Ultima sfida?


Se le critiche piovute sulla NUV (Nuova Università Valdostana), secondo Romano Dell’Aquila, sono animate da antichi livori, lo spot pubblicitario su Milanesio travestito da lettera che ha inoltrato alla Stampa come dovremmo interpretarlo? In recenti favori? Infatti, perché mai la Valle d’Aosta per avere un’anima, per non essere marginale e aprirsi al futuro, per tornare a voler essere Carrefour d’Europe, dovrebbe affidarsi a uno come Milanesio? A noi che ce ne frega che quella dell’Università rappresenti per lui l’ultima sfida? Che possa dare un senso alla sua esistenza? Perché sono queste, secondo Dell’Aquila, le importanti motivazioni che dovrebbero aprirci il cuore e lasciare nelle mani del vecchio socialista il futuro culturale della Città e della Regione. Il curriculum? Un librino dal titolo: “La Repubblica delle Fontine” che testimonia oggi l’incoerenza del personaggio su quello che denunciava ieri, e un liberculo di poesie-da-paura dal titolo “Aosta mon Amour”. Sufficiente per Dell’Aquila per far sì che l’amico che conosce bene e da tanti anni, possa essere l’uomo giusto per far emergere l’eccellenza, per riscoprire gli antichi valori che senza di lui rischiano di andar perduti. Le referenze vere di Milanesio, lo sappiamo tutti, sono altre e sono più ascrivibili al suo passato e presente di politico che non alla sua figura di “intellettuale”. In genere non basta scrivere poesiole per diventare l’amministratore unico di una Università. Ma in Valle d’Aosta per un vecchio socialista è sufficiente!

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12 commenti su “Ultima sfida?”

  1. bruno courthoud Says:

    Ultimo bluff?

  2. libero Says:

    Chi siamo noi, la san Vincenzo?

  3. giancarlo borluzzi Says:

    La lettera di tale Romano dell’Aquila è pietosa laddove parla di “seconda autonomia”, termine che poi ripete come se fosse un dato oggettivo acquisito e condiviso.

    Evidentemente tale Dell’Aquila, socialista temporibus illis dichiarato nel suo scritto, è oggi dell’Union Valdotaine come il suo amico Milanesio.

    Come unionista spara la surreale dizione “seconda autonomia” senza tenere in considerazione che la Valle è purtroppo oggi un feudo gestito con mentalità medioevale da cultori di un ipotetico trapassato locale che non frega a nessuno. Questo feudalesimo coincide con quella sottintesa “prima autonomia” che esiste solo nella testa degli unionisti, dalla nascita o dopo militanze nel PSI.

    Bisogna informare tale Dell’Aquila che quando si trova con unionisti può sparare l’insensatezza partigiana chiamata “seconda autonomia”, ma se scrive a un importante quotidiano dovrebbe nascondere in cantina le terminologie unioniste. Altrimenti fa sorridere i lettori.

  4. cittadino incazzato Says:

    Rotonda nuova su statale 26:espropriato sicuramente a fior di soldoni area sogno : di chi é stata l’idea di dedicare il monumento della ditta del sig.Bonda,rimpiantando,sicuramente rinnovando a fior di quattrini il cancello dela ditta sogno?

  5. bruno courthoud Says:

    Per valutare le capacità imprenditoriali e l’affarismo del Nostro è sufficiente dare uno sguardo e intormarsi sullo stato dei lavori del suo insediamento a Séez (Saint Pierre): pessima edilizia, pessima qualità dei lavori. Se questi son meriti per diventare amministratore di una Nuv a livello europeo!

  6. gloria84 Says:

    bella poesia davvero!

  7. armando fiou Says:

    Come vi immaginate possa essere l’Università di una regione di 130,000 abitanti di cui circa il 40% dei maggiorenni ha la terza media? L’università di una regione il cui l presidente, tale Rollandin Augusto di professione veterinario, è stato condannato nel 1994 in via definitiva dalla Cassazione a 16 mesi di reclusione ed all’interdizione dai pubblici uffici per abuso d’ufficio per favoreggiamenti in appalti?

  8. patuasia Says:

    Il presidente un ex condannato e l’amministratore unico un altro ex condannato, evviva l’Università della Valle d’Aosta!

  9. armando fiou Says:

    Scusi signora Patuasia,
    si dice pregiudicato o delinquente. Una condanna, aihmè non si cancella mai.

  10. giancarlo borluzzi Says:

    Anch’io sono stato in carcere.

    Ma questo in Iran, regnante Reza Pahlavi: arrivo tutto solo di sera a Bandar Abbas, cittadina sul golfo Persico ove non trovo da dormire; vado dalla polizia che mi permette di pernottare nella cella più bella (e al mattino mi offre il thè) del loro carcere. Questa è stata la mia prima e unica sosta in un carcere.

    Inoltre, non sono mai stato condannato per niente.

    Ciò nonostante io sono dipinto in un certo modo perchè mi batto per il rispetto delle idee di ogni persona, libera di orinare sulla fesseria secondo cui la Valle costituisce una comunità con regole e pensamenti (demenziali) cui ciascuno si dovrebbe adeguare.

    Feci presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sulla discriminazione in Valle, quella per cui tutto è calibrato sui quattro gatti di autoctoni che vorrebbero elevare le loro fanfaluche a camicia di forza per tutti. Questioni procedurali l’hanno resa non analizzabile, come pure nella seconda versione modificata.

    Su La Stampa Augusto Rollandin non ha saputo ovviamente entrare in merito ed è uscito col dire che io “sarei stato dall’altra parte” nel ventennio e quindi sottintendendo che non ero titolato a parlare (lui invece sì …)
    Premesso che al termine di tale periodo nessuno di noi due era ancora nato, resta il fatto che a me del ventennio non frega nulla, mentre mi rompe il trentennio unionista, asfissiante cloaca politica dalle evidenti sintonie con l’attuale regime installatosi in Iran dopo lo Scià preindicato.

    Posto che Augusto Rollandin è l’emblema del regime da ayatollah che oggi incancrenisce la Valle, come può uno ritenere di far parte di una (peraltro inesistente) “comunità” in cui alberga anche Augusto Rollandin?

    Chiedo venia per il mio OT, comunque anzichenò in linea coi due post qui sopra.

  11. giancarlo borluzzi Says:

    Post scriptum: mi riferivo al penultimo e terz’ultimo post, l’ultimo è arrivato mentre scrivevo.
    Grazie Armando per la tua precisazione.


  12. Romano Dell’Aquila, con la sua lettera che ha inoltrato a La Stampa,
    fa presente di antichi livori che si sono accumulati su Milanesio. Patuasia dice con ragione che è uno spot pubblicitario su Milanesio travestito da lettera.

    Al sottoscritto, che ha letto la lettera pro Milanesio sull’Università, ha chiarito bene invece cosa ci facevano nella Direzione, ero presente anch’io, alcuni socialisti nella Ds-Gv….Allora la maggioranza stava sempre col potere Uv fino a morirne!

    Meno male che abbiamo imboccato una strada che ci porterà lontano.


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