Tema: 30 anni insieme


Laboratorio Aosta ha messo insieme tre temini che potevano essere uno. Gli sforzi letterari sono da attribuirsi ai trent’anni delle “Cronache della Valle d’Aosta” sulle pagine della Stampa. Il succo dei compitini è quello stantio della retorica dei bei tempi andati: com’eravamo giovani, com’eravamo imbranati (Il primo giorno Martinet si sentiva come Fantozzi, Cresto Dina indossava la giacchetta del papà, Mosca era fradicia di pioggia), com’erano tosti i nostri superiori e, dulcis in fundo, come abbiamo imparato bene; racconto ciò che vedo e ascolto senza censure io che c’ho la schiena dritta! Ma che due palle! Non c’è niente di niente, come d’altronde è il giornalismo in Valle: scipite notizie sui fatti regolarmente annacquate, nessuna indagine seria e approfondita, nessuna opinione… semplice cronaca. Compitini. Riguardo alla semplicità e chiarezza nello scrivere, dello “stile Stampa”, citate da Martinet, non so voi, ma io non ho mai letto un articolo più ermetico, contorto e incomprensibile dei suoi. In redazione ci sono nuove penne: sperare in loro?

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5 commenti su “Tema: 30 anni insieme”

  1. giancarlo borluzzi Says:

    Non ho capito se Patuasia critica Martinet o La Stampa in generale.

    In ogni caso, ci sono gli articoli di cronaca (non vedo come non si possa condividerne il taglio “tecnico”) e i fondi, palestra ove Martinet mostra i suoi muscoli giornalistici.

    Io gli dissi che mi piacevano i fondi di Barbara Spinelli e lui ribattè che erano troppo lunghi.
    La Spinelli esprimeva compiutamente il suo pensiero senza “space limits” e per questo, leggendola, uno aveva contezza del suo modo di giudicare questa o quella tematica; il tutto con indubbia arte nel confezionare dei prodotti prelibati.

    Di palo in frasca: mi piacevano gli scritti di Raspelli quando recensiva gli alberghi, ma ora gli hanno limitato lo spazio e così la sua penna è stata maltrattata, a differenza di quanto succede per le recensioni culinarie, che adoro per il loro piglio letterario (indipendentemente dal fatto che non condivido nulla della cucina elaborata che cita: ci sono piatti che per me necessiterebbero di una traduzione).

    Ritengo che uno debba scrivere senza vincoli.

    Venendo a Martinet: lo reputo abilissimo nel saper partorire dei fondi sulle miserie valdostane ogni settimana.
    Purtroppo anche lui talora è tiranneggiato dallo spazio, ma a me pare incisivo e invidiabile: io sono sempre molto interessato al suo modo di costruire le frasi e scegliere i termini, a prescindere dall’argomento trattato.
    D’altro canto scrive in Valle dei fondi sulla Valle solo chi sa inventarsi tecniche personali per raschiare il fondo del barile e trovare spunti per intrattenere residenti che credo essere gli ultimi in Italia nella hit parade relativa all’interesse verso la carta stampata (a meno che si parli di buoni, indennizzi,sconti, contributi,sovvenzioni, riparti e via valdostanando).

  2. bruno courthoud Says:

    chissà se anche La Stampa locale scatta sull’attenti quando l’Innominabile (o chi per lui) telefona dal Palazzo! Io penso di sì.

  3. libero Says:

    Non mi stupisco che Borluzzi ami lo stile di Martinet entrambi sono spesso sono inintelleggibili.

  4. giancarlo borluzzi Says:

    @ libero.

    Sovente ti apprezzo per i tuoi interventi, ma qui la critica te la vai a cercare.

    Per me Martinet è sempre intelligibile, mentre io cerco di esserlo nei limiti causati dal fatto che scrivo rapido ritenendo di dover dettagliare alquanto (sono in un blog dall’humus non a me contiguo); comunque farò tesoro del tuo giudizio e cercherò di migliorare.

    Quello che è strano (lo zoppo che accusa di zoppia un’altro) consiste nel sentire un giudizio non lusinghiero sul mio italiano utilizzando il termine ” inintelleggibili”, con due errori due nello stesso aggettivo, visto che si dice ” inintelligibili” (la seconda “e” dovrebbe essere “i” e di “g” ne basta una).

    Perdonami se ho ricambiato la cortesia.

  5. libero Says:

    Grazie per la precisione: non ho fatto il classico e qualche volta la mia preparazione inferiore viene a galla. Comunque ricambio la cortesia: un altro si scrive senza apostrofo. La mia non era una critica, ma un punto di vista, se io non capisco gli altri possono capire perfettamente. Trovo il tuo stile difficile e poco chiaro come quello di Martinet, posso dirlo?


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