La Voce Franca


Alla Voce del Padrone, noi di Patuasia news, abbiamo sostituito la Voce Franca. Per questo non siamo particolarmente graditi e non solo ai nemici, ma neppure agli amici. Siamo convinti che la causa di questo abominevole conformismo, sia l’assenza di una cultura critica. Non c’è articolo d’arte e di spettacolo che non sia una lusinga verso l’autore o verso i protagonisti. Nel caso di un flop non se ne parla. Così facendo si è irrobustito il piattume del pensiero, nemico numero uno della creatività in senso lato. Noi siamo per il confronto schietto, senza ipocrisia. Rivendichiamo il diritto di dire la nostra in quanto pubblico. Eppure… , nonostante questo punto di vista che riteniamo scontato in una democrazia del gusto e del pensiero, io sono stata redarguita su facebook per essere stata pesante nel giudizio di un’opera esposta alla Mostra Concorso. Secondo Umberto Fossà, avrei dovuto essere più morbida, perché l’opera in oggetto (Il risveglio di Carlo Seghesio, primo premio Patuasia-Bleah) era presentata in un Concorso aperto e non in una personale. Consideriamo l’appunto rivolto un contorcimento delle idee: il giudizio del pubblico deve essere condizionato dal contesto? Morbido in un’occasione, tranchant nell’altra? L’opera, quando è conclusa e se esposta, appartiene a tutti, pertanto i giudizi (siamo in un mondo di adulti) sono liberi di essere. Ho manifestato il mio parere, tutto qui. Convinta che il bello esiste solo là dove esiste il brutto. Il conformismo invece abbassa il livello della qualità. Mette tutti sullo stesso piano. Insegue un falso concetto di democrazia: quello della mediocrità diffusa. In Valle si offre lo stesso spazio mediatico, lo stesso spessore nei cataloghi, gli stessi spazi, indifferentemente sia ad artisti di alto livello sia a nullità locali. Questa “generosità” crea presunzione, uccide lo sforzo e mortifica il talento.

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6 commenti su “La Voce Franca”

  1. El Pì Says:

    Ci sono tanti modi, più neutri e incentrati sul “taglio”, per esprimere una critica. Come hai fatto tu, per forza di cose, dai l’impressione di avere dei sassolini da toglierti dalla scarpa nei confronti del sig. Seghesio. E’ successo anche a me con un cantautore valdostano: un mio articolo, molto duro e acre (più su quello che diceva che su quello che suonava), ha suscitato la sua reazione piuttosto scomposta e fuori fuoco. Non è un dramma, succede. Non ho la presunzione di dirti cosa sia meglio fare, è una questione di consapevolezza delle reazioni che provochi.

    Condivido Fossà: se il signore è un amatore che cerca di esprimersi in un concorso è inutile dargli bordate del calibro di “cambia mestiere”, visto che probabilmente ha già un altro mestiere.
    Delle volte ti trovi a scrivere di band amatorialissime di teenagers, ma anche di adulti: se è vero che non puoi parlarne come se fossero i radiohead (qualcuno ogni tanto ci cade), d’altra parte è anche piuttosto sterile dire “fanno cagare”, per la maggior parte lo sanno anche loro.

    Sullo spazio, il risalto e il denaro pubblico da destinare in maniera più meritocratica agli artisti se ne può anche discutere. Ma quella è una questione che investe più Laurent Viérin che l’artista e chi scrive. Ricordo grandi mostre, come quella su Mario Sironi, e grandi vaccate, come quelle sui Beatles (anche se le conferenze correlate erano fighe).

  2. patuasia Says:

    In una realtà appiattita e sterile come la nostra ho scelto deliberatamente uno stile provocatorio, convinta, forse a torto, di suscitare un certo moto di spirito(il successo di Patuasia dimostra che la strada, se non è proprio quella giusta, è almeno buona). Ci vuole coraggio per andare contro corrente e io questo coraggio ce l’ho: né colpa né merito, ce l’ho e basta. Nessun sassolino nella scarpa, questa è mentalità di paese, io il signor Seghesio non so neppure che faccia abbia. Credo che i giovani siano abbastanza stufi degli atteggiamenti falsamente protettivi degli adulti, a loro servirebbe e ce lo chiedono, una maggior fermezza e meno ipocrisia.

  3. Catone (cato censor) Says:

    a proposito di voce franca o libera: è di ieri la notizia su La stampa che la Gazzetta matin cambia di proprietà: ad acquistarla è stato un gruppo formato dalla figlia di Luigi Berger, costruttore di centrali, Giulio Grosjacques socio in affari di Berger, il direttore Luca Mercanti, il gestore della Conad di Verrès, e una piccola parte dell’Unione piccoli proprietari immobiliari. Come dire, sotto il controllo del gruppo Berger. Bella situazione: i poteri forti valdostani, tra la Vallée, la RAI 3 VdA e adesso anche la Gazzetta matin controllano tutta l’informazione regionale.

  4. bruno courthoud Says:

    berlusconi docet

  5. bruno courthoud Says:

    e da qualche parte, la “cricca delle centraline” gli enormi profitti deve pure investirli, o localmente, o in romania, russia, …

  6. giorgio.bruscia Says:

    La cultura è morta e risorta in vari tempi. Gia’ai tempi,il nostro Leopardi, si lamentava dell’imbarbarimento delle giovani compagini. E’ sempre stato così. Corsi e ricorsi. Oggi il nichilismo si sta compiendo. C’é da dire che anche la “cultura” c’ha messo del suo per suicidarsi. Vedi ad esempio l’autorefernzialità degli artisti che hanno fama e che si annoverano ora tra i baroni.

    La “pompa” data a certi personaggi, divenuti personaggi noti soprattutto ai politici di turno per me sono intellettualmente vicini ai culi delle soubrette. La cultura l’hanno anche uccisa. Fa comodo così, e poi è più facile ammaliare con un paio di chiappe esposte, che impegnarsi su di un testo. La cultura è divenuta ciò che era prima pubblicità. In Valle, come dice Patuasia si offre lo stesso spazio mediatico, lo stesso spessore nei cataloghi, gli stessi spazi, indifferentemente sia ad artisti di alto livello sia a nullità locali. Questa “generosità” crea presunzione, uccide lo sforzo e mortifica il talento. E’ così lo zeitgeist, lo spirito dei tempi ti soffia sopra e tu puoi farci poco. Mi meraviglia ancora oggi Pasolini, che riusci’ a vederlo, in tempi nn sospetti.


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