Della privacy me ne fotto!


Esercizio per la mente 1

Famiglia

La scusa è quella della difesa della privacy, la verità è molto più profonda. Intanto quale privacy? Ogni giorno riceviamo telefonate che ci invitano a quella o a quell’altra promozione: telefonia, vini, mobili, olii, vacanze… . Non ci lasciano pranzare in pace, dormire, andare in bagno: il telefono squilla e uno sconosciuto ci pubblicizza qualcosa, costringendoci spesso a far leva sulla maleducazione, salvo poi sentirci in colpa, pur di liberarcene. Conoscono le nostre abitudini, i nostri gusti, siamo sempre più rintracciabili… . E’ questa la privacy? No, il mercato è bulimico e della nostra intimità se ne frega. La nostra società è dettata dalle leggi del mercato quindi, di conseguenza, si potrebbe dire che la privacy non esiste, eppure formalmente lo Stato la difende. Perché? A parte la necessità del Primo Ministro di seppellire l’informazione per questioni personali, la difesa della privacy si confonde con quella della famiglia. E sulla famiglia si fonda il nostro Stato. Una famiglia sempre più ridotta, isolata, chiusa nelle pareti di casa, dentro alle quali ogni problema si fa gigante perché privato di un confronto che possa alleggerirne il peso. La famiglia è sola con i suoi problemi economici, sociali, affettivi. E’ questa la privacy! Una macchina che genera solitudine, che alleva la disperazione, che causa tragedie. La sacralizzazione del privato ha indotto la famiglia all’isolamento e la società che ne consegue è la sommatoria di queste solitudini. Eppure si è sempre detto che l’uomo è un animale sociale, dunque sarà a causa di questo vuoto che la famiglia è impazzita? E’ sufficiente leggere le cronache per rendersene conto. Una società sola è debole e ha paura. Più facile da manipolare. Utile e sano sarebbe tornare al sociale, coltivare il sentimento della comunità, dell’altruismo… per sconfiggere i demoni che, inevitabilmente, si fanno padroni nel buio di una ingannevole cella.

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One Comment su “Della privacy me ne fotto!”

  1. libero Says:

    E’ vero, ci difendono da quale privacy? Quando vado in Francia due secondi dopo il passaggio dal traforo ricevo almeno tre messaggini che mi informano sul servizio di telefonia del paese in cui mi trovo. Per non parlare delle pubblicità via telefono. La privacy non esiste, al suo posto, come è stato scritto nel post, c’è la solitudine. Una volta c’erano i circoli, le parrocchie, i dopolavoro, oggi ci sono i bar, ma sono cari e non si socializza. Tutti a casa a macerarsi nelle frustrazioni quando non esplodono. Sarebbe interessante sapere quante vittime familiari ci sono all’anno, secondo me sono maggiori di quelle sul lavoro.


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