Un’architettura ad Aosta


Si chiama B63 il nuovo locale in piazza Severino Caveri, il numero è l’anno di nascita dei due soci: Paola Paroncini e Antonio Pistilli. Sono andata all’inaugurazione più che per gustare la birra per vedere il locale e sono rimasta soddisfatta, finalmente un’architettura urbana! Niente di folcloristico o, peggio ancora, niente da catalogo. Una grande vetrata permette di vedere fuori e di vedere dentro, sempre una grande vetrata mette in mostra i grandi contenitori della birra, la comunicazione di fondo è la trasparenza. Legno e ferro sono i materiali principe, come da vecchia fabbrica, ma l’arredo è ironico e punta su schegge di colore qui e là. Credo che il locale avrà successo perché l’ambiente è urbano (non se ne può più del folclore fine a se stesso), ma caldo e accogliente. Non ho cenato, se il cuoco saprà essere all’altezza dell’architetto (Danilo Montovert), avremo finalmente un posto dove stare. Un consiglio: tenere la musica un cicinin più bassa per poterla ascoltare meglio e per poter parlare al vicino (anche in questo caso non è la quantità del suono, ma la qualità ad essere importante). Un altro consiglio: educare gli avventori a non far casino quando escono a fumare una sigaretta, sarebbe meraviglioso, se un locale potesse offrire belle serate senza rompere le scatole a nessuno. Una sfida da vincere: questo è il progresso!

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7 commenti su “Un’architettura ad Aosta”

  1. Web.Aosta Says:

    Peccato per i limiti di orario posti dal Comune!

  2. patuasia Says:

    Se gli avventori saranno persone civili e cioè non sberceranno a voce alta e la musica contenuta all’interno del locale, magari gli orari potranno essere prolungati. Riusciranno i nostri eroi a far convivere due esigenze diametralmente opposte? Noi di Patuasia lo speriamo.

  3. Clotilde Says:

    Davvero molto carino… visto da fuori. Una boccata di vita nello squallore di piazza Caveri e un locale che mancava, ad Aosta. Peccato però che non siano nemmeno esposti orari e giorno di chiusura, senza parlare della desolazione del loro sito Internet o dei tristi pieghevoli distribuiti con espressioni quali “brasseria” (sic!) o descrizioni delle birre che si vorrebbero poetiche ma che sembrano in realtà tradirne un consumo eccessivo (spero che nessuno del blog sia coinvolto nella redazione dei testi). Certo, sono all’inizio, ma con i ritmi imposti dalla fabbricazione in loco della birra, che richiede un consumo a un tempo cospicuo e regolare, farebbero forse bene a darsi una mossa. Possono rapidamente diventare il locale alla moda di Aosta, ma altrettanto rapidamente essere bollati come posto “out”: e con i costi fissi di un locale di questo tipo si fa in fretta ad andare sotto. Peraltro, trovo rischiosissima la scelta di “brassare” un così alto numero di birre, in particolare la Dunkel (perché poi “Munik”, visto che è tedesca e si scrive quindi al limite München o al limite Münchner Dunkel?).
    Comunque, in bocca al lupo ai gestori e ringraziamenti a Patuasia per la segnalazione.

  4. buzzobuono Says:

    Sì, in effetti la pubblicità non è stata all’altezza del locale. Doveva avere una patina di sobria eleganza urbana, invece l’immagine usata era volgare e stupidotta. I testi del dépliant non hanno coinvolto nessuno della redazione di Patuasia, perché non c’era alcun motivo per farlo.

  5. roberto Says:

    Concordo con Clotilde, un locale carino, visto da fuori. Ieri sera (2/12/10), io e due miei amici volevamo dare un assaggio alle birre e mangiare qualcosa. Pensavo che il locale fosse aperto, hanno anche fatto l’inaugurazione! Ma quando alle 19,30 abbiamo provato ad entrare abbiamo trovato la porta serrata. Dopo un attimo di perplessità una signora si è avvicinata, ha aperto e ci ha detto che il locale era chiuso e che dovevamo ripassare tra 2 o 3 giorni. Sic! niente birra artigianale, almeno scrivere 2 righe sul sito? Mah! ho pensato, misteri della ristorazione valdostana, se fai una inaugurazione poi, a rigor di logica tieni aperto il + possibile. Poi mi sono detto: hei, tu non sei un ristoratore che ne capisci della guerra dei locali della notte valdostana? Siamo andati in un locale lì vicino. Certo che se il buongiorno si vede dal mattino……

  6. Clotilde Says:

    Meglio. Il sito riporta ora gli orari, che comprendono un’apertura all’ora di pranzo. Se confermata, è un’ottima notizia. C’è sempre un po’ di fuffa, ma fa parte del gioco. Dopo degustazione (mi dicono che la lager è ottima), se positiva, tornerò a commentare.
    Concordo peraltro con Roberto che c’è qualcosa di misterioso nell’armonia, o a volte, a rovescio, nella cacofonia degli orari di apertura dei locali di Aosta. Spero quindi che B63 non abbia, come nel passato è accaduto a locali decisamente innovativi e superiori alla concorrenza, a subire l’occhiuta attenzione di forze di controllo in teoria imparziali. E mi auguro che il Comune abbia questa volta un atteggiamento più equanime, rispetto a casi analoghi, per quanto riguarda per esempio “l’inquinamento acustico”.

  7. a. Says:

    @roberto

    Mi è cascato l’occhio sulla notizia e giro l’info.

    Sembra che il problema sia burocratico:
    http://www.aostasera.it//articoli/2010/12/04/16196/il-birrificio-b63-inaugura-ma-non-apre-ritardi-burocratici-nella-concessione-della-licenza


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