Una scelta fatta a priori


Bella la lettera del consigliere comunale Alpe, Paolo Fedi, pubblicata sulla Stampa. (Finita l’organizzazione del partito cominciano a tirar fuori le unghie? Bene, era ora!). Puntualizza e critica con lucidità i comportamenti che tre amministratori hanno tenuto sulla scelta del pirogassificatore, nei confronti di noi cittadini. Dario Comé si dice deluso, secondo lui dovremmo essere noi firmatari a spiegargli le ragioni del no e, visto che non siamo all’altezza per farlo, ecco che il pirogassificatore risulta essere ai suoi occhi “la migliore soluzione possibile”. Com’è che Comé non ha letto la petizione? Si chiedeva, infatti, di effettuare una comparazione fra le due scelte: il pirogassificatore e il trattamento a freddo, perché di quella caduta dall’alto noi non ci fidiamo, dunque è l’amministrazione che deve fornire risposte adeguate alle nostre domande non il contrario! Manuela Zublena si scaglia contro il dottor Vettorato reo di aver detto pubblicamente quali sono i rischi per la salute con un impianto che brucia i rifiuti, praticamente sotto casa. Secondo lei, parlare di salute non è di competenza di un medico, ma del Presidente della Giunta. Quest’ultimo poi, non ha tempo da perdere. Bisogna lasciarlo lavorare. E’ un uomo del fare, uno che prende le decisioni, uno che conosce poco le regole democratiche che, sì saranno anche più lente, ma garantiscono una maggiore partecipazione nelle decisioni che coinvolgono una comunità. Uno che, in buona sostanza, se ne frega delle petizioni e dei cittadini. Perché mai noi dovremmo accettare le sue scelte? Non ci bastano la puzza e i gas che la discarica emette e la diossina nell’aria?

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3 commenti su “Una scelta fatta a priori”

  1. bruno courthoud Says:

    un buon padre o madre di famiglia, posto di fronte all’alternativa se optare tra una soluzione, tra l’altro costosissima, ma su cui sembra (dico sembra) possano esserci conseguenze per la salute dei propri figli (il pirogassificatore), e un’altra soluzione (il trattamento a freddo), molto meno costosa, anche se comportante qualche sacrificio da sobbarcarsi (l’aumento della differenziazione dei rifiuti), ma sicura per la salute dei propri figli, non avrebbe alcun dubbio. Non avrebbe poi alcun dubbio sulla necessità di approfondire la questione.
    Nel nostro caso, tra l’altro, sono ben 11.000 i figli che hanno chiesto al padre-padrone di approfondire e, se del caso, rivedere la propria scelta, un numero non molto inferiore al numero di preferenze con cui il padre-padrone è stato votato (votato?), e questo nonostante la martellante campagna terroristica la quale, in estrema sintesi, recitava: “O così, o Napoli”.
    Ma, si sa, la valle d’aosta non è un buon padre (madre) di famiglia. E’ patrigno (matrigna) che si ricorda dei suoi figli ogni cinque anni, con lusinghe e blandizie varie. E i suoi figli continuano ad essere timidi, molto timidi, come ai tempi di victor ferrod (il quale oggi verrebbe senz’altro nominato “chevalier de l’autonomie” o “commendatore”).

    No pirogassificatore.

  2. Luigi Martin Says:

    Gent.ma Patuasia,

    ho letto il commento dell’ing. Bruno Courthoud su “ Una scelta fatta a priori” in data 16 luglio u.s. nel quale egli cita Victor Ferrod. Non so quanti tra i vostri navigatori, oltre all’ing. Courthoud, conoscono questo personaggio. Pertanto La pregherei di trasmettere all’ing. Bruno Courthoud questo mio messaggio.
    Caro Bruno, vorrei chiederti di descrivere la figura di Victor Ferrod e soprattutto di spiegare per quali ragioni lo hai richiamato nel tuo commento. Ti ringrazio. Se mi è consentito, io vorrei tracciare un breve “curriculum” di questo personaggio, in base a documenti che ho consultato presso il Comune di Rhêmes-Saint-Georges ed in particolare su aneddoti e racconti di persone anziane,oramai tutte decedute, ricordi della mia infanzia e gioventù nel nostro paese natio. Posso quindi affermare che Victor Ferrod, detto “lo gran Ferou” (Ferrod il grande), per distinguerlo da altri con lo stesso cognome, visse a Rhêmes-Saint-Georges nella seconda metà del 1800. Fu Sindaco per molti anni ed anche comandante delle guardie reali del Parco per nomina diretta dei Savoia. In Comune ho ritrovato un suo ritratto che ho fatto restaurare. Appare un bell’uomo, elegantemente vestito, che imbraccia una carabina ed ai suoi piedi giace un trofeo di stambecco. Il Sindaco Victor Ferrod fece costruire il municipio “lo palaze” con un contributo di Casa Savoia e con corvées degli abitanti e ne diresse personalmente i lavori. Si narra che mentre gli operai erigevano i muri egli camminava sui bordi e se una pietra non era ben collocata con un calcio la ributtava in basso. Con un lascito concesse al Comune un grande armadio con dei libri per costituire una biblioteca. Nel corso degli anni tutto è sparito. ( L’attuale biblioteca di Rhêmes-Saint-Georges è stata da me voluta ed aperta nel 1995). La moglie di Victor Ferrod era una Vauthier ed era chiamata “madama”. La coppia non ebbe figli ma adottò un bambino preso all’ospedale. Victor Ferrod esercitava l’usura e così si impadronì dei più bei terreni del paese e di parecchi boschi. Si diceva, inoltre, che a volte pretendesse lo “ius primae noctis”. All’epoca era ricco, istruito, protetto dai Savoia, temuto e riverito ma anche odiato. Fu ucciso in casa sua mentre scriveva, seduto al suo tavolo di lavoro, all’imbrunire, con un colpo di fucile sparatogli alla schiena attraverso una finestra; dell’assassino nessuna traccia. Correva l’anno 1895, credo. Una bella croce, in ferro battuto, lo ricorda nel vecchio cimitero, collocata sul muro della chiesa alla sinistra delle “grandi porte”. Cordiali saluti da un “senzorzen”, emigrato come il maestro François Pellissier (della famiglia sopranominata i Planton”), quasi contemporaneo di Victor Ferrod.
    Luigi Martin, Pontey.
    patuasia@yahoo.it

  3. bruno courthoud Says:

    Ho citato victor ferrod, insieme ad altri sindaci valdostani di quel periodo, in un post precedente a questo, che probabilmente è sfuggito al signor Luigi Martin. La lettura di quel post chiarisce le domande che Luigi Martin si pone. Le sue informazioni, unitamente ai racconti che anch’io potrei citare, confermano i giudizi della storia su tale personaggio. Il senso lato della citazione era ed è comunque questo: victor ferrod (e quelli come lui) sono ancora vivi e vegeti in valle d’aosta. Un particolare insignificante: pare che, per uno strano gioco del destino, la gran parte dell’eredità di victor ferrod sia ora nella disponibilità del consigliere regionale diego empereur, che così sarebbe ora uno dei maggiori possidenti del comune di cui si parla.


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