) direi che c’è stata un’italianizzazione a tutti gli effetti (malcostume, ecc), che ha comunque coinvolto anche tutte le altre regioni del nord storicamente e tradizionalmente molto meno “corrotte” del centro-sud Italia.
    lei pensa ad esempio che in provincia di Trento (meno calabresizzata comunque della Valle d’Aosta) un posto da bidella o cantoniere non sia assicurato a coloro che sono fedeli a Dellai?
    per non parlare poi delle recenti vicende della lega nord (Roma ladrona si è ormai impossessata anche dei territori lombardo-veneti.
    diciamo che il “marciume italiano” è ormai una realtà da Gela a Bolzano e da Taranto ad Aosta…

  13. bruno courthoud Says:

    Paul, sono completamente d’accordo con le tue precisazioni. Fatta l’Italia, sono ormai quasi fatti anche gli italiani, da Aosta a Palermo (citando de André).

  14. patuasia Says:

    Per tutti questi motivi, per gli “Italiani fatti” io stasera tiferò Germania.

  15. Paul Says:

    Anch’io farò come lei cara patuasia, anzi la partita proprio non la guardo.
    e sinceramente trovo abbastanza ridicolo il fatto che la gente sia ancora così tanto esaltata per sto sport (è proprio vero che gli italiani si sveglieranno solo quando rimarranno senza un soldo in tasca, questo è un popolo che avrà ciò quel che merita)
    siamo in una situazione gravissima, tra un po’ facciamo la fine della Grecia (probabile) ma gli italiani se ne fregano, continuano a interessarsi e a scendere in piazza solo per sto dannato calcio (se l’italia vince gli Europei vedrete che casino!)…. ma per il resto non c’è nessuno che dice “beh”, ci possono togliere anche le mutande ma l’importante è che l’Italia vinca gli Europei…
    vedrete che quando avremo il culo per terra (scusate l’espressione) ritorneremo a dare le priorità alle cose serie e a ragionare in un altro modo!

  16. patuasia Says:

    Tutto vero signor Paul, ma devo ammettere la mia debolezza, sto guardando la partita e tifo Italia! Domani tornerò incazzata come prima, ma stasera… odio le mie contraddizioni, vi chiedo di perdonarmi! 🙂

  17. Paul Says:

    Nooo Patuasia, da te non me lo sarei mai aspettato! 😀

  18. fiatosprecato Says:

    E che dire della “sobria” dichiarazione di Petrucci a fine partita su Rai1? “Lo spread lo dettiamo noi, l’Italia del calcio. Le chiacchiere stanno a zero”. In un paese normale un irresponsabile del genere verrebbe accompagnato gentilmente (ma anche no) alla porta.

  19. cesara pavone Says:

    Danni da effetti collaterali di cui faremmo volentieri a meno, ( per tacer del calcio italiano e non, che interessa molti ma non TuTTi, accidenti!) :
    http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Homepage/298666_follia_a_como_sparaper_festeggiare_la_vittoria_dellitalia_bambina_ferita_in_modo_serio/


  20. Patuasia il 28 giugno 2012 a 12:52 ha detto: Per tutti questi motivi, per gli “Italiani fatti” io stasera tiferò Germania.
    **********************************************

    Io mi permetterei di scrivere questo dopo che abbiamo festeggiatoI 150 anni dall’Unità d’Italia :Noi Italiani, siamo ormai da 150 anni insieme con le nostre storie, la nostra identità.

    “L’amore per la patria è l’amore per le leggi e la prosperità dello Stato ed è particolarmente forte nelle democrazie. Esso conduce ad una alta moralità, all’amore per la terra dei padri: è una virtù politica per cui un individuo cede i suoi interessi, preferendo il pubblico interesse al proprio. E’ un sentimento, non un risultato di conoscenza e lo condividono l’uomo più in basso come pure il capo dello Stato”.

  21. bruno courthoud Says:

    In V ginnasio, nuova insegnante, primo tema d’italiano, dal titolo: “La storia maestra di vita”. Scrissi ingenuamente ma sinceramente un panegirico pro storia e pro scuola (l’insegnante era ligure e crociana convinta, il sessantotto era di là da venire). Presi l’unico quattro della mia vita e l’insegnante, quasi sprezzantemente, mi chiese se la scuola mi aveva pagato per scrivere quanto avevo scritto. Comunque domenica gran finale tra due “pigs” europei. Lo spettacolo è assicurato.

  22. bruno courthoud Says:

    Se “l’amore per la patria (?) è l’amore per le leggi e la prosperità dello Stato ed è particolarmente forte nelle democrazie, ecc.” l’unica conclusione possibile è che, dopo ben 150 anni, la cosiddetta Italia NON è una democrazia.

  23. pirmin Says:

    Inoltre, se non erro, per ingrassare il bilancio della festa venivano affittati gli spazi per la posa di stand a ditte private… Peccato che gli spazi erano (e sono) messi GRATUITAMENTE a disposizione dall’Amministrazione Comunale…


  24. Se, dopo ben 150 anni di ripensamenti, l’unica conclusione possibile è che la cosiddetta Italia NON è una democrazia….allora ci si chiede:
    “Ma dove eravate e cosa avete fatto oltre a dormire per evitare tutto questo!?”

    Tuttavia resto convinto che a volte l’amarezza, non sempre porta alle giuste conclusioni.

  25. patuasia Says:

    Patuasia ha anche aggiunto che non ne è stata capace.

  26. patuasia Says:

    Per il signor Bruscia pare sufficiente esserci per cambiare le cose, l’insonnia porterebbe alla vittoria della democrazia adulta, come lo invidio! Io che invece mi macero e consumo il mio tempo in inutili domande. Io che ho iniziato a 14 anni ad esserci e ancora non ho finito, io che probabilmente non ho capito un tubo!


  27. Gentile Patuasia, se mi consente,
    vorrei farle, prima dei dovuti saluti, un piccolo rimbrotto.

    Non posso fare a meno di notare, che lo spirito di gruppo qui dominante ha prodotto strane conseguenze. Infatti lei, con la risposta indirizzata al sottoscritto, ha sposato subito e per me inopinatamente, la deduzione del signor Courthoud secondo cui la teoria di 150 anni passati (1861-2011) per costruirsi uno straccio d’Italia nazione, siano passati invano e incuranti della Storia.

    Premetto che sono un associato all’ANPI e volendo semplificare il discorso, escludo a malincuore dal “cento cinquantennale” i primi e i secondi cinquant’anni di storia patria. Lo faccio per ricordarle quante insonnie hanno patito i nostri ragazzi rifugiatisi in montagna, proprio per cambiare quelle cose, che con la Liberazione ci hanno donato (con il loro estremo sacrificio) una Democrazia in itinere.

    Purtroppo la democrazia che lei sta inseguendo non potrà mai essere adulta secondo i suoi canoni, anche perché la condizione principale: la memoria storica, a quanto pare è andata perduta. Anche io mi macero e consumo il mio tempo, non con inutili domande, ma riconsiderando con gravi recriminazioni, i fantasmi della dittatura del passato fascismo, che a quanto pare non hanno insegnato quasi nulla.

  28. patuasia Says:

    Lei è proprio bravo, complimenti vivissimi. Soprattutto bravo a dirottare il senso del post nei suoi territori preferiti, ma io non glielo permetterò più, quindi o risponde su quello che è stato scritto oppure sarò costretta a bannarla, grazie per la comprensione.

  29. L'isola felice Says:

    Le feste “personali” organizzate con la collaborazione della Regione Valle d’Aosta sono molte….
    http://lasentinella.gelocal.it/cronaca/2012/06/27/news/a-issogne-cinquemila-motociclisti-1.5327176
    …quale strano contributo all’organizzazione avrà mai concesso la Regione Valle d’aosta? Bah….

  30. Paul Says:

    a proposito di finanziamenti pubblici alla festa dei calabresi, dal sondaggio di “Aostasera” è eloquente che i valdostani non sono favorevoli (cioè l’80% disapprova i finanziamenti pubblici a tale festa e la maggioranza afferma che dovrebbe essere finanziata da sponsor privati).


  31. Che assurdità… Io che non sono né Juventino né calabrese mi ritrovo a dover pagare il ritiro della Juve e la festa dei calabresi… Mi sento un po’ derubato…si diceva giustamente o meno all’atto dell’apertura di questo Messaggio.

    Per rispondere su quello che è stato scritto, io che non sono nè un “gattaro” nè un “cinofilo” convinto, mi piacerebbe fare un semplice commento:
    ….e che dire degli 80.000 euro elargiti per la campagna di castrazione e di sterilizzazione di questi animali – in sovrannumero sul territorio valdostano – grazie alla superficialità dei finti culturi dell’animalismo ?

  32. libero Says:

    Cosa suggerisci Giorgio di castrare i calabresi in soprannumero grazie alla superficialità dei nostri politici?


  33. Evidentemente, molti miei interlocutori non hanno mai provato la sensazione di vivere in un paese che non fosse il suo e desiderare di essere accettato dalla comunità… mi dispiace ma è un discorso provinciale e mediocre quello che qui si fa.

    Io sono una persona che dalla mia Pesaro è partita a 18 anni per cercare lavoro a Torino. Ebbene vorrei che anche i nostri “autoctoni” sapessero cosa voleva dire emigrare a Torino nel 1960, anche per un italiano come me.

    Io ero già un privilegiato avendo un titolo di studio, ma soprattutto non ero nè siciliano nè calabrese, insomma non ero ‘n terùn… un meridionale. Ebbene, di quante discriminazioni e di quali volgarità mi sono dovuto inghiottire, solo il sottoscritto le può ricordare! Il mio accento è ancora oggi tinto da cadenze romagnole, e pensate allora … nel 1960 a Torino, quando mi sentivano dialogare, inarcavano le sopracciglia e mi rispondevano in dialetto piemontese per escludermi scientemente dal contesto. Sì ero un’ intruso straniero in terra italiana.

  34. patuasia Says:

    Signor Bruscia, lei ha la capacità di sviare sempre il discorso sull ‘argomento che più le piace e che vuole mettere in discredito la sottoscritta. In questo caso ha tirato in ballo il razzismo che con il post non c’entra niente, ma tocca la pancia con facilità. A me non piace la sub cultura meridionale e calabrese in primis, non ho difficoltà a dirlo perché questo non è razzismo, ma un giudizio personale che posso esprimere in tutta libertà. Non mi piacciono i clan, i capibastone e le relazioni parentali che contraddistinguono un certo comportamento che facilmente scivola verso la criminalità. La pregherei quindi e ancora una volta di attenersi al tema senza sbrodolamenti romantici e noiosi. Dimenticavo, sono nata ad Aosta e per molto tempo mi sono vergognata di essere di origine veneta, perché a scuola non parlavo patois. A ognuno il suo passato, ma non ricamiamoci sopra.

  35. giancarlo borluzzi Says:

    Capisco cosa Patuasia intende significare dicendo ” non mi piace la subcultura meridionale e calabrese in primis “, è perfettamente chiarito dalle 4 righe scarse successive.
    Ma condivido assai poco, come metodo, il fare riferimento a gruppi territoriali o regionali: questi esistono talora, anzi sovente nel caso indicato, ma bisogna far sempre riferimento alle persone singolarmente prese perchè le loro specificità hanno maggior dignità rispetto a ipotetici gruppi.

    Lo scrivere ” sono nata ad Aosta e per molto tempo mi sono vergognata di essere di origine veneta perchè a scuola non parlavo patois” è per me inconcepibile perchè contano i cervelli e non i luoghi ove i cervelli hanno visto la luce, ma mi fa porre a Patuasia una domanda: tale senso di (ingiustificata, secondo me e non solo) vergogna come è stato superato?

  36. patuasia Says:

    Signor Borluzzi, sono d’accordo con lei che occorra fare dei distinguo (la cosa è così ovvia che non ritengo di doverla ricordare sempre), ma ci sono caratteristiche che accomunano dei gruppi rispetto ad altri. Il senso di appartenenza a un clan è tipico della cultura mediterranea e si estende in varie aree geografiche del sud, ma non in tutte queste zone si è prodotta la sub cultura mafiosa che invece caratterizza la parte sud della nostra Penisola. Questo detto in modo succinto e inevitabilmente superficiale. La festa in oggetto nasce da un gruppo territoriale ben distinto, un gruppo che al suo interno mantiene quelle peculiarità comportamentali che conosciamo e che sono la fortuna politica di alcuni nostri big politici. E’ ovvio e sento di doverlo ripetere, che non tutti i calabresi valdostani condividano questi comportamenti. La mia vergogna era giustificata dalla giovanissima età e dal senso di esclusione che le mie compagne di classe, tutte valdostane, esercitavano nei miei confronti. Come l’ho superata? Semplicemente crescendo.

  37. giancarlo borluzzi Says:

    Sono soddisfatto del chiarimento sul secondo punto, quello relativo al patois.

    Meno sul primo. Ma qui la differenza di vedute tra noi è sostanzialmente a monte, nella mia incapacità organica di vedere le comunità: al massimo, se queste esistono, sono date dalla sommatoria di tizi/cai/semproni singoli.
    Io parlerei di calabresi singolarmente criticabili e di calabresi singolarmente santificabili, giammai di singoli annegati in un tutto.


  38. Patuasia,

    premetto, che non volendo essere bannato, il sottoscritto cercava solamente di replicare a “libero”, che a quanto pare leggendo il mio post precedente – e questo rispondeva esattamente a quello che era stato scritto – aveva replicato equiparando i calabresi a gatti e cani da fare castrare. Forse era una battuta, ma di questi tempi è sempre meglio chiarire.

    Dunque se mi permette, da parte mia non c’è “nessuna capacità di sviare sempre il discorso sull ‘argomento che più mi piace e tanto meno la voglia di mettere in discredito Lei”.

    Piuttosto, tra il mio post inviato 3 luglio 2012 a 17:55, che ritengo essere in tema, e la risposta ricevuta, che penso sia indubbiamente O.T, devo notare che la sua critica attenzione è rivolta sempre nei miei confronti.

  39. patuasia Says:

    Signor Bruscia ha ragione e ne prendo atto.


  40. Patuasia,
    mi fa piacere leggere queste otto parole che compongono una frase abbastanza impegnativa. Vorrei nel contempo segnalarle, che anche il sottoscritto è capace di riconoscere le ragioni altrui. Anzi vorrei fare cosa gradita copincollando un mio messaggio – nel caso non l’avesse letto – che le ho inviato sul post: Troppo tardi!

    Giorgio Bruscia Dice:
    2 luglio 2012 a 21:50

    Qui ha perfettamente ragione Patuasia. I partiti, come i movimenti e le associazioni, sono fatti di cittadini in carne ed ossa. La nostra Costituzione riconosce ai cittadini il diritto/dovere di utilizzare lo strumento/partito per partecipare alla vita democratica del Paese.

    Quale utopia c’è nel chiedere che i partiti siano superati o distrutti, nell’affermare che i valori di sinistra e di destra sono stronzate, nell’esasperazione dell’individualismo? I programmi si possono confrontare quando vuoi, persino quelli populisti e utopici. Ma i valori no, quelli di cui ciascuno di noi è portatore non possono essere buttati alle ortiche.

    Almeno io non lo farò mai.

    Cordiali saluti


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