Interessante!


Riceviamo dal Movimento civico e volentieri pubblichiamo.

Incontro nazionale dei movimenti civici ed ecologisti a Bologna: un
nuovo progetto politico per l’Italia
Nella giornata di domenica 15 maggio dalle 9,30 alle 17, presso
Spazio Verde – Parco della Montagnola, si terrà un incontro nazionale tra diverse reti regionali, associazioni e comitati di orientamento civico e ed ecologista, per dare alla luce un nuovo progetto politico per l’Italia. L’incontro nazionale di Bologna vede l’adesione di cittadini che non si sentono rappresentati dai soggetti politici ora in campo ed intendono
impegnarsi per un cambiamento.

Alla base delle motivazioni che hanno spinto il Comitato Promotore all’
organizzazione dell’incontro, la convinzione che In Italia urgono nuovi
programmi per la riconversione ecologica dell’economia, il risanamento
morale del Paese, la partecipazione diretta delle persone alle attività
politiche e sociali, e l’effettiva promozione di una cultura dei
diritti e dei doveri che dovrebbero regolare ed ispirare la vita
civile. Questo rinnovamento non può più essere affidato al sistema
partitico, ormai in profonda crisi e gestito da una “casta” troppo
distante dall’elettorato, bensì deve essere opera di un nuovo soggetto
composto da una rete di movimenti che già a livello locale -come
dimostra il fatto che oltre l’80% dei sindaci italiani è eletto in una
lista civica-  sono riconosciuti dai cittadini come unica forma di
partecipazione diretta alla politica. I movimenti civici hanno in
comune chiari principi fondanti: la centralità della Persona,  la
difesa e la valorizzazione del territorio e dell’ambiente, la legalità,
il metodo della democrazia diretta. Particolarmente innovativo quest’
ultimo punto, che si oppone al metodo della democrazia
“rappresentativa” come stratagemma che consente ai partiti di tenere
fuori i cittadini dalle decisioni sul bene comune e garantire a se
stessi ogni sorta di privilegi.

Il nuovo soggetto politico, che sarà rappresentativo della volontà
popolare  e conterrà al suo interno le molteplici realtà locali che
lavoreranno in rete senza perdere la propria identità individuale, non
prevede l’istituzione di un leader ma portavoce turnativi eletti di
volte in volta direttamente dalle assemblee.

Per info:
http://www.movimentocivico.it

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6 commenti su “Interessante!”

  1. bruno courthoud Says:

    “Più leggo quanto scrive Bruno Courthoud,più mi chiedo: ma come mai nessun dirigente, impiegato o usciere dipendente regionale ha mai preso carta e penna e ad es inviato una lettera a La Stampa o ad altra testata per denunciare i fatti di cui scrive? Tutti a ridere nei corridoi? Della serie “eh sì va beh!”, così si esprimeva Cesara Pavone in un commento di qualche tempo fa.
    La mia risposta, di primo acchito, è molto semplice. Perché la classe politica, la “casta”, lo avrebbe immediatamente distrutto e annientato. E nessuno, dico nessuno, avrebbe mosso un dito per soccorrerlo, nessuno gli avrebbe manifestato neanche la sua solidarietà. In secondo luogo, molto probabilmente, nessun dirigente, impiegato, o usciere regionale avrebbe trovato un organo di stampa disposto a pubblicare l’oggetto della sua denuncia.
    Il rapporto tra il dipendente regionale e la politica si è modificato nel tempo e meriterebbe qualche considerazione più approfondita.
    In estrema sintesi basti dire che questo rapporto si è notevolmente modificato dopo “mani pulite” e la conseguente cosiddetta “liberalizzazione” del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, chiamiamolo genericamente “spoil’s system”.
    Grossomodo settimanalmente, oggi, leggiamo, su qualche organo di stampa locale, lettere di dipendenti regionali, in particolare dirigenti a vario titolo, che scendono in campo per difendere il proprio operato e quello dell’amministrazione regionale, a fronte di critiche e lamentele varie da parte di cittadini o associazioni. Un esempio per tutti? Stefania Riccardi, direttore della Sanità, la quale ci conforta quasi settimanalmente sulla bontà e qualità del nostro servizio sanitario pubblico. Quanto sopra sarebbe stato inimmaginabile prima dell’entrata in vigore dello spoil’s system.
    La politica, per legge (= contratto di lavoro), per prassi, per consuetudine, aveva allora l’esclusiva totale dei rapporti dell’ente pubblico con l’esterno, stampa compresa, ovviamente. Non vi era lettera, documento, autorizzazione, che non venisse firmata personalmente dall’assessore di turno. L’assessore di turno firmava addirittura le ferie dell’usciere e le trasferte di ogni singolo dipendente.
    Siamo negli anni 80, Assessorato del Turismo, Ufficio di urbanistica, Assessore Angelo Pollicini.
    La mia collega arch. Annalisa Béthaz, vice dirigente come me, era allora, a titolo personale, iscritta all’associazione “Amici del Parco Nazionale Gran Paradiso”. Il comune di Cogne, dopo una gestazione più che decennale, adotta il piano regolatore del proprio comune, sindaco Osvaldo Ruffier. Il piano regolatore dovrà successivamente essere trasmesso alla regione per l’approvazione. Uno dei problemi più delicati e controversi è la previsione, da parte del comune, della cosiddetta circonvallazione per la valnontey, la quale esclude l’attraversamento del centro di cogne, costeggiando il conosciutissimo prato di sant’orso.
    Il quotidiano La Stampa pensa bene di farne l’oggetto di un ampio articolo, sulle pagine locali. Dà voce a campane diverse, quella dell’amministrazione comunale tramite un’intervista al sindaco Osvaldo Ruffier, e quella dell’associazione “Amici del Parco Nazionale Gran Paradiso”. Pare che le cose siano andate così. Il quotidiano La Stampa contatta innanzitutto il Presidente dell’Associazione, se non sbaglio l’avv. Persico di Genova, il quale si defila e consiglia di contattare un rappresentante locale, l’ing. Paolo Jaccod, di Morgex. Anche l’ing. Jaccod si defila, e dirotta l’intervistatore sull’arch. Annalisa Béthaz, che, tra l’altro, è vicedirigente regionale all’ufficio di urbanistica. L’arch. Béthaz ci casca ingenuamente e, a nome dell’associazione, non della regione, esprime il proprio parere contrario alla previsione della circonvallazione.
    Il giorno della pubblicazione dell’articolo (personalmente non ne ero ancora al corrente), verso le 8,30 di mattina entra nel mio ufficio l’arch. Béthaz, visibilmente agitata, e, tra le lacrime, mi racconta l’accaduto.
    Appena arrivata in ufficio, era stata convocata dall’assessore pollicini, il quale le aveva, senza mezzi termini, esplicitamente detto che fosse la prima e l’ultima volta che si permetteva di lasciare dichiarazioni ad organi di stampa, anche a titolo personale o di associazioni. Le medesime avrebbero potuto essere lette od interpretate come una anticipazione delle future decisioni della regione. Ma c’è di più: la minacciò di una denuncia.
    Non so se ho reso l’idea del clima e della situazione. L’arch. Béthaz mi disse allora che non intendeva assolutamente seguire, per conto della regione, l’approvazione del piano regolatore di Cogne.
    Infatti, fui io a seguire le vicende di questo piano regolatore (su incarico del dirigente, ovviamente).
    Volete sapere come andò a finire?
    L’approvazione del piano regolatore di cogne fu una storia infinita; i problemi di fondo erano sostanzialmente due: la circonvallazione della valnontey e l’edificabilità della collina di gimillan.
    Per quanto concerne la circonvallazione (parere negativo dell’ufficio e del CRPT) fu concordata tra il comune e la regione (assessore Borbey) la più pilatesca delle soluzioni: la circonvallazione fu mantenuta, ma prevista in galleria, in sottosuolo. Il comune poteve dire di aver mantenuto la previsione, pur sapendo che tale soluzione, visti i costi, non avrebbe mai visto la luce.
    E i rapporti tra un dipendente regionale e la giustizia? Ne accennerò poi.

  2. Schopenhauer Says:

    mah anch’io nel mio piccolo subisco queste pressioni. Sono nella giunta di un piccolo comune e ho avuto la faccia tosta di scrivere un articolo su un giornale chiaramente schierato, in cui mettevo in evidenza le fantastiche trovate di alcuni politici trafficoni. l’ho firmato a titolo personale, ovviamente, ma non è bastato. Apriti cielo!! i miei colleghi mi han fatto capire più o meno quel che pollicini fece capire alla Betaz, e senza tanti giri di parole. Mal comune….

  3. bruno courthoud Says:

    @ Schopenhauer
    terrei comunque distinti i due casi 1) il caso in cui ad esprimersi su cose che sa sul datore di lavoro (es. regione) è un dipendente (es. funzionario regionale, a titolo personale o di un’associazione, dal caso come il tuo, 2) in cui ad esprimersi, anche se a titolo personale, è un politico (membro di una giunta). Faccio presente che nella fattispecie la sig.ra béthaz si esprimeva non su di un atto della regione (suo datore di lavoro), ma su di un atto di un altro ente (comune di cogne) e, pur dissentendo nel merito, non adombrava accuse di alcun tipo circa la liceità e l’onestà della scelta operata dal comune di cogne.
    Il tuo esempio è comunque calzante per quanto riguarda le regole implicite, ma non scritte, della casta politica: esprimersi, soprattutto al di fuori dei luoghi istituzionali, anche a titolo personale, in modo non conforme all’ortodossia del partito o mouvement a cui si aderisce è molto pericoloso! Se si sa, o se si è in disaccordo, occorre tacere (o cambiare aria!)

  4. bruno courthoud Says:

    Se ce ne fosse stato bisogno, oggi l’amministrazione regionale ha fornito la miglior risposta possibile ai quesiti che si poneva la signora cesarina pavone, mettendo questo blog nella sua lista nera: ai dipendenti regionali non solo è vietato esprimersi (se non in unisono con la voce del padrone), è vietato, d’ora in poi, anche leggere.
    Qualche anno fa, luciano caveri, costretto dai visitatori a chiudere il suo blog, urlava e strepitava contro il blog di vincenzo calì, addirittura in consiglio regionale. Questi invece sono ancora più pericolosi: tacciono, ma picchiano, come si usa in certi ambienti che preferiamo non citare.
    Si tratta ovviamente di un clamoroso autogoal.
    Che abbiano bannato anche il blog di luciano caveri?

  5. bruno courthoud Says:

    La legge regionale sullo spoil’s system e, soprattutto il codice comportamentale in attuazione della medesima, emanato in fretta e furia dopo lo scandalo maccari (se ne erano completamente dimenticati!), ha comunque definitivamente chiarito la questione: un dipendente regionale può esprimersi in ordine all’operato della regione esclusivamente in termini positivi e celebrativi (il senso è questo, non la dizione letterale). E questo ha dato la stura alle frequenti lettere di Stefania Riccardi e colleghi direttori e dirigenti su pagine varie della stampa locale. Prendetele pertanto per quello che sono: difese d’ufficio.
    In poche parole chi fosse invece costretto, dalla pubblica amministrazione a mangiare m…. (es. demansionamento, ecc.), deve invece dire che è buona, oppure … stare zitto. E se parla? Per lo meno è soggetto a sanzione disciplinare, al di là del resto (isolamento, delegittimazione, ecc.).
    Ma veniamo un po’ ai rapporti tra politica e giustizia. Un sindaco, un Presidente della Giunta (per di più Prefetto), ed altri funzionari (es. forestali, soprintentende e funzionari cui compete la vigilanza in materia paesaggistica, messi comunali, ecc.) sono anche pubblici ufficiali, che, in caso di notizia di reato, sono tenuti a comunicarlo a che di competenza. In caso di sospetto, credo che competa parimenti a loro la medesima comunicazione, affinché vengano effettuati gli accertamenti del caso. Questo non avviene, anzi, si cercano accuratamente di lavare gli eventuali panni sporchi in casa, nel silenzio più rigoroso.
    Pensate se a suo tempo Andrione avesse comunicato alla magistratura il falso di bruno milanesio a proposito delle lottizzazioni del colle di joux! Probabilmente la storia valdostana avrebbe preso un’altra piega o, per lo meno, le lottizzazioni in questione non sarebbero state realizzate (risparmio e salvaguardia del territorio e dell’ambiente per inutili seconde case!), si sarebbe risparmiato un lunghissimo contenzioso con i privati (soldoni!) e il relativo rimborso alle società in questione da parte della regione(altri soldoni!).
    Abbiamo invece diversi casi in cui il Prefetto avrebbe dovuto denunciare sé stesso!
    Ma veniamo ad alcuni piccoli e quasi insignificanti casi di cui sono a conoscenza, che però ben stigmatizzano quale sia, in genere, il comportamento dell’amministrazione regionale.
    Negli anni 80 il nostro ufficio aveva anche il compito di gestire i cosiddetti “fondi di rotazione” finalizzati al recupero per usi turistici dei fabbricati storici nelle zone A. Due geometri si occupavano, più o meno a tempo pieno, della gestine dei fondi, istruivano le domande, effettuavano i necessari sopralluoghi, firmavano gli stati di avanzamento dei relativi lavori per l’accesso ai finanziamenti, liquidavano i finanziamenti ecc.
    Un bel giorno il dirigente, forse subodorando qualcosa, percepisce che uno dei due geometri ha dichiarato il falso in uno stato di avanzamento relativo ad una pratica di saint-marcel (per pudore, taccio i nomi), effettua un sopralluogo di conferma, porta il tutto a conoscenza del segretario generale, responsabile del personale, il quale emana una “censura” nei confronti del responsabile, al quale viene sottratta la responsabilità di gestire i fondi di cui è caso.
    Cosa succede nel prosieguo? L’interessato, che ha le dovute aderenze politiche, chiede ed ottiene il trasferimento all’assessorato all’agricoltura e foreste (assessorato notoriamente in odore di santità, come d’altronde l’assessorato ai lavori pubblici), viene nuovamente incaricato di occuparsi di finanziamenti a privati e, non so se in relazione o meno alle chiacchiere metropolitane che circolano, finisce nelle maglie della magistratura, mi pare, comunque, senza conseguenze.
    Beh, per finire, a guisa di premio, diventerà segretario particolare dell’assessore, cioè, dirigente in pectore.
    Credo che l’esempio, nel suo piccolo, sia abbastanza esemplificativo.
    Altro che prendere esempio dai signori raphael rossi, a torino, che consentono all’amministrazione di risparmiare e denunciano i tentativi di corruzione!

  6. bruno courthoud Says:

    Siamo sempre negli anni ottanta, non molto tempo dopo l’episodio sopra citato. Era un periodo in cui cominciavo a sentire la pesantezza del lavoro, l’entusiasmo dei primi anni si era, un po’ alla volta scemato, e cominciavo a rimuginare pensieri strani, tipo: trasferirmi ad altro ufficio (es. lavori pubblici, dove m’informai presso l’ingegnere capo se vi erano posti disponibili, e simili cose), una sorda insoddisfazione e ribellione, se vogliamo chiamarla così. Il mio dirigente, a cui confidai la mia insoddisfazione, mi disse che gli sarebbe molto dispiaciuto se avessi chiesto un trasferimento, ma che avrebbe rispettato la mia volontà.
    In quel periodo, ad inizio mattinata, avevano cominciato a venire nel mio ufficio, per una chiacchierata mattutina, la mia collega arch. Béthaz e la segretaria dell’ufficio. E cominciarono a farmi confidenze e chiacchiere a cui non ero abituato. Continuavano a ripetere che il geometra che ancora si occupava dei fondi di rotazione, nonché un altro dipendente del medesimo assessorato, prendevano bustarelle. Ripetevano che la cosa era risaputa da tutti e si meravigliavano che io non ne sapessi niente. Di più, mi dicevano che il geometra nostro collega, in orario d’ufficio, faceva visure per una banca, ovviamente a pagamento, ed insinuavano scorrettamente che il nostro dirigente dovesse essere necessariamente complice in queste faccende. Chiacchiere, fantasie femminili? Non lo so nemmeno oggi e non sapevo come comportarmi. Stufo di queste dicerie, dopo una notte insonne e dopo averlo anticipato già in precedenza alle mie colleghe, decisi di metterne al corrente il mio dirigente. Il mio dirigente cadde anche lui dalle nuvole (si fidava ciecamente di questo geometra) e, se non mi sbaglio, nel pomeriggio non venne a lavorare. A me disse subito di non parlare assolutamente con nessuno di questa vicenda. Il geometra s’accorse ben presto di essere controllato, che ogni sua mossa era sorvegliata dal capo ufficio, capì che qualcuno gli aveva riferito qualcosa, e cominciò ad indagare all’interno dell’ufficio ripetendo: “qui c’è una spia!”. Arrivò infine da me e io gli raccontai per filo e per segno come erano andate le cose, quanto avevo riferito al capoufficio, da dove provenivano le mie “informazioni”, ecc. Non so che cosa sia stato appurato e cosa no, il geometra fu trasferito, insieme all’ufficio sui fondi di rotazione, ad altre dipendenze, nel medesimo assessorato. Da allora mi son sempre chiesto: “ho fatto bene o ho fatto male?”. Comunque da quel giorno l’atmosfera nell’ufficio non fu mai più la stessa, io ne soffrii maledettamente anche nella mia salute psicofisica, il capoufficio, appena poté, andò in pensione, io non accettai, per motivi di salute, un incarico temporaneo, e, per lo stesso motivo, non diedi, successivamente, il concorso da direttore dell’ufficio. Sempre, da allora, mi son posto la domanda:”ma chi me lo ha fatto fare di “denunciare” una presunta attività non lecita?” Sulle due mie colleghe, la vicenda passò ovviamente, come acqua di rose, senza lasciare traccia.
    p.s. com’è difficile “denunciare”! rischi di portarne le conseguenze per tutta la vita! fine.


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