1° Premio Patuasia-Artisanat


Il risveglio, bassorilievo di Riccardo Foretier

Patuasia ha voluto dire la sua. L’artigianato artistico è importante per la nostra Regione e i premi dati forniscono le indicazioni sullo stile, quindi i premi sbagliati esibiscono indicazioni sbagliate. Patuasia è presuntuosa. E’ convinta di capirci qualcosa sull’argomento, molto di più rispetto ai soliti noti. Tralasciando alcune sezioni, ha incentrato l’interesse sulla scultura a tuttotondo, l’altorilievo, i giocattoli e la ceramica. Su quest’ultima condivide, pienamente il parere della giuria che ha conferito il 1° Premio all’artista Marina Torchio. Fra lei e gli altri partecipanti al concorso un abisso. Sensibiltà nell’uso della terra e nell’appropriato accostamento dei colori. Buon disegno e armonia di elementi, danno alla formella una grazia mai stucchevole. Il 1° Premio per la sezione scultura a tuttotondo, Patuasia lo consegna, a parimerito, a due giovani scultori: Irene Tarticchio ed Enrico Massetto. Consapevoli di essere distanti anni luce dalla fatica montanara: non portare fascine di legna sulle spalle, non zappare la terra e non dover mungere le vacche per tirare a campare, hanno coniato un linguaggio contemporaneo che si ispira all’immaginario infantile dei cartoni animati. Mondo dal quale provengono, come tutti coloro che hanno la loro età, e onestamente presentano. Già lo scultore, Gianfranco Anzola, aveva tracciato le prime lettere dell’alfabeto con i suoi comici personaggi dagli occhi rotondi e il sorriso ironico, ma Irene ed Enrico sono ancora più liberi dagli stereotipi, seppur sempre legati ai temi del mondo alpino. Il loro stile è sicuro. Schietto. Una strada nuova per non morire di noia. Per la sezione bassorilievo, il 1° Premio va a Riccardo Foretier. Un segno delicato, finemente poetico. Disegno fragile. Sereno. Ormai raro e per questo prezioso. Per la sezione giocattoli il 1° Premio Patuasia lo rimette a Cesare Marguerettaz (2° per la giuria ufficiale). Stile sobrio. Pulito e colto. Una tradizione che sa stare al passo con i tempi, senza melanconia e rimpianti. Ma Patuasia ha inaugurato anche il Premio-Bleah, che viene offerto al lavoro più brutto in assoluto. Ce n’erano molti fra sculture e bassorilievi che gareggiavano per impadronirsene, alcuni addirittura premiati dalla giuria di regime, ma la scelta, difficilissima, si è concentrata sulla scultura a tuttotondo di Carlo Seghesio. Un’orribile testa di bambino-zombie che fuoriesce dalla terra con spiritelli ai lati. Disegno approssimativo di chi non è capace. Stilizzazione elementare e stereotipata. Nessuna conoscenza anatomica. Poesia sotto zero. Ma lo “scultore” non si scoraggi, nella vita si può sempre fare altro.

Il risveglio di Carlo Seghesio 1° Premio Patuasia-Bleah!

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5 commenti su “1° Premio Patuasia-Artisanat”

  1. elisa Says:

    mi sembra un giudizio molto ma molto gratuito! non mi è piaciuto per niente! il giudizio sulla scultura poteva anche passare, ma giudicare la sua scelta di vita lavorativa… ma come si permette? capisco che lei abbia conoscenze artistiche che io non ho… ma il mondo e la maggior parte delle persone che compongono il pubblico della fiera sono persone come me non come lei! sarei felice che mi spiegasse meglio i suoi giudizi sull opera!

  2. patuasia Says:

    Lei è libera di esprimere il suo giudizio sul mio post esattamente come io sono libera di esprimere il mio giudizio su un’opera esposta. Se lei andasse da un dentista che le infilasse una dentiera al posto dei suoi denti sani, un giudizio sulla sua scelta lavorativa lo darebbe no? Io ho svolto e svolgo un mestiere che mi mette quotidianamente al contatto con l’arte, mi prendo la responsabilità di quello che dico e scrivo (ribadito dalla stellina sotto il post). Considerato il tono del suo commento ritengo inutile spiegarle le ragioni del perché il primo premio Patuasia Bleak!

  3. elisa Says:

    perchè che tono ha il mio commento? è chiaro che non sono contenta che qualcuno in un ambito vasto e variopinto come quello dell arte si arroghi il diritto di decidere chi è del mestiere e chi no, ma sinceramente vorrei proprio sapere da cosa nasce un giudizio tanto severo: “Disegno approssimativo di chi non è capace. Stilizzazione elementare e stereotipata. Nessuna conoscenza anatomica. Poesia sotto zero.”

  4. Graziano Binel Says:

    Mettersi su un piedistallo e giudicare, è arte molto frequente ai nostri giorni.
    Autocertificarsi di competenze ancora tutte da dimostrare è altrettanto diffuso.
    Capirei meglio un urlo contro la necessità di dover cercare primati in una dimensione, quale è quella artistica, che è soggetta ad un fluttuare emotivo che difficilmente riesce a collegare capacità tecnica e comunicatività di emozioni con classifiche imparziali.
    Arrivare poi a sostenere l’esistenza di forme artistiche di regime mi sembra purtroppo una conferma che l’alternativa che molti propongono sia veramente molto distante da un contatto concreto con la nostra società.

  5. patuasia Says:

    Signora Elisa, il giudizio che lei considera severo e che io definisco obiettivo, nasce dall’esperienza e dalla frequentazione nel mondo dell’arte (45 anni le sembrano pochi?). Ma, a prescindere da questo, io credo che chiunque possa esprimere un suo libero parere, non c’è bisogno di un piedistallo. Ma c’è parere e parere. Il mio trascende il fluttuare emotivo (signor Binel), si limita ad alcuni parametri che esistono qui come altrove. L’aspetto “romantico” della percezione è appannaggio di un sentire populista che con la storia dell’arte c’entra poco. Potremmo discutere all’infinito, mi scusi, ma non ne ho voglia.


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