Archivio per settembre 2011

Lettera dalla Valle d’Aosta… 6

22 settembre 2011

Proverò a descrivere questo stato dell’animo e delle cose, a partire dall’osservatorio valdostano. Le montagne proteggono e soffocano allo stesso tempo. Non c’è scelta. Il paesaggio naturale è bello e incontaminato, ma alla lunga stanca, tanto più se la compagnia è scadente. La marxiana idiozia della vita di campagna. Si parla soltanto di fare soldi e accumulare roba. Maschi imbecilli e stupide femmine si accoppiano per dare alla luce bambini idioti. L’orizzonte dell’azione si restringe alla cura e alla difesa della proprietà. Una bella e sontuosa abitazione, rigorosamente in pietra e legno, è l’occupazione di un’esistenza intera. La chiacchiera da bar è il commento del giorno. L’immigrato sfruttato si ubriaca con l’allevatore in osteria, ma all’alba sarà svegliato a calci in culo per mungere le vacche. La badante schiavizzata va a letto con l’agricoltore possidente, gettando nel panico i familiari in attesa dell’eredità. I vecchi pensionati, sempre più astiosi e rimbambiti, aumentano e riempiono le piazze e gli ospizi. I giovani ciondolano assonnati senza futuro. L’ignoranza e la bestialità sono i custodi della tradizione. Alla sera si dorme senza sognare. Al risveglio si controlla il conto in banca. (fine sesta parte)

Lettera dalla Valle d’Aosta… 5

21 settembre 2011

Comunque, vivendo sulla frontiera, si ha lo sguardo più attento e vigile. Si sente dove gira il vento. Per dirla con una formula sintetica, nelle valli alpine si respira un’aria nauseante di depressione e fascismo. Per adesso si vede solo inerzia, una cupa pulsione di morte, ma è forte la tentazione, per sentirsi vivi, di menare le mani. Dalla stanchezza per una marginalità sofferente si è passati alla voglia di comunità, alla chiusura ossessiva del sangue e della terra, e infine si va regredendo all’odio paranoico per ogni forma di alterità. Il panorama antropologico è raccapricciante. La discussione diventa imprecazione. Il ragionamento si riduce a slogan. L’individuo disorientato trova protezione nell’ordine gregario. Si cerca un capo carismatico che indichi la via da seguire. La memoria delle ingiustizie passate è corta. Il prestigiatore è abile nello mischiare le carte. I suoi aiutanti si cambiano d’abito in fretta. Lo spettacolo è cangiante, difficile capire il trucco. (fine quinta parte)

Lettera dalla Valle d’Aosta… 4

21 settembre 2011

Sennonché quassù, nelle valli del profondo Nord, ora che tutti blaterano di questione settentrionale, al di là dell’ordinaria amministrazione della partitocrazia, sta accadendo qualcosa di più inquietante per l’avvenire. Il laboratorio politico delle Alpi è in grande fermento. Dalla Svizzera dei minareti ai pantaloni in cuoio della Carinzia, da Aosta a Trieste, transitando lungo la linea pedemontana dei campanili e dei capannoni delle camicie verdi, è in corso una vera e propria apocalisse culturale, per utilizzare l’espressione di Ernesto De Martino. L’epoca è in putrefazione. Nel cuore della vecchia Europa, la fine di un mondo produce pericolosi miasmi. Secondo le analisi di Aldo Bonomi, nelle aree tristi di montagna, tra l’economia che arranca e la società che si debilita in mezzo c’è il nulla. Ma questo nulla si colora di nero. In un tale contesto attraversato da apatia, rabbia e frustrazione, è riemersa la feccia della reazione. Riaffiorano fantasmi e incubi del passato. Paradossalmente, nella decadenza, stanno insieme risentimento, paure ataviche e desiderio di cambiamento. La direzione di marcia, però, è ancora incerta, anche se non mancano segnali allarmanti: il ritorno delle croci, il recupero del dialetto, ecc. La situazione è grave. Il contagio è arrivato nelle grandi città. (fine quarta parte)

Lettera dalla Valle d’Aosta… 3

20 settembre 2011

Ora, il quadretto oleografico non rivela tutta la verità. In realtà il parco giochi per turisti e vacanzieri ai piedi del Monte Bianco ha un retrobottega poco edificante. Se ne discute raramente, ma ogni tanto, nonostante la censura del regime, qualcosa salta fuori. Nel corso degli anni, la cronaca giudiziaria locale ha annoverato una lunga sequela di sprechi, truffe e scandali: finanziamenti a pioggia, contributi a fondo perduto, stalle d’oro, pullman fantasma, dipendenti regionali, ritiri estivi, mucche tisiche, buco della sanità, Casinò in perdita, ecc. L’inventario dell’illegalità e della corruzione potrebbe continuare. Tutto ciò, beninteso, nel sacrosanto nome dell’autonomia e a beneficio dei poveri valligiani. Come riportava il Corriere della sera in un articolo del dicembre 2002, gli ultimi cinque presidenti regionali sono stati inquisiti e abbattuti dalla magistratura. Niente di nuovo e tutto come prima. Al centro e in periferia la musica è identica: clientelismo, malaffare e voto di scambio. La famigerata casta si riproduce anche in alta quota. Il territorio della penisola non è affatto più virtuoso di Roma ladrona. Col federalismo fiscale non si fermerà certo il saccheggio ai danni dei cittadini. Gli daranno un nome nuovo: democrazia partecipativa o governo responsabile. (fine terza parte)

Lettera dalla Valle d’Aosta… 2

19 settembre 2011

Oggigiorno nei valdostani si nota una certa erosione del carattere e della fortuna. La placida spensieratezza dei privilegiati isolani sembra svanita. Nella sonnolenza montanara si percepisce un’irrequieta agitazione. Così non si può più andare avanti, sentenziano i politicanti. Bisogna cambiare strada. Dopotutto si fa presto a scendere giù nella classifica. Una crisi improvvisa, qualche riforma istituzionale o un giravolta della storia e subito le vacche grasse dimagriscono. Allora il vicino di casa comincia ad avere una brutta faccia, soprattutto se viene da fuori. Quando le casse si svuotano, dato che con la globalizzazione la concorrenza è spietata, si rispolvera l’identità etnica e culturale. Tuttavia il particolarismo, senza i munifici trasferimenti statali, è solo fumo senza arrosto. Lo scenario è cambiato e bisogna aggiornarsi. Quindi si presenta la paura del nuovo. Si vedono nemici dappertutto. Si tira a campare, ma è sempre più dura. Qualcosa manca e nelle teste vuote cresce la confusione. Meglio stare dalla parte dei signori al comando, sussurra tra i denti il contadino, anche se sono dei malfattori. Di questi tempi si deve pur sopravvivere. (fine seconda parte)

Lettera dalla Valle d’Aosta o della tristezza…

19 settembre 2011

Prendo una pausa di riflessione. Vi lascio in compagnia del signor Pierluigi Vuillermin che mi ha inviato una lunga e interessante lettera che pubblicherò a puntate. Voi, cari amici e nemici, continuate a seguire il blog, commentate, scrivete lettere e inviatemi fotografie. Collaborate attivamente, affinché questo spazio diventi sempre più vostro.

La mia Valle è la mia chiesa e io vivo qui. Così termina l’ultima fatica canora di Mogol, il recente e nuovo inno autonomistico, si fa per dire, che egli ha dedicato alla Valle d’Aosta, in segno di affetto e riconoscenza. Il testo della canzone è decisamente patetico e ridicolo. Un po’ di languido romanticismo alla Rousseau e in salsa rossonera, per non deludere i generosi finanziatori. Tanto per cambiare, lo stereotipo è sempre lo stesso: aria pulita, maestose vette, boschi ameni, animali al pascolo, favolosi castelli, popolazione laboriosa, canti di gioia, pace e serenità per tutti. Insomma il cronotipo dell’idillio folcloristico. D’altronde, nell’immaginario pubblicitario degli italiani, la Vallée è conosciuta come l’isola felice. In effetti i bravi valligiani non possono lamentarsi. Secondo le diverse statistiche economiche e le numerose inchieste del Sole 24 ore, la loro regione è tra le più ricche d’Europa. I numeri parlano chiaro. Lassù tra i monti la qualità della vita è eccellente. Ma talvolta i risparmi non bastano, quando la volontà di vivere viene meno. (fine prima parte)

I virtuosi

18 settembre 2011

La politica regionale e nazionale offre uno spettacolo intollerabile per chi ha problemi di stomaco. Un momento di pausa mi farà bene. Questa ultima rincorsa per arrivare primi sul traguardo dei costi della politica è deprimente. Fino a poco tempo fa gli stipendi degli eletti lievitavano spontanei sulla scia di quelli parlamentari e tutti zitti. Tutti d’accordo. Tutti soddisfatti. L’indignazione, direi l’odio, espresso nei confronti della casta ha creato, in certi casi, imbarazzo. Non morale, ma politico. Oggi fioccano virtuose proposte in qualsiasi direzione si guardi. Qualcuno ne rivendica la paternità. Tutti solidali nel vestire i panni dei paladini del buon esempio. Rollandin in primis. Lui il peccatore! Umanamente provo disgusto. Politicamente una minuta soddisfazione.