Imparare a scrivere?



Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ieri sera stavo guardando il TG3 quando, vedendo il servizio sulla riapertura del colle del Piccolo San Bernardo, mi è sorta una perplessità. Nel servizio il sindaco di Séez, paesino francese al di là del colle, è stato presentato come GIANLUC Grand. GIANLUC? Ora, io non sapevo chi fosse né come si chiamasse il sindaco di tale ameno paesino, ma ho pensato che al massimo potesse chiamarsi Jean-Luc, a meno di clamorosi svarioni linguistici dei suoi genitori. Invece no. Il sindaco non si chiama nemmeno Jean-Luc, ma Jean-Louis Grand come si può evincere dal sito dell’annuario dei comuni francesi http://www.annuaire-mairie.fr/ville-seez.html . Troppa fatica dare un’occhiata? E’ ancora una volta evidente che l’unico svarione qui l’ha fatto qualche redattore che, troppo pigro per controllare quello che stava per essere messo in onda, ha pensato bene che un GIANLUC valesse ben un Jean-Louis qualsiasi. Sì, lo so. C’è di peggio. Ma questo paese è figlio anche di questa mediocrità e di questo atteggiamento di sufficienza nello svolgere il proprio lavoro.

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20 commenti su “Imparare a scrivere?”

  1. Giovanni Says:

    I giornalisti del TGR non si possono sentire quando provano a parlare in francese. Ora non conviene neppure leggerli. Ovviamente la severa prova di francese alla quale sono sottoposti ha uno scopo ben diverso! Gnurant!

  2. giancarlo borluzzi Says:

    L’errore indicato è un “una tantum”.
    Non vedo quasi mai il TGR3 serale, ma ascolto quasi sempre il giornale radio nostrano delle 7.15 su radiorai1.
    Invito a sentire la cosiddetta rassegna stampa di testate francesi: argomenti che interessano quanto l’attività sessuale delle locuste in Ruanda e una padronanza del francese che mi autorizza a sentirmi docente in pectore di tale idioma in Valle.

  3. libero Says:

    L’Italia è figlia di questa mediocrità, non sempre è stato così, ma all’oggi…

  4. armando fiou Says:

    comunque veramente immancabile l’intervista al sindaco di Seez. Me la sono registrata e ogni tanto la rivedo per rinfrancarmi un pò. Grande giornalismo.

  5. fiatosprecato Says:

    Mediocri sì, ma con stipendi d’oro. Forse un po’ più di attenzione non guasterebbe.

  6. Bisker One Says:

    E’ un vizio diffuso non solo qui da noi: è più comodo scrivere un nome secondo la propria interpretazione personale che fare la fatica di copiarlo lettera per lettera. Qualcuno qui su questo blog (non intendo fare alcuno dei suoi millemila pseudonimi) è riuscito perfino a sbagliare il MIO pseudonimo…

  7. Giovanni Says:

    Bisker One, non confondere la comodità con l’ignoranza!

  8. libero Says:

    @Bisker One e soprattutto chi scrive qui non è lautamente pagato per farlo. Chi scrive per professione, come un giornalista, ha il dovere di scrivere bene, se no che vada a fare altro. E quanti giornalisti sanno scrivere? Pochissimi, per non parlare dell’uso che fanno dei verbi, ormai è ridotto a due: presente e passato. Una bella epurazione meritocratica all’albo sarebbe un vero toccasana culturale per l’intero Paese!

  9. marburg Says:

    … e abolire finalmente l’ordine dei giornalisti, rimasuglio dei tempi del duce, esistente solo in Italia?

  10. Bisker One Says:

    @Libero e Giovanni
    Intendevo “comodo” per i pigri. Tanta gente – anche dotata di grosse lauree altisonanti – ritiene più “comodo” scrivere un nome come suona anziché andarselo a vedere e copiarlo lettera per lettera. Non parlavo di chi scrive qui sul blog, ma qui in Italia, dove quel vizio è generalizzato.

  11. Bisker One Says:

    Aggiunta: ho in effetti parlato di uno che trolleggia qui su questo blog; ma ultimamente non l’ho più visto sbucare.

  12. Giovanni Says:

    Bisker One, pensi veramente che un giornalista dotato di laurea, e che abbia superato brillantemente (per fare fuori la concorrenza) l’esame di lingua francese, quando sente Jean-Louis abbia bisogno di andare a vedere come si scrive???? Io li manderei tutti a casa. I giornalisti della testata regionale, senza dimenticare quella signora che maltratta il francese in modo abominevole su Top Italia Radio, dovrebbero essere mandati a casa! In Valle mi sembra diffusa l’opinione che avere la erre moscia significhi essere francofoni.

  13. Bisker One Says:

    @Giovanni
    Chi usa la titolatrice del TG3 NON è un giornalista. I giornalisti non scrivono mai i titoli; nemmeno li vedono, vengono aggiunti in fase di montaggio.

  14. Giovanni Says:

    Ah, Bisker One, probabilmente è entrata al TgR senza esame di francese!!!!!! Comunque, fosse solo lei (o lui) il problema!

  15. giancarlo borluzzi Says:

    @ marburg.

    Abolire l’ordine dei giornalisti: posso chiedere perchè?
    Non che l’argomento mi stia a cuore, ma lo chiedo per l’originalità della proposta.
    Vorrei ancora sapere: chi lavora in strutture, ha garantito il trattamento pensionistico.
    Chi è iscritto a un ordine, versa contributi fissi + altri proporzionali agli introiti.
    Senza ordine, come può crearsi la pensione senza iscriversi altrove?
    Inoltre: se ci sono problemi deontologici e disciplinari è l’ordine che provvede. Senza ordine non credi che ci sarebbe la giungla?
    Inoltre ancora: chi si iscrive all’ordine in questione deve seguire una trafila (che io vedrei diversa da quella che mi pare sia, ma questo è un altro discorso) che una certa garanzia per il cittadino la consegue.Posto che tu non vuoi abolire l’informazione, come possono le testate rifornirsi di prestatori d’opera se non ricorrendoagli ordini che bene o male selezionano ?
    Non sono polemico, vorrei solo capire, grazie.

  16. marburg Says:

    Due piccole citazioni:
    1 – (da Wikipedia) Nel 1925, da un’idea di Benito Mussolini, fu istituito per legge l’albo professionale.
    2 – Luigi Einaudi (Il buongoverno, Laterza 1973, Vol. II pagg. 627-629): “Albi di giornalisti! Idea da pedanti, da falsi professori, da giornalisti mancati, da gente vogliosa di impedire altrui di pensare colla propria testa. Giornalisti sono tutti coloro che hanno qualcosa da dire o che semplicemente sentono di poter dire meglio o presentar meglio la stessa idea che gli altri dicono o presentano male…Giudice della dignità o indegnità del giornalista non può essere il giornalista, neppure se eletto membro del consiglio dell’ordine od altrimenti chiamato a dar sentenza sui colleghi…In una professione della quale tutti possono essere chiamati a far parte per una ora o per un anno o per tutta la vita…nella quale sono sempre vissuti, gli uni accanto agli altri, imbrattacarte e grandi pubblicisti, …che cosa significa un tribunale di pari? Null’altro che uno strumento fazioso per impedire agli avversari, agli antipatici, ai giovani, agli sconosciuti l’espressione libera del pensiero…Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”.

    Quindi la mia non è un’idea originale e tra il fautore e il “detrattore” sono più in sintonia con il secondo.
    Ricordo anche che nel 1997 un referendum aveva già posto il problema e pur non avendo raggiunto il quorum, anche per l’opposizione dei sedicenti liberali del Pollo delle libertà, riportando però la maggioranza assoluta dei SI (66%)

    Basta la spiegazione?

  17. giancarlo borluzzi Says:

    @ Marburg.

    Sconcertante non risposta.

    Premetto: esistono “operatori dell’informazione” che gli elefanti dovrebbero sodomizzare con le loro zanne; in Valle, poi, c’è chi è transitato dalla pastorizia al servilismo informativo senza tappe intermedie.

    Tutto ciò non c’entra nulla con l’ordine professionale, nè con il fatto che Mussolini istituì l’albo 87 anni orsono, nè con il giudizio del rispettabilissimo Einaudi espresso più di mezzo secolo fa, quando per i canali informativi era sufficiente una piccola frazione degli operatori attualmente necessari.
    Trovo comunque assurdi alcuni passaggi di Einaudi: i medici vanno giudicati da medici, non da architetti!

    Ciò premesso, mi rispondi, Marburg, a queste domande volutamente precise affinchè tu non fugga per la tangente.

    1– chi deve essere autorizzato a scrivere sui giornali o preparare radio e tele giornali?

    2 — costoro lavorano (prescindiamo da quelli che leccano i piedi a chi assicura loro privilegi) e in base a ciò godono di trattamento previdenziale e assistenziale.
    Trattamenti passanti attraverso quell’albo specifico che tu puoi anche eliminare, col risultato però di farlo rinascere sotto diversa denominazione, quale (poniamo) “confraternita degli attivi nell’informazione”, confraternita che verifica anche la bontà del versamento dei contributi.
    Tu vuoi che godano degli stessi trattamenti degli altri lavoratori o no?

    3– al sud si assumono raccoglitori di pomodori girando con i camion per le strade.
    Le testate dell’informazione devono trovare allo stesso modo i loro auspicati collaboratori?
    Come avere delle garanzie su chi chiamano a collaborare se non sapendo che posseggono quelle credenziali che sono imperative per accedere a qualsiali albo?

    — se un giornalista sgarra, lo si impala sulla pubblica piazza o lo si fa giudicare da chi meglio conosce i meandri dell’informazione?

    –domanda finale: come dovrebbe essere riconosciuto un operatore dell’informazione con la tua destrutturazione?

    Ti prego di non fuggire.

  18. Penelope Says:

    a proposito di ignoranza in casa RAI3 Vda (e sul sito Lovevda) : ieri sera è andato in onda il solito pezzo sull’apertura estiva del valico del Gran San Bernardo, dove l’ingenua giornalista (di cui non ho letto il nome) si è affidata a qualche improbabile sito inernet per aver qualcosa con cui allungare il brodino, incappando, nella ricerca del nome del fondatore dell’Ospizio, in un “San Bernardo da Mentone”, che tutti ormai sanno non essere affatto originario della località della Savoia. Il fondatore del monastero/ospizio del Gran San Bernardo (o del Mons jovis o Mont-Joux) fu per l’appunto Bernardo del Mont joux o di Aosta.
    Ma di che stupirsi? anche il milionario sito ufficiale dell’assessorato del Turismo della Regione, riporta la stessa boiata (e molte, molte altre, mai corrette, nonostante le numerose segnalazioni).
    Bèh, in fondo perché indignarsi, se il sito lovevda.it è stato realizzato a suon di 250.000 euro per incarico (almeno 3 o 4) e poi ancora è stato affidato un altro incarichino x correggere le tavanate più varie (per appena qualche decina di migliaia di euro) e poi neppure quelle son state corrette?
    qui chez-nous si usa così: tacere e poi cascar dal pero quando qualcuno fa notare le superficialità e gli errori.

  19. giancarlo borluzzi Says:

    Non vorrei sembrare pignolo o insistente, ma la posizione del M5S sull’ordine dei giornalisti travalica il mio interesse per i giornalisti e si focalizza sul fatto che un fan di Grillo quale Marburg e i vari esponenti locali dichiarati di tale formazione non sanno motivare due punti che fanno parte del programma grillino e sono indubbiamente “originali”: l’eliminazione del valore legale del titolo di studio (così facendo come si sa sechi ti opera o cura non è un venditore di fumo? Idem per chi progetta capannoni antisismici) e l’abrogazione dell’albo dei giornalisti (con le conseguenze sopra dettagliate da me senza risposta ora da Marburg e in precedenza da grillini “dirigenti”).

    Vorrei capire, non c’entra nulla cosa disse Einaudi oltre mezzo secolo fa quando mancava internet, il muro di Berlino non era stato ancora costruito e Augusto Rollandin + Bruno Milanesio non avevano ancora soggiornato in carcere.

    Non si fa bella figura se non si sanno motivare un punti importanti del programma del proprio movimento; non lo dico per polemica ma per curiosità verso ciò che mi pare un’uscita bizzarra di Grillo e non un qualcosa di difendibile.

  20. giancarlo borluzzi Says:

    Sarebbe bello vedere che i grillini valdostani superano il concetto di partitocrazia (comprendente anche il fare acritico quadrato attorno a ogni decisione centrale, tipo ogni punto del programma politico nazionale) prendendo le distanze dalle due bizzarre questioni qui riportate, giornalisti e titoli di studio.
    Questioni che sono impostate senza senso alcuno, al di là dell’effetto immediato che possono fare alle orecchie di chi non va a fondo dei problemi.
    Attendo prese di distanza.
    L’insistenza è causata dai silenzi altrui e dal fatto che sarebbe confortante se si chiudesse il cerchio dell’argomento.


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