Il signor Sifàsifà!


Il signor Sifàsifà!

Non è nato in città, il signor Sifàsifà, ma in un piccolo paese senza gloria né pretese. Ricco di sola boria, parte presto per acciuffar la Storia. E qui comincia la sventura, di ignara gente pronta alla frittura. Si fa notte nella valle, non per tutti, non per le stalle. Non di certo per gli imprenditori a cui Sifàsifà concede i suoi favori. La pancia si fa sempre più rotonda, felice ingrassa in quella baraonda. Finisce un giorno il suo disegno, con una carta che non è un assegno. Sifàsifà si trova in gattabuia, nell’aria aleggia un alleluia! Ma nel paese dei balocchi, la giustizia spesso chiude gli occhi. Così Sifàsifà torna a giocare, con gli amici in coda da ricollocare.  Lavora duro e con trasporto, prende in mano l’aeroporto. Accantona ogni rancore si interstardisce sul pirogassificatore. L’affare è per lui un bisogno vitale, l’ospedale fra tutti è quello più speciale. Dà ordini, zittisce e nessun osa fiatare: la Valle è un posto da vomitare. Infine qualcuno alza la testa, firma, si indigna contro tali gesta. Il signor Sifàsifà dei cittadini se ne frega, eppur sono loro che gli han dato la cadrega. Sicurezza e tracotanza non fan bene alla sua panza, vuoi veder che l’aria infetta mostrerà alfin l’anima sua abietta?

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19 commenti su “Il signor Sifàsifà!”

  1. bruno courthoud Says:

    molto significativo: nessuno ha il coraggio di commentare, di dire una parola.

  2. patuasia Says:

    Già, signor Courthoud, l’ho notato anch’io: che pensare?

  3. bruno courthoud Says:

    un buon padre o madre di famiglia, posto di fronte all’alternativa se optare tra una soluzione, tra l’altro costosissima, ma su cui sembra (dico sembra) possano esserci conseguenze per la salute dei propri figli (il pirogassificatore), e un’altra soluzione (il trattamento a freddo), molto meno costosa, anche se comportante qualche sacrificio da sobbarcarsi (l’aumento della differenziazione dei rifiuti), ma sicura per la salute dei propri figli, non avrebbe alcun dubbio. Nel nostro caso, tra l’altro, sono ben 11.000 i figli che hanno chiesto al padre-padrone di rivedere la propria scelta, un numero non molto inferiore al numero di preferenze con cui il padre-padrone è stato votato (votato?), e questo nonostante la martellante campagna terroristica la quale, in estrema sintesi, recitava: “O così, o Napoli”.
    Ma, si sa, la valle d’aosta non è un buon padre (madre) di famiglia. E’ patrigno (matrigna) che si ricorda dei suoi figli ogni cinque anni, con lusinghe e blandizie varie.

  4. carcarpi Says:

    Mica tutti leggono i post alle 4 del mattino! 🙂
    Comunque è vero di solito i commenti arrivano a valanga.
    Dal mio punto di vista niente da commentare perchè sottoscrivo in pieno. Ed è anche difficile sollevare la testa visto che poi si brandisce a mo di minaccia l’audizione dei firmatari della petizione per un vero confronto sul pirogassificatore. Della serie, sappiamo chi siete, venite a sostenere le vostre ragioni davanti a noi. Ma ve la vedete la signora anziana che ha firmato perchè i nipoti le hanno detto che con il piro a loro toccherà respirare schifezze per 50 anni che va in consiglio con tutti schierati a dir loro : “lo state facendo solo per mettervi in tasca una barca di soldi?” difficile commentare… il grande fratello ci guarda e controlla…. che schifo

  5. bruno courthoud Says:

    Che pensare? Il minimo che si possa pensare è che i valdostani siano “timidi”, timidi come vengono definiti gli abitanti di rhemes-saint-georges in una relazione indirizzata a Sua Eccellenza il Sottosegretario di stato Marchese Compans di Brichanteau e datata 4 gennaio 1890, i quali abitanti continuano a scegliersi come sindaco Vittorio Ferrod, qualificato nella stessa relazione come il peggiore tra i sindaci presi in esame, persona di “pessimi costumi”, che “s’impone col terrore, colle minacce e anche colla vendetta alla timida popolazione di Rhemes-Saint-Georges. Despota, e pure incline a delinquere: indagato dalla polizia per “alcuni furti avvenuti in qualche cantina”, si rifugiò in Francia e corre voce che, in spregio alle sue “funzioni di guardia caccia di S.M., lavorò e riuscì a fare entrare nel Consiglio comunale di Valsavarenche, centro del distretto delle cacce allo stambecco di S.M., nove bracconieri”.
    (Le notizie di cui sopra sono tratte dal testo di Andrea Désandré “Notabili valdostani – dal fascismo al fascismo: viaggio a ritroso e ritorno”, edizioni Le Chateau, testo di cui consiglio a tutti la lettura, precisando che il fascismo non viaggia o ha viaggiato unicamente a ritroso, ma anche in avanti).
    Per completezza di informazione faccio presente che Vittorio Ferrod, ancora sindaco, fu ucciso a rhemes-saint-georges, nella propria abitazione, nella primavera del 1897, con un colpo di fucile. Il caso non fu mai compiutamente chiarito nonostante lunghe e copiose indagini. La tomba di Vittorio Ferrod, con croce in ferro, è all’ingresso della chiesa parrocchiale di rhemes-saint-georges, immediatamente a sinistra di chi varca il portone principale di ingresso, ben visibile ed in tutta evidenza. Di fronte a lui, la tomba del nemico di una vita, il parroco César Bovard. Una curiosità da non perdere per chi si reca a Rhemes-Saint-Georges.

  6. libero Says:

    Alla fine la timida popolazione non si è dimostrata tale con il suo sindaco! 🙂

  7. bruno courthoud Says:

    Se Victor Ferrod fosse vissuto nel periodo fascista sarebbe stato, con ogni probabilità, un gerarca fascista, molto probabilmente il podestà del comune di cui è questione. Se Victor Ferrod fosse vissuto oggi, sarebbe stato, con ogni probabilità, un notabile dell’UV, consigliere regionale dopo essere stato il sindaco dello stesso comune. Vi sono persone che hanno una immensa capacità darwiniana ad adattarsi al momento storico in cui vivono, pensano di essere i padroni del mondo e gli artefici dei suoi destini. In realtà non fanno altro che cavalcare, con momentaneo successo, la realtà in cui storicamente vivono. Di solito, se lasciano tracce durature, queste sono per lo più negative. A buon intenditor, poche parole.

  8. Dzei Says:

    Bruno, direi che è chiara la degenerazione di una razza già non eccelsa. All’epoca, almeno, qualche Don Rodrigo finiva miseramente i suoi giorni. Forse perché il clero era allora di altra pasta, come sottolinei. Dopo il concordato, la Chiesa si è purtroppo potuta (ri)concentrare sulla sua più grande passione, l’incasso di quanto più denaro – preferibilmente pubblico – possibile, e si è quindi ripetuta l’alleanza esiziale tra trono e altare. Spiace dirlo, ma il cattolicesimo, che pure permea la storia della Valle e ne è componente fondamentale, si è rivelato per la stessa una vera iattura, proprio come per il resto d’Italia: la struttura sociale e mentale valdostana è ancora, come nel Meridione, di stampo medievale, con un signorotto (vassallo di Roma) principale e i suoi valvassori e valvassini. Per il resto, avidi prelati, pochi commercianti e molti servi della gleba. Un triste impasto, riassumibile in liguaggio contemporaneo nella parola “democristiano”. Propongo il 29 febbraio (da celebrare quindi ogni quattro anni) per la commemorazione dello sciagurato rifiuto della riforma calvinista e, con quella, dell’emancipazione dalla straniera, degenerata, fallimentare dinastia dei Savoia.

  9. Mistinguet Says:

    Sottoscrivo in pieno il post di Dzei! Il quadretto che ha fatto è tristemente azzeccato, così come il peccato originale dei valdostani, il rifiuto della riforma calvinista.

  10. Mistinguet Says:

    Bellissimo il pezzo di Patuasia sul signor Sifàsifà. Complimenti, anche per l’immagine!

  11. bruno courthoud Says:

    Anche Victor Ferrod amava le grandi opere. Con i favori e il contributo di S.M. costruì il Palazzo (così lo hanno sempre chiamato in patois gli aborigeni), municipio e scuola elementare, ancora attualmente sede del municipio: Palazzo, rapportato ai tempi, davvero degno di nota, soprattutto se si tiene conto del comune in cui fu costruito. Sua moglie, pur essendo una aborigena di origini modeste, era chiamata, Madama, e non vi era bisogno di aggiungere altro per individuarla in modo univoco (poco lontano dall’attuale Espace Loisir sono ancora visibili i ruderi di quella che era conosciuta universalmente come la “baracca de Madama”.
    E Victor Ferrod non era solo, era in buona compagnia. Era in compagnia di Fedele Chapel, sindaco di Aymavilles, persona “di pessimi costumi”, “accusato di brogli elettorali nelle ultime amministrative”, per coprire le malefatte di uno dei suoi figli “spinto da sentimento di amore paterno dimenticava la sua carica”. Era in compagnia di Eliseo Borney, sindaco di Saint-Pierre, il quale “combinò le ultime elezioni amministrative col parroco locale in modo da escludere dal Consiglio comunale le persone più oneste e capaci”. Era in compagnia di Luigi Foy, sindaco di Nus, il quale, spalleggiato dal parroco, “potente intrigante in quel comune”, non ha “mezzi di fortuna”, esercita la professione di fabbro-ferraio, “ma lavora poco”, si dice “viva di prodotti della vendita dei boschi di consorterie amministrate dal comune”. Vive in compagnia di Giovanni Perron, sindaco di Gignod, il quale non naviga nell’oro, ha “una fortuna ristrettissima” ed è debitore di suo cognato “potente usuraio”. Vive in compagnia di Elia Luboz, sindaco di Introd, di “cattivi costumi”, il quale si sarebbe intascato parte sia dei proventi destinati agli “incendiati di Brissogne” sia dei sussidi elargiti da Sua Maestà a favore degli “incendiati di Introd”. E per fortuna che la relazione sopra citata si limita ai seguenti comuni: Aymavilles, Arvier, Etroubles, Gignod, Rhemes-Saint-Georges, Rhemes-Notre-Dame, Sarre, Saint-Christophe, Saint-Marcel, Saint-Pierre, Valsavarenche, Nus e Introd.
    Sono andato fuori tema? Non credo. Molte volte il passato aiuta a capire e a spiegare il presente.

  12. Dzei Says:

    Grandissimo, Bruno. Ma, se oso dire, non fermarti ai preliminari: l’integralità della relazione dove possiamo trovarla?

  13. bruno courthoud Says:

    Ho letto, della relazione, solo quanto riportato nel testo di Désandré sopra citato. Si tratta di una relazione datata 4 gennaio 1890 indirizzata a Sua Eccellenza il Sottosegretario di stato Marchese Compans di Brichanteau e firmata dagli avvocati Victor Rosset, Jules Martinet, Edouard Erba, Pierre-Joseph Frassy e dal dottor Charles Marguerettaz. Il riferimento archivistico è CBP, mazzo 67, in cui CBP sta per: Archivio politico di Carlo Compans de Brichanteau. Penso che una lettura integrale della relazione sia senz’altro cosa molto interessante ed istruttiva, senz’altro più delle esternazioni senza capo né coda dello storico di regime, Joseph Rivolin.

  14. patuasia Says:

    Ha dunque ragione Rollandin quando parla della solidarietà innata del popolo montano!

  15. bruno courthoud Says:

    La solidarietà innata del popolo montano si chiama ora, mutati i tempi, “Autonomie communale”. E non parliamo dell'”Autonomie régionale”!

  16. patuasia Says:

    Cercasi gruppo rapper per musicare la canzone Il signor Sifàsifà. Spargete la voce, grazie.

  17. Schopenhauer Says:

    Bruno, devi anche dire dove si trova la relazione di Compans de Brichentau, mi pare all’Archivio di Stato di Torino, no? Comunque basta guardare le note del bellissimo libro di Andrea Désandré, che, bisogna dirlo, è stato pubblicato nel 2009 dall’Istituto Storico della Resistenza e della storia contemporanea in VdA, il quale Istituto poi se ne è talmente vergognato che non lo ha neppure illustrato in pubblico, rinviando più e più volte la presentazione ufficiale, che fu poi fatta quasi un anno dopo la sua uscita, quasi in forma clandestina, dall’editore con alcuni storici tra cui Elio Riccarand . Il motivo di tanta vergogna? Vi si dicevano troppe verità, e per di più documentatissime su fonti di prima mano (Archivi pubblici locali e torinesi), non gradite a certi notabili aostani, vicini all’allora vicepresidente della stessa Venerabile Istituzione, l’Istituto della Resistenza, a quell’epoca candidato per il PD alle elezioni europee…

  18. bruno courthoud Says:

    Non so proprio dove si trovi la relazione citata da Désandré, probabilmente all’Archivio di Stato di Torino. Mi riprometto di cercarla. Il testo di Désandré è senz’altro sfuggito alla censura del Minculpop locale, il quale, come a suo tempo il Minculpop nazionale, a volte è un po’ miope e sprovveduto. Per quanto concerne il trattamento ricevuto dopo la sua pubblicazione, tutto è spiegabilissimo. In qualunque paesello di questa regione è sufficiente fare un attimo mente locale per verificare che, dalla caduta o soppressione dei privilegi feudali, passando attraverso la rivoluzione francese, il liberalismo ottocentesco, il regime fascista, ed infine il regime democristiano ed unionista, i nomi e le famiglie che circolano sono sempre gli stessi, con i dovuti “nuovi ingressi”, ovviamente. Ad esempio, nel mio paesello natale, ancora oggi parlare di Victor Ferrod è impossibile, lo si fa di nascosto.
    Tralascio ovviamente il “nuovo ingresso” delle famiglie calabresi.

  19. bruno courthoud Says:

    Il Governatore Unico (Presidente + Prefetto + Senatore + …) della Valle d’Aosta, AUGUSTO Rollandin, tramite il suo postino a Roma, Antonio Fosson (figlio di ROMANO), ha presentato alcuni emendamenti alla finanziaria.


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