Lettera dalla Valle d’Aosta… 6


Proverò a descrivere questo stato dell’animo e delle cose, a partire dall’osservatorio valdostano. Le montagne proteggono e soffocano allo stesso tempo. Non c’è scelta. Il paesaggio naturale è bello e incontaminato, ma alla lunga stanca, tanto più se la compagnia è scadente. La marxiana idiozia della vita di campagna. Si parla soltanto di fare soldi e accumulare roba. Maschi imbecilli e stupide femmine si accoppiano per dare alla luce bambini idioti. L’orizzonte dell’azione si restringe alla cura e alla difesa della proprietà. Una bella e sontuosa abitazione, rigorosamente in pietra e legno, è l’occupazione di un’esistenza intera. La chiacchiera da bar è il commento del giorno. L’immigrato sfruttato si ubriaca con l’allevatore in osteria, ma all’alba sarà svegliato a calci in culo per mungere le vacche. La badante schiavizzata va a letto con l’agricoltore possidente, gettando nel panico i familiari in attesa dell’eredità. I vecchi pensionati, sempre più astiosi e rimbambiti, aumentano e riempiono le piazze e gli ospizi. I giovani ciondolano assonnati senza futuro. L’ignoranza e la bestialità sono i custodi della tradizione. Alla sera si dorme senza sognare. Al risveglio si controlla il conto in banca. (fine sesta parte)

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5 commenti su “Lettera dalla Valle d’Aosta… 6”

  1. Graziano Binel Says:

    Mi sembra una visione unidirezionale nell’individuazione delle negatività. E’ un esercizio masochista di giustificazione di una frustrazione intima seppure certamente in parte vera.
    Non voglio certamente dipingere quadri paradisiaci delle nostre piccole realtà però credo che in queste righe scompaia completamente un mondo di energia, di positività e di genuina onestà umana che è invece largamente presente nella nostra comunità. Un mondo certamente meno apparente, meno disponibile agli schiamazzi ventricolari di un intestino in disordine ma che è attivo sul territorio con vecchietti per nulla rimambiti e che si danno da fare in mille associazioni e attività , con tanti ragazzi sani che amano la montagna e la praticano quotidianamente, con tanti laureati che si specializzano in più settori e con tante famiglie che amorevolmente, finchè questo è possibile, seguono gli anziani in difficoltà. Tutto questo è ovviamente un discorso che nulla ha a che vedere con scelte politiche sbagliate, con ingiustizie evidenti e con idee gestionali dubbie del nostro futuro.

  2. piemontèis Says:

    Completamente d’accordo con il Sig. Graziano Binel.

  3. lupusinfabula Says:

    @graziano binel
    Ritengo che nelle righe di questa avvincente lettera a puntate non si stia mettendo alla berlina il concetto di comunità (Gemeinschaft) in senso Tönniesiano (che può in qualche aspetto applicarsi alla società valdostana), quanto il ridicolo sentimento di appartenenza “forzosa” ad un mainstream culturale che esiste davvero solo nella mente dei politicanti.

    Ha ragione, signor Graziano, nel dire che c’è tanto di buono in questa comunità, ma non si può non vedere anche l’ottusità del ripiegamento su se stessa e sulla convinzione infondata che tutto il “bene” di questo magico mondo montano risieda nell “Hameaux, clochers, fontaines” e tutto il “male” in tutto ciò che è diverso da “noi”.

    Questa lettera ha il merito di mettere in luce questo aspetto e, forse, destare una qualche riflessione.

  4. Graziano Binel Says:

    @lupusinfabula
    Lei ha letto molte più cose di quelle che ho letto io. La mia interpretazione era un pò come vedere quei film degli indiani d’america costretti ad ubriacarsi in luoghi squallidi per dimenticare la grandiosità del loro passato.Spettri viventi alla ricerca di una identità sommersa dal fango del presente. Non mi sembra che questa sia la realtà e comunque il pericolo del lasciarsi scorrere addoso il putridume poichè esistono solo 2 strade, quella del seguire pedissequamente le direttive del potere e quella dell’abbandono sconsolato è molto concreto leggendo queste righe. Le strade da percorrere non sono solo quelle sopradette e credo sia un pò il dovere di noi tutti cercarne di alternative tralasciando la convinzione che i nostri piccoli feudi partitici siano soluzioni inossidabili ma cercando di raggruppare le forze positivie in un momento che è già di per sè critico. Ognuno come può, ognuno nel suo piccolo. Salut

  5. bruno courthoud Says:

    L’analisi della condizione valdostana operata da Vuillermin mi pare ottima. Non vale la pena nasconderci dietro a inutili e pietose illusioni. Lo stato delle cose è questo. La definizione di “isola felice” ha quale unico supporto la quantità enorme di soldi che ci vengono elargiti e che consentono a chi ama le classifiche di collocarci al primo posto, per ricchezza (drogata) tra le regioni italiane (ricca con i soldi altrui).
    Un buon medico, per poter curare, deve innanzi tutto effettuare una diagnosi precisa e corretta, e dovrebbe anche comunicarla al paziente. Questa è la diagnosi. Patetico ed ipocrita ricordarci tutti i giorni che il malato (nonostante il tumore) sta bene. Patetico imbottire giornalmente il malato con dosi da cavallo di tranquillanti che suonano: “autonomie”, “maitres chez nous”, “identité culturelle” ed altri psicofarmaci.


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