Onore ai caduti


Riceviamo da Carola Carpinello e volentieri pubblichiamo.

Da cittadina legatissima al 25 aprile provo sconforto, ogni anno di più, per come viene maltrattata la commemorazione  ad Aosta. Anche quest’anno ho assistito, con i  miei bambini, alla cerimonia in Piazza Chanoux e in via Festaz: ne ho per tutti. Perchè tenere sempre più ai margini i cittadini? La banda da un lato, il picchetto di Alpini dall’altro ed il palco chiudono ogni visuale e danno la spiacevolissima sensazione che non sia la celebrazione di tutti e che la popolazione sia accolta con un po’ di fastidio. Nell’incipit il sindaco ha menzionato tutti tranne i cittadini, semplice dimenticanza? In tanti abbiamo notato questo fatto, io lo ritengo molto grave. Fino a due o tre anni fa la Banda eseguiva SEMPRE Bella Ciao, assieme all’inno di Mameli  e alla canzone del Piave (che a me piace ma che ci azzecca con il 25 aprile? Mistero).  Quest’anno è stata  eseguita a celebrazione ufficiale terminata, a palco vuoto, quasi con vergogna. L’Anpi non ha niente da dire in proposito? Infine, proprio non capisco le polemiche sulle bandiere di partito. La DC partecipava con le proprie bandiere, così come il PCI e tutti i partiti democratici nati o riemersi dopo il 25 aprile. Non ci troverei niente di strano a vedere, chez nous, le bandiere dell’UV, sempre che la dirigenza attuale si ricordi chi era Emile Chanoux! Le bandiere sono un OMAGGIO ai caduti! A tal proposito perchè in piazza c’erano bandiere strettamente arrotolate e non sventolanti, si capivano che erano rosse,  ma perchè tenerle così? Troppo giovane per aver partecipato alla Resistenza, abbastanza vecchia per essere stata educata ai suoi valori, cerco di trasmetterli ai miei figli ma vedo sempre di più che l’opera non è compiuta. I fascismi di oggi si chiamano in modo diverso, sono la disonestà, l’intolleranza, l’individualismo becero e stanno portando la nostra società nel baratro che le donne e gli uomini di allora hanno evitato. Non dobbiamo dimenticare mai che senza quei sacrifici io non potrei scrivere questa lettera e credo che neanche i revisionisti dell’ultimo minuto avrebbero libertà di espressione. Amo molto l’epigrafe scritta da Calamandrei; che sia chiaro per i camerata Kesserling di oggi e domani:

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.

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15 commenti su “Onore ai caduti”

  1. giancarlo borluzzi Says:

    @ Carola Carpinello.

    Mi interesso di presente e futuro, meno del passato.

    Vedo che tu ritieni di avere le idee chiare sul periodo relativo a quanto scrivi e ti rivolgo una domanda sperando tu mi risponda chiarendomi un concetto relativamente al quale nessuno, tra gli allineati sulla tua posizione, mi ha mai saputo illuminare..

    Tu scrivi: “Non dobbiamo dimenticare mai che senza quei sacrifici io non potrei scrivere questa lettera…” : per il poco che ho letto su tale periodo, ritengo che la situazione dell’Italia era già segnata per l’intervento di USA e Urss e la guerra civile, in quanto tale, può essere stata un’acceleratrice del nuovo corso, non una determinatrice.

    Ma si vuol far credere che senza guerra civile oggi l’Italia sarebbe un’enclave europea guidata dagli eredi del ventennio.
    Questa interpretazione mi pare una forzata propaganda derivante da una deformazione strumentale dei fatti.

    Mi istruisci su quale errore faccio nel mio ragionamento? Grazie.

  2. unoqualunque Says:

    Ma borluzzi, insomma, dopo tutti questi anni lei è ancora lì a straparlare della resistenza?
    E’ più forte di lei, i rigurgiti di fascismo, nonostante i vari “lifting”, ogni tanto colano fuori ….

  3. tagueule Says:

    Condivido la lettera di Carola nel voler sostenere a testa alta principi e valori che siano la strada da seguire per i suoi figli. Condivo la necessità di individuare i fascismi di oggi per combatterli con la resistenza di oggi.

  4. patuasia Says:

    Quando si dice che non dobbiamo dimenticare mai che senza quei sacrifici non vivremmo nella libertà, seppur condizionata, di oggi non credo si voglia fare un’analisi storico-politico della Seconda Guerra Mondiale, ma più semplicemente ricordare tutte le vittime che hanno impedito al nazifascismo di trionfare. Un occhio di riguardo va inevitabilmente ai morti italiani, a quei civili che hanno dato vita alla Resistenza che più che salvare la Patria (l’intervento Usa è stato determinante), ci hanno permesso di salvare la faccia, ma non si escludono tutti gli altri. Signor Borluzzi, io credo che la signora Carpinello desse per scontato ciò che conosciamo tutti.

  5. giancarlo borluzzi Says:

    Patuasia è una furbacchiona.
    Se il 25 aprile celebrasse quanto Patuasia dice, alle manifestazioni potrei esserci pure io.
    La realtà è che “il pensiero dominante” vuole accreditare per vera un’altra versione, quella secondo cui senza la guerra civile l’Italia sarebbe nel 2012 una North Korea nera.
    Ma dopo l’8 settembre il pericolo non è stato quello di una riedizione, modificata, del regime appena terminato e non resuscitabile, bensì quello del cadere sotto le grinfie reali di Stalin, con un indubbio “dalla padella alla brace”.

  6. patuasia Says:

    Furbacchiona e perché? Il 25 Aprile festeggia la Liberazione dalla dittatura fascista e la fine della guerra. Chi non è fascista sente quella data come importante inizio di un faticoso cammino verso la democrazia. Che siano state le truppe alleate a far vincere la guerra di una parte di italiani contro un’altra parte di italiani è cosa scritta e riscritta e si presume conosciuta ai più. Cadere sotto alle grinfie di Stalin era impossibile, agli americani piaceva troppo lo Stivale e il PCI era diviso sul tema della rivoluzione operaia sulla falsariga di quella Russa,Togliatti non la voleva e aveva ragione. Mi fermo qui perché l’inevitabile semplificazione rende l’argomento banale.

  7. giancarlo borluzzi Says:

    Non dico che resto della mia idea perchè non ho idee mie ferree in merito.

    Dico che il concetto di democrazia è alquanto soggettivo.
    Secondo me, democrazia significa fare ciò che i cittadini vogliono; in chirurgia vogliono operazioni eseguite con successo e non entrano nelle modalità dell’utilizzo del bisturi.
    Idem, i cittadini vorrebbero sviluppo economico e migliori condizioni di vita.
    Credo che i Governi tecnici possano assicurare meglio tale legittimo desiderio popolare. Democrazia è dare spazio ai tecnici, dunque.

    Ma tanti legano il concetto di democrazia a quello dei partiti con struttura finalizzata per il voto anche se questo non sottolinea la bontà di una linea bensì indica chi ha strillato di più, promesso di più, cazzeggiato di più.

    Quindi, cara Patuasia, la parola democrazia va usata con avvedutezza. Oltretutto ti sei sostanzialmente schierata contro la partitocrazia, quindi sei forse più vicina alla mia analisi che a quella di Bersani.

    Un invito conseguente: snobba l’usanza di usare i termini “fascismo” e “democrazia” come se fossero il sale e il pepe, l’olio e l’aceto per i cibi. E’ un tic che allontana dai problemi veri.

  8. patuasia Says:

    Signor Borluzzi mi piacerebbe snobbare termini come democrazia e fascismo, ma al momento non mi è ancora possibile: la realtà per essere compresa ne ha ancora bisogno.

  9. Ben 10 Says:

    Pseudonimo a parte che non ho il tempo di cambiare perché non sono al mio solito computer, sono la firmataria della lettera.
    Non sono una politologa e non mi interessava fare un’analisi della democrazia post bellica, anche perché non sono in grado. Il mio è stato un grido di dolore nel vedere come , anno dopo anno, la casta de nos atre ha svilito il 25 aprile ad Aosta, come lo ha reso un luogo anche fisicamente distaccato dalla gente.
    Il prossimo anno, visto che temo che le cose non cambieranno, porterò la mia famiglia a Verrès o a Champdepraz o in un altro luogo dove le celebrazioni siano più consone al mio modo di sentire. Sentimento certamente molto distante da quello del sig. Borluzzi, ma ise entrambi possiamo manifestare i nostri diversi sentire io credo di doverlo soprattutto al sacrificio di quelle donne e quegli uomini che hanno creduto possibile, combattuto e liberato l’Italia dal nazifascismo.
    Analisi troppo semplicistica? Probabilmente, ma io la vedo così.
    Buon Primo Maggio a tutti!

  10. giancarlo borluzzi Says:

    Il succo, tornando al concetto prima casualmente da me indicato: mica si organizzano partiti per far votare poi il popolo sulle tecniche di chirurgia; il popolo accetta tutto senza fiatare nel campo medico, come giusto.
    E’ democrazia operare bene i pazienti ma tale democrazia non richiede il voto dei cittadini relativamente alle tecniche chirurgiche, i cittadini sarebbero imboniti su una tematica a loro globalmente ignota.

    Idem dovrebbe essere, ma non è, relativamente all’economia con le sue leggi intrinseche, non inserite nei codici civile e penale, ma non per questo meno esistenti e da rispettare.
    Da rispettare come le leggi relative al cucinare gli spaghetti: al posto dell’acqua non si può usare il detersivo per i piatti, nè sostituire il sale col lucido per le scarpe, nè utilizzare la sabbia quale condimento.

    In economia i tecnici, con esperienza e cognizione pari a quella dei chirurghi nel loro campo, dovrebbero trattare l’argomento e il popolo prenderne atto.
    Ma prevale la demagogia partitica, si finge che vi sia un nesso tra il numero dei voti e la bontà delle posizioni, si accetta il condizionamento di “sindacati” che aizzano persone battenti le posate sulle pentole in inutili cortei durante scioperi autolesionistici; e questo intruglio viene chiamato espressione della democrazia e non degenerazione della stessa.

    Per questo non ha senso utilizzare il termine democrazia, oggi inflazionato e dal contenuto che va determinato occasione per occasione.

    Noto che Ben 10 snobba l’interpretazione furbacchiona di Patuasia e sposa quella, partigianissima, cara a chi si riconosce nelle bandiere rosse.
    Sarebbe bene che tutti regolassero il proprio Patek Philippe sul 2012, entrando nel problemi della società in cui vivono, senza ritenersi divini facendo riferimenti non solo deformanti in non irrilevante misura fatti vecchi di quasi un secolo, ma precludenti l’entrare in modo puntuale/corretto/incisivo/costruttivo nei fatti dell’oggi. E’ psicoastenia.

  11. Mistinguet Says:

    Borluzzi, ma quanto sei logoroico! Piantala di infettare il blog

  12. wolf359 Says:

    Non mi interessa la politica ma… “Bella Ciao” in origine era un canto che le mondine intonavano in risaia, poi qualcuno se ne è appropriato. Forse con la resistenza c’entrerebbe meno della “Canzone del Piave” 😦

  13. wolf359 Says:

    Giusto per non dire che me la sono inventata:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Bella_ciao

  14. ben 10 Says:

    U signur che pazienza che ci vuole! 😉
    Che Bella ciao fosse una canzone delle mondine si sapeva, grazie, bel video, c’è pure la Mangano in Riso Amaro che è un gran bel film, consiglio.
    Le parole forse sono un filino diverse? Forse chi ha scritto la versione partigiana ci ha visto comunque una canzone di riscatto e di libertà? (sentire dal minuto 1,44).
    La canzone del Piave recita ” il Piave mormorò: non passa lo straniero” perchè, se non ricordo male i sussidiari bolscevichi dove ho studiato, la piena del Piave impedì l’avanzata degli austriaci dando il tempo all’esausto ma regolare esercito italiano di riorganizzarsi e ricacciare gli ‘striaci verso Vittorio Veneto, invertendo le sorti della guerra che da Caporetto in poi (bisnonno bersagliere disperso) marcavano malissimo.
    Quindi non ci azzecca niente ma proprio niente con la Resistenza ai nazifascisti!
    il passato è importante!

    “…un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro” P.Bertoli A muso duro

    Carola C

  15. ben 10 Says:

    Giusto perchè nemmeno io me lo sono inventato…

    http://video.repubblica.it/mondo/francia-hollande-canta-bella-ciao/94338/92720


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