Questione di soldi (6° parte)


La sciattaggine pubblica e quella privata hanno la medesima origine: troppi soldi. Sembra paradossale eppure è così. Per dirla tutta occorrerebbe aggiungere: regalati. L’abitudine alle entrate senza fine, la costanza dei finanziamenti statali, hanno paralizzato le capacità imprenditive che nascono e si sviluppano in un clima di stimolante bisogno. Noi perché dobbiamo sforzarci di essere competitivi? La stabilità delle risorse economiche derivanti dallo Stato, la percepiamo come un “diritto”. La propaganda unionista insiste pesantemente sul concetto. Quindi, se noi abbiamo diritto di ricevere soldi dallo Stato, in casa esercitiamo questo diritto verso mamma Regione. Contributi a pioggia, assunzioni, agevolazioni e benefici vari hanno contribuito a generare un benessere diffuso, ma totalmente privo di prospettive. A creare una reciproca dipendenza fra il potere amministrativo e l’elettorato. Se il tessuto economico regionale è interamente controllato dalla Regione attraverso le varie partecipate, così la Regione è controllata da una bella fetta di elettorato che, dopo il voto, reclama il saldo. I pochi numeri facilitano il doppio ricatto. Va da sé che i principi basilari dell’Autonomia e i valori della società valdostana sono diventati nel tempo mero folclore. Giro vizioso e mafioso tra il pubblico e il privato. Dipendenza reciproca, affari condivisi, sono le principali voci che caratterizzano oggi la nostra verta vallaye. (fine sesta puntata).

Sabato 25 settembre 2010 alle ore 17.00 alla Biblioteca di viale Europa, Marco Cuaz, Massimo Léveque, Paolo Momigliano Levi, Tullio Omezzoli, discutono il libro di Elio Riccarand “Storia della Valle d’Aosta contemporanea 1981-2009”. Sarà presente l’autore.

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4 commenti su “Questione di soldi (6° parte)”

  1. Paul Says:

    Patuasia vede solo gli effetti negativi dell’abbondanza di soldi. Ma bisogna anche considerare quelli positivi. In Valle l’agricoltuta ha mantenuto una sua vitalità, le scuole sono di buon livello, la rete stradale è fitta e ben mantenuta, l’attività edilizia consente di occupare molte persone, anche per il trasporto pubblico si stanno facendo progressi e sul piano culturale direi che siamo all’avanguardia. Quindi avere tanti soldi magari provoca un po’ di rilassamento, ma è anche un bel beneficio per tutta la comunità.

  2. patuasia Says:

    Signor Paul è innegabile che qualcosa di positivo ci sia stato, sarebbe paradossale il contrario! Ma vede, la pubblicità che gode il Governo locale è ampia e spropositata, al contrario le voci fuori dal coro si contano sulle dita di una mano, noi di Patuasia siamo fra queste. Non sono d’accordo sulle voci buone che lei elenca: l’agricoltura ha generato un malcostume di tipo mafioso; la rete stradale è eccessiva e spesso inutile; l’attività edilizia mangia territorio ed è un indotto clientelare, il trasporto pubblico è carente, culturalmente siamo degli zombie. Si sposti un tantino più a nord e vedrà con i suoi occhi come si esprime la qualità della vita. Con i miliardi di miliardi che abbiamo incassato dallo Stato noi di Patuasia, non ci contentiamo di quello che abbiamo e ci vergogniamo dello sperpero di risorse effettuato sulle spalle degli altri italiani. Siamo esigenti oltre che dignitosi: che ci possiamo fare?

  3. Paul Says:

    Voi di Patuasia….. Ma che cos’è Patuasia? Un movimento politico? Si presenterà alle prossime elezioni regionali, magari in abbinamento con i grillini?

  4. bruno courthoud Says:

    paul, non ti preoccupare: chi si accontenta, gode.


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