L’anima dei luoghi


Si è tenuta venerdì 21 a Cogne una conferenza dal titolo “Sui binari della memoria. Il turismo e l’anima dei luoghi” promossa da Legambiente. Il tema, a parte altre comunicazioni interessanti, ma di contorno, è stato evidentemente il destino delle Miniere di Cogne. Sono pessimista, lo dico subito, perché la sensibilità dei nostri (ahimé) amministratori è pari a zero, come vicina allo zero mi pare la consapevolezza di ciò che bisogna fare per dare gambe a un progetto di riqualificazione e valorizzazione di un sito straordinario e unico. Dicono, con la solita faccia di bronzo che li contraddistingue, che il primo passo è in corso riferendosi ai lavori (obbligatori per legge) che il concessionario Fintecna deve garantire per dismettere le miniere. Non è quindi il risultato di una scelta consapevole di sviluppo, tant’è che aspettano la riconsegna del sito per passare alla fase della progettazione di massima. Poi aggiungono, ad ogni buon conto, che non ci sono i soldi, che l’operazione costerebbe troppo, ecc. ecc. Nessuna obiezione seria e netta invece è mai  venuta dalla Regione riguardo all’ipotesi di un collegamento funiviario con Pila. Si preferisce rincorrere un modello di turismo invernale in crisi, quello dello sci alpino, e che richiede continuamente investimenti faraonici (si vedano le innumerevoli  ricapitalizzazioni delle Società delle Funivie), invece di sviluppare ulteriormente quel miracolo che è il turismo di Cogne, fatto di qualità del paesaggio e dell’offerta di servizi e soprattutto di identità speciale e unica. E’ questo che il mercato del turismo chiede sempre di più e non una ulteriore stazione sciistica standard. La valorizzazione delle Miniere di Cogne andrebbe in questa direzione, affondando le proprie radici in una delle essenziali ragioni d’essere di questo Comune, e risponderebbe, con una risorsa eccezionale e sostenibile, alla domanda turistica più evoluta. In questa ottica anche il trenino di Acque Fredde acquisterebbe un senso come tassello della Via del Ferro valdostana.

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5 commenti su “L’anima dei luoghi”

  1. Paul Says:

    Ora come ora la vedo grigia circa la possibilità che il denaro pubblico venga utilizzato in maniera sensata… A proposito, leggo oggi sulla Gazzetta Matin che sono stati impegnati dall’Amministrazione regionale 61.000 euro (!) per l’acquisto di 4 dipinti (quali non si sa) per l’ampliamento della collezione regionale. Coi tempi che corrono! Presto la gente finirà col dover mangiare delle “croste”.

  2. marburg Says:

    Appunto: se invece di pesare a insensati metro, aeroporti, e “grandi” opere varie, si progettassero iniziative e investimenti coerenti con un obiettivo strategico di sviluppo (non solo delle clientele), forse i soldi si troverebbero.
    Tra l’altro, stando al tema miniere, mi risulta che si stanno avviando progetti sulla Servette di Saint-Marcel e sulla Chamousira di Brusson. Queste mi paiono iniziative magari interessanti, ma non certamente prioritarie: avete presente dove sono i siti in questione e cosa significherebbe/à portare turisti (quanti?), lì?


  3. Servette di Saint-Marcel, Chamousira di Brusson…?
    E’ sempre la stessa manfrina, essenziale alla distribuzione di quei “posti” sinergici al mantenimento di una certa corazzata per stare sempre a galla. Se si riuscisse ad abbassare la sua linea di galleggiamento, si otterrebbe un duplice scopo: Risparmio essenziale sulle spese e automatico ridimensionamento della forza politica che eroga “benefici pelosi”.

  4. bonjour Says:

    Probabilmente anche in questo caso dobbiamo aspettare qualcuno che arrivi dall’ “esterno” per realizzare qualcosa di interessante.
    Vedi es. terme di Pré-Saint-Didier.
    E’ però una magrissima prospettiva.


  5. […] Pensate a questo e poi vedete se dobbiamo veramente usare 3 milioni di euro per ottenere che Carlo Conti faccia il “trenino” a Courmayeur anziché a Rimini. A meno, naturalmente, che non sia un riferimento al trenino di Cogne. […]


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