Integrazione o affiliazione?


Non bastava la Festa dei santi Giorgio e Giacomo così amata dai dirigenti dell’Union valdotaine e viva grazie ai contributi di tutta la collettività e neppure la Festa della capra così voluta dalla consigliera regionale del PD, Carmela Fontana (nei suoi sogni c’è anche un festival di teatro calabrese per fare il paio con il Printemps théatral), adesso ci sarà anche la Festa del peperoncino a Charvensod (aspettiamoci in futuro anche le Feste della ‘Nduja, della soppressata, della ‘Nzuddha… e chissà magari anche un Festival di calabrese estremo). Mi chiedo: perché la comunità calabrese è così importante in Valle d’Aosta? Basta il numero consistente a spiegare le ragioni di un così continuo corteggiamento da parte dei politici? Perché i veneti, altra comunità numericamente significativa, non hanno mai organizzato una festa loro? Che ne so, la festa del baccalà mantecato? La risposta non è semplice. Una ragione, fra le tante, potrebbe essere il forte senso di appartenenza dei calabresi a una famiglia a un clan a una comunità, questo “far parte”, nel nord più individualista, non si avverte. Una collettività così forte e coesa può diventare un ricco serbatoio di voti e con minor spesa di energie. Si contattano i vari capi bastone che controllano un certo numero di famiglie, si contratta il dare e avere e i voti sono assicurati. Più che un’integrazione sembrerebbe un’affiliazione. La rincorsa al voto calabrese la iniziò il PSI con in testa Bruno Milanesio che già negli anni ‘ 70 aveva capito tutto. Ai matrimoni lui c’era e probabilmente lui pagava. Adesso si preferisce finanziare le feste con contributi pubblici (anche quelli spesi dai partiti sono tali), ma il fine è sempre quello: garantirsi il voto dei calabresi che sono numerosi e affidabili, almeno fino a quando c’è un ritorno di interessi. Il caso Tropiano la dice lunga.

Explore posts in the same categories: 'ndrangheta, Affari, Cultura morta, Degrado morale, Elezioni, Favori, Folclore, Mala politica, Sacra Grolla Unita

Tag: , , , ,

You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.

30 commenti su “Integrazione o affiliazione?”

  1. Francy Says:

    Condivido pienamente cosa dice Patuasia; anche la sua analisi storica è fondata. Ma desidero aggiungere qualcosa: chi ricorda il direttore della Cogne Froio? Fu lui, assieme a Milanesio, a gratificare i calabri che votavano PSI. Rollandin non ha fatto altro che ereditarne la metodologia e, scartando discorsi di difesa del francese, federalismo ed altro ancora che la classe politica capeggiata da Andrione faceva, ha promesso tanto e mantenuto altrettanto col risultato che tutti sappiamo. L’UV ha al suo interno molti calabresi dell’immigrazione anni 60, gli ultimi, non quelli del dopo guerra che assieme ai veneti “marcivano” nelle miniere locali. Anche il SAVT ha tantissimi iscritti delle province calabre che ne fanno una forza di non poco conto nelle politiche sindacali.
    I giochi quindi sono fatti. Volevamo che quel “pacco” di voti di cui l’UV beneficia non avessero una contropartita?

  2. bruno courthoud Says:

    Esatto. E così siamo diventati tutti calabresi. Veneti e valdostani non esistono più. Questi ultimi vengono coccolati affinché si illudano di continuare a votare per il “loro” partito etnico, il quale ormai riserva loro solo più le briciole (che sono ancora tante) e tonnellate di propaganda quotidiana. A breve è ipotizzabile anche, forse gradualmente, un cambio formale anche ai vertici, in cui un “Mammoliti” o “Agostino” o “Giordano” sostituirà un “Rollandin” o un “Viérin” (in questo i calabresi non hanno fretta). In questa Valle, per lo meno dal dopoguerra in poi, la “politica” è sempre stata intesa come una questione etnica. Per quanto concerne l’UV, quella fondata nell’immediato dopoguerra, essa è defunta. Andrione, insieme alla Viglino, può esserne considerato l’ultimo rappresentante sulla scena politica.

  3. Puciu Says:

    a dire il vero il trasloco dei calabresi in VdA è iniziato, se ricordo bene, col l’assunzione da parte delle Condotte d’Acqua (leggi Vaticano) , dei lavoratori per lo scavo del Traforo del Monte Bianco. A parte i poveracci che ci sono rimasti perché i capannoni di riposo erano stati costruiti in un canalone di valanga, in seguito molti si stabilirono a Courmayeur e comuni limitrofi.
    Stessa cosa per il Gran S. Bernardo.

  4. armando fiou Says:

    Vi ripeto che la Valle d’Aosta è il Kossovo italiano.
    Una potentissima minoranza si sta trasformando in maggioranza sempre più visibile e arrogante all’apice di un’abile e spregiudicata manovra politica e culturale.
    Chi sono i veri paladini dell’autonomia?
    Chi si straccia le vesti per il “particolarismo”?
    Chi ha capito per primo che l’autonomia è semplicemente uno strumento efficacissimo per fatturare cifre a sei zeri?
    In fondo basta sbofonchiare 4 parole in patois e inserire qualche notizia in un improbabile francese nel telegiornale e il gioco è fatto: siamo diversi, dovete pagare la nostra diversità.
    E’ chiaro che delle etnie culturalmente e geneticamente più sveglie di quella locale, autoctona e consanguinea da tempi immemori, hanno capito in fretta che questa è la terra delle opportunità.

  5. bruno courthoud Says:

    Mentre quella “autoctona e consanguinea da tempi immemori”, “culturalmente e geneticamente” meno sveglia, salvo una minoranza di opportunisti, non ha ancora capito niente e continua a votare UV. La realtà è molto meno complessa della “politica”.

  6. Schopenhauer Says:

    grandissimo courthoud, come al solito!

  7. Paul Says:

    Beh ora non esageriamo, i calabresi in Valle saranno tanti ma a parte forse Aosta (dove rappresentano anche un 25%-30% della popolazione) se prendiamo tutta la Valle sono e rimangono una minoranza..
    Secondo me la festa del peperoncino avrebbe senso in qualche quartiere di Aosta ma non in un comune tipo Charvensod ove comunque la maggioranza della popolazione è di origine valdostana e anche i meridionali che ci abitano sono più “integrati” rispetto a quelli dei quartieri di Aosta…
    la differenza tra valdostani e calabresi è che quest’ultimi sono molto uniti e affiatati tra di loro e fanno “gruppo” (sono una vera e propria comunità).
    i valdostani che sono e rimangono la “comunità” più importante in valle sono purtroppo sempre più divisi, litigiosi, rancorosi e se lo mettono in quel posto a vicenda (lo dico da valdostano!).
    quindi la comunità più affiatata, pur essendo minoritaria, rischia di prendere il “sopravvento”…
    Analizzando però la questione dal punto di vista politico è anche vero che dove i calabresi sono in maggioranza (cioè Aosta) l’UV non prende chissà quanti voti (anzi Aosta è sempre stata il “tallone d’ Achille” dell’Union Valdotaine).
    quindi sta storia dei “voti” non quadra del tutto..

  8. tagueule Says:

    La discussione sulla festa del peperoncino-tradizione valdostana è fuorviante. Se fosse la festa del sabot anziché la festa del peperoncino non cambierebbe la sostanza dell’inutilità di alcune sagre. E il dibattito scaturito è significativo: entrambi gli argomenti sviano l’attenzione da problemi più seri. Anch’io avevo notato l’iniziativa e l’avevo segnalata tramite sms ai miei amici ed è giusto che diventi un post in questo blog. Ma ritengo quell’iniziativa come molte altre (non solo in Valle d’Aosta, ma un po’ in tutta Italia) l’antica strategia del panem et circenses che significa “il popolo due cose desidera trepidante: il pane e il circo”. Quindi ritengo utile guardare queste iniziative anche da questo punto di vista per opporsi al nemico giusto che non è, immagino, né il calabrese, né il peperoncino.

  9. Paul Says:

    Comunico che siamo in 2 Paul…

  10. patuasia Says:

    Ad Aosta l’UV è il partito di maggioranza!

  11. Crea Antonio Says:

    Non è mia abitudine interloquire ed aprire un dibattito con l’estensore dell’articolo “Integrazione o Affiliazione”, ritengo mio dovere intervenire per esprimere un pensiero in qualità di iscritto ad associazioni e comitati culturali Calabresi ( di un comitato sono il Presidente) . Lo spirito che ci spinge a organizzare eventi teatrali o gastronomici che si richiamano alla calda e dolce terra di Calabria, a noi calabresi serve per ricordare i valori e le tradizioni della nostra terra di origine a non dimenticare il nostro passato per costruire il futuro. L’individuo senza storia, senza cultura ,senza conoscere la terra dei propri avi è un individuo arido come il deserto, non sarà mai capace di crescere culturalmente e portare benefici alla comunità .Le integrazioni dei popoli e delle persone avvengono quando ogni soggetto in forma singola o collettivamente si incontra con altri, ma ognuno rispettoso dei propri valori e dell’altrui valori, insieme iniziano a confortarsi e traggono arricchimento per costruire una società nuova e migliore .Auspico che gli eventi organizzati in valle dalle associazioni calabresi.possono essere da traino e da stimolo alle altre associazioni regionali e posare i mattoni per costruire l’ integrazione tra chi è valdostano di origine e non . Noi vogliamo essere compartecipi alla costruzione del un futuro più radioso per tutti coloro che vivono in valle (in particolare le future generazioni) , senza distinzione partitica e senza forme di Mafiose che annullano e rendono schiavo ogni cittadino. Antonio CREA

  12. patuasia Says:

    Signor Crea, grazie per il suo intervento. Nessuno nega la valenza aggregatrice delle varie feste organizzate dai calabresi che, forse, più di altri sentono la necessità di mantenere un legame con la propria terra d’origine, il discorso però era un altro e cioè come queste feste siano potenzialmente strumentali per un’altra forma di aggregazione che è quella di ritrovarsi uniti a un capo bastone che detta l’indicazione di voto. Lo spirito del clan, molto sentito nelle aree del mediterraneo, oltre ad avere risvolti positivi come la solidarietà, può facilmente essere deviato in forme solidali poco attinenti alle regole della democrazia e più vicine a quelle delle organizzazioni criminali. Per quanto riguarda l’appartenenza a una storia e a un’area geografica, credo che sia un bisogno individuale che si può condividere con altri proprio come lo si fa con la religione. Io che sono laica, mi sento di appartenere a me stessa, studio la storia e amo la geografia e desidero far parte di un tutto che prescinde dalla mia regione di origine e da quella di nascita. Dovrei sentirmi arida per questo? Amo le differenze culturali perché arricchiscono i punti di vista, non mi piacciono le invasioni.

  13. giancarlo borluzzi Says:

    Povero Antonio Crea !

    Sono nato in Friuli e non me ne importa nulla della terra dei miei avi in quanto tale, ma non per questo sono arido, bensì vivo perchè conosco tante altre terre e culture del pianeta.

    Tale Antonio Crea comicamente ritiene (se interpreto correttamente il suo scritto da matita blu) la cultura figlia della conoscenza della terra dei propri avi: lui conoscerà la Calabria ma non conosce granchè l’italiano nè afferra l’insostenibilità del suo pistolotto; io, che conosco l’italiano, non idolatro nessuna regione e, aperto al mondo, ritengo la cultura figlia dell’aprroccio a ogni angolazione della vita escludendo ambiti particolari sui quali maniacalmente soffermarsi.

    Sostanzialmente il Crea è esperto di pesci (che io detesto) e per il resto ripete i ritornelli cari all’UV secondo cui uno dovrebbe essere legato a una regione e alla sua ipotetica storia, nonchè operare per l’integrazione tra chi è valdostano e chi no.
    Non desidero integrarmi con Rolly e Crea.

    Non esiste uno schema mentale cui ciascuno dovrebbe adeguarsi. Chi è sveglio ha un abito mentale frutto di proprie scelte e propensioni e saggiamente se ne frega di cosa pensano gli altri, unionisti e pescatori calabresi compresi.

  14. bruno courthoud Says:

    peccato che il signor Crea, se non sbaglio, sia sempre stato un politico più o meno di professione, e, per di più, anche di una certa area. Il che svuota totalmente di significato le sue parole, come giustamente rileva patuasia, nascondendone il secondo fine (politico). Quando si leggono le parole di un politico, per regola generale, non bisogna MAI dare retta al loro significato letterale (un politico NON dice una parola se non per opportunismo politico), ma occorre pensare sempre al perché (politico) le ha dette. Le attività di cui parla Crea (circoli culturali e associazioni calabresi a vario titolo) vengano lasciate in mano ai calabresi, i politici stiano lontano. Analoghe considerazioni per gli altri politici, quelli dell’UV in primis, e a seguire tutti gli altri, compresi Bruscia e Protasoni. MAI una parola sincera e non opportunistica esce dalla bocca di un politico.

  15. libero Says:

    Parole sante, anzi santisime, bravo Bruno!

  16. giancarlo borluzzi Says:

    Le insensatezze del pescatore (detesto i pescatori tanto quanto i cacciatori) Crea mettono allo scoperto il doppio dramma culturale valdostano: la fesseria secondo cui uno deve ritenersi confinato in una regione da idolatrare acriticamente e il servilismo di chi vota per gli anacronistici fautori di tale micronazionalismo da operetta.

    Consiglierei a Patuasia di aprire una discussione proprio sui concetti espressi dal pescatore calabrorossonero in quanto esemplificativi di un integralismo miope tutto valdostano.

  17. Stinsonn Says:

    Se analizziamo con un po’ di attenzione gli ultimi post, dovremmo vederci in quasi tutti delle verità. Peccato che questi scritti evincono anche delle posizioni sfacciatamente di parte ( mi riferisco a quello di Crea ed anche di Borluzzi ) Ma ciò che volevo dire è un’altra cosa: spesso si è parlato di “integrazione” riferendosi alle culture; ma se integrare vuol dire acquisire un qualcosa che manca, di cui si è carenti, come si può dire che una cultura è carente? Credo che le culture si debbano confrontare, facendone nascere un’altra che permette ai portatori delle iniziali differenze di convivere e crescere in armonia. Se invece si crede che una delle culture sia dominante, e di conseguenza l’altra è dominata, allora si è gettato il germe della violenza e, credo che in VDA di questo non ce ne proprio bisogno.

  18. Giuseppe Vona Says:

    Sono l’ideatore della festa del peperoncino che si svolgerà a Plan Felinaz il 15 e 16 giugno 2012.
    Volevo unicamente puntualizzare che la manifestazione è organizzata dalla pro-loco di Charvensod, senza contributi politici e senza l’ingerenza di alcun politico.
    Mi rendo pienamente conto che quanto detto dal primo post di Patuasia possa corrispondere a realtà, la politica cerca spesso di infiltrarsi in manifestazioni e sagre per ragioni clientelari e per meri scopi elettorali.
    Mi rendo conto altresì che la comunità calabrese, di cui faccio parte, molto presente e compatta in Valle d’Aosta, possa essere appetibile da politici opportunisti, ma voglio ribadire la completa estraneità di questa festa da logiche politico-clientelari.
    Abbiamo deciso di non chiedere l’aiuto di alcun politico, e per riuscire a finanziare l’evento sono state coinvolte attività commerciali che hanno contribuito economicamente.
    La scelta di proporre la festa del peperoncino quest’anno è dettata dalla volontà di continuare la tradizione di Plan Felinaz dove da qualche anno viene organizzata la festa del villaggio. Da qui, vista la grande presenza di calabresi nella zona, si è pensato di usare questo prodotto tipico come simbolo.
    Alla luce di quanto esplicitato qui sopra trovo quindi molto offensivo essere paragonato ad un capo bastone, persona orrenda e abbietta che purtroppo esiste ancora da terre gestite dalla n’drangheta.
    Colgo l’occasione per invitarvi il 15 e 16 giugno alla festa, così potremo conoscerci ed eventualmente confrontarci di persona.

  19. giancarlo borluzzi Says:

    @ Stinsonn.

    Capisci poco, anche se ti illudi di capire.

    Dici che le culture si debbono confrontare e integrare per acquisire qualcosa dell’altro.
    Uno può invece rifiutare a priori una cultura o non ritenerla neppure tale: io, a esempio, ritengo quella dell’UV una non cultura in quanto ricorre a frottole per avere degli a priori su cui impostare la sua religione. A priori che poi affibbia a tutti perchè l’integralismo è un’altra tara unionista.

    Sono quasi le cinque del mattino (l’orologio del blog è errato di un’ora) e sono da poco rincasato da Milano ove ho assistito al concerto di Springsteen e sono poi andato a cena (gli orari dei ristoranti milanesi non sono quelli aostani) con amici con cui mi incontro sovente proprio ai concerti.
    Con costoro lego, mentre non mi frega un bottone legare o tentare di integrarmi con Crea o Rollandin: vedreste costoro a un concerto del Boss statunitense?

    Questo per dire che io difendo la mia specificità senza invadere quella altrui, pernacchiando chi ritiene che uno si deve integrare con persone della regione ove abita, regione che ciascuno è libero di ritenere una pura delimitazione burocratica su una carta geografica.

    Stinsonn, cosa volevi dire che io sarei sfacciatamente di parte? Rispondi, sennò sei uno che sfacciatamente spara sentenze e non sa difenderle.

    Io sono io, unico e irripetibile nei miei pochi pregi e tanti difetti, e nessun pescatore di trote deve dirmi che sono arido perchè non sono legato nè al Friuli nè alla VdA in quanto non riconosco le delimitazioni territoriali.

  20. patuasia Says:

    Signor Vona, non ho paragonato nessuna persona in particolare a un capo bastone, ma lei sa che questa figura esiste, lavora in quanto tale e ha il suo tornaconto. Mi fa molto piacere che la festa del peperoncino di cui lei è l’ideatore, sia tenuta fuori dagli appetiti politici e mi congratulo con lei per l’attenzione al riguardo. Purtroppo la Valle d’Aosta non è immune da ‘ndrangheta e per quanto ci rassicurino, non dobbiamo chiudere gli occhi. Buon lavoro. (Non posso mangiare il peperoncino, ahimé… io lo adoro!).

  21. bruno courthoud Says:

    Volevo solo rilevare che, al di là delle parole del signor Vona, le pro-loco comunali sono comunque legate a filo doppio con le rispettive amministrazioni comunali, da cui sono finanziate, tramite la regione. Sono pertanto anch’esse un’emanazione della politica, a cui devono soggiacere e a cui devono rendere conto. Il resto, ovviamente, sono belle parole.


  22. L’ aggettivo sostantivato che antepone alla parola politica il prefisso di origine greca anti, “contro” si riconosce nel termine di : “antipolitica”. Letteralmente definisce ciò che è “contro la politica”, avverso alla stessa. Nel senso comune determina l’atteggiamento di chi dichiara la propria estraneità al “mondo” politico.

    Esempi di antipolitica frequenti negli ultimi tempi sono quei movimenti di natura, almeno inizialmente, non partitica, che hanno saputo raccogliere grande seguito e popolarità facendo leva scientemente sull’avversione dei comuni cittadini nei confronti dei troppi privilegi della classe politica italiana.

    Per estensione si parla di “antipolitica” per definire tutto quello che si colloca al di fuori del sistema della politica italiana: paradossalmente, è antipolitica anche quella di alcuni rappresentanti politici e non, che si muovono all’interno del sistema ignorandone o cercando di scardinare le regole.

    Dunque perchè no, abbattiamo tutte le pro loco, tutte le associazioni, biblioteche, consorzi, congregazioni, gruppi, circoli, club, ecc, presenti in Valle…. così nessuna emanazione politica, nessun eventuale capibastone, niente serbatoio di voti, ma solo un probabile, semplice deserto culturale.

    Ps. non credete a quello che ho scritto…sono un politico.

  23. patuasia Says:

    Signor Bruscia, si sente bene? 🙂

  24. bruno courthoud Says:

    E’ giusto e santo che gli “antipolitici” (parola inventata dai politici) siano crocifissi: ora, ad es., tocca ai grillini. Ma perché vi ostinate a difendere un sistema politico, quello italiano, ormai indifendibile, da qualsiasi parte lo si guardi? Voi avete la ricetta in tasca, altri no. Ma chi ci ha portato in questo marciume? Non venite a raccontarci che vi abbiamo votati, vi abbiamo, praticamente da sempre, dato deleghe in bianco, su programmi buoni per ogni stagione, nella migliore delle ipotesi. Perché tanta acredine e furore iconoclasta contro tutti i diversi, ad es., i grillini? Ad es., il PD tenta in ogni modo di dimostrare che i grillini sono come il PD, cioè “tanto fumo e niente arrosto”. Volete bruciarli vivi?


  25. A me pare che appena si entra nello specifico e si dia un seguito diverso al un messaggio “pesantemente insinuante” nei confronti di una consigliera regionale “calabrese”,…..a me pare che leggendo le vostre risposte, l’acredine non sia una “cosa” di mia proprietà. Nel “mio piccolo” ho solo cercato di argomentare, non di offendere.

    Ho solo scritto, che vedendo capibastone ovunque, questo moralismo a prescindere e ben mirato, ci potrebbe condurre al Maccartismo degli anni cinquanta del Processo alle streghe.

  26. patuasia Says:

    Signor Bruscia, chiedere a una consigliera regionale che guadagna seimila euro al mese di fare uno sforzo per imparare un po’ di italiano e dare così un buon esempio possa portare al maccartismo? Cosa c’entra l’acredine? Io credo che lei si stia arrampicando sui vetri per difendere sempre e comunque qualsiasi componente del PD, Lusi compreso!

  27. libero Says:

    Pure Penati!


  28. Ci ho messo tanta serenità, ma anche tanto ottimismo, ma l’aspettare una risposta (…una! ) che sia apparsa come fuori dalle convenzioni e dalle convinzioni di stampo vandeano, che ormai albergano in questo sito, è stato vano. Ma ultimamente ahimè leggo solo più sberleffi e battute.

    Capisco che il complesso armonico a cui un blog tende, anche solo una nota leggermente fuori posto, produce fastidio, prurito…ma penso che nel gioco democratico – essenziale per questa Società – i miei interventi debbano essere almeno tollerati e non mal sopportati.

    Cara Patuasia, se tu leggessi con attenzione i messaggi, avresti letto che la frase: “acredine e furore iconoclasta” è stata usata da un altro nick. La mia risposta è stata solo una precisazione, anche perchè non sono mai stato capace, è un mio difetto riconosciuto, di arrampicarmi sugli specchi.

    Ed in utimo…per favore non puoi collegare l’acculturamento di ” una consigliera regionale che guadagna seimila euro al mese” – visto che non riesci a farne il nome – con il maccartismo, così come tu hai fatto.

    Il mio ragionamento era un altro e si riferiva alla famosa caccia alle streghe dell’uomo politico americano che Eleanor Roosevelt descrisse: « È stata una vera e propria ondata di fascismo, la più violenta e dannosa che questo paese abbia mai avuto». Il maccartismo dunque fu un periodo della storia degli Stati Uniti caratterizzato dall’intenso sospetto anticomunista. Basta cambiare a comunista la parola ignorante come è stato fatto sopra ed il gioco è fatto. Altro che difendere il Pd, qui si difendono certe libertà, sia chiaro.

  29. stinsonn Says:

    Vorrei invitare il sig. Borluzzi ad essere un po’ più educato. Non si taccia il prossimo di non capire niente quando si è uno che pontifica senza costrutto. I suoi scritti evincono la sua ideologia, di parte, e di che parte!!!!!
    Chi la conosce sa bene di quale cultura lei è portatore: uno che considera i valori degli altri una “non cultura” penso che non meriti neanche risposta. Mi riprometto di non replicare più ai suoi post in quanto lei non sa dialogare, ma solo essere offensivo verso tutti: calabresi, pescatori ed altri ancora.

  30. Crea Antonio Says:

    signor Borluzzi, mi permetto informare Lei quale detentore di Verità assoluta, delle piccole e forse insignificanti differenze che ci separano e ci distinguono.
    Lei vive su una galassia io vivo su un’altra, le nostre galassie restano distanti anni luce.
    Lei ha sempre certezze al contrario io ho sempre dei dubbi.
    Lei ritiene di avere una grande cultura, io sono sempre alla ricerca di apprendere di conoscere.
    Lei dice di amare la musica e lo manifesta , io la ascolto in silenzio e apprezzo il valore del linguaggio universale che trasmette.
    Lei sa scrivere con la stilografica io so scrivere con il calamaio e la penna d’oca.
    Lei continua a vedere il nemico in ogni persona che non condivide il suo pensiero, come ii” don Chisciotte della mancia” scritto nel 1605/1615 da Miguel de Cervantes Saavedra io vedo solo avversari e non nemici da combattere.
    Lei avrà letto un libro del secolo scorso 1931 “Mein Kampf” mi scusi non ricordo l’autore io ho solo letto un libro di due secoli 1881 “pinocchio” di Carlo Lorenzini .
    Lei non vuole integrarsi con me e con il signor Rollandin in primis la ringrazio per aver accostato la mia modesta persona al Presidente della Regione, io no le ho e non le chiedo di integrarsi ne con la comunità calabrese ne tanto meno quella valdostana,
    Signor Bourluzzi, lei potrà continuare ad usare termini lesivi, offensivi e provocatori nei miei confronti,capacità che le riconosco e qualora decidesse di aprire una scuola impartire impartire lezioni, non sarò fra i suoi discepoli.
    Sarà mia cura non rispondere alle sue eventuali aride provocazioni.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: