La storia si fa in casa


Questo post è un esempio piccolo piccolo, ma significativo di come funziona la Valle d’Aosta e di come se ne scrive la storia. Mi sento di farlo perché spesso sono le vicende più banali che incuriosiscono il più largo pubblico e che meglio comunicano il “regime” in cui stiamo vivendo. Per questo, e solo per questo (la mia anima ha digerito tutto perché ho un’anima grande), ho deciso di scrivere di me.

Alla presentazione alla stampa della mostra “L’Adret et l’Envers” di Andrea Granchi a cura di Alessandro Parrella, tenutasi all’Accademia delle Arti e del disegno di Firenze, fra gli interventi di rito quello del neo-sindaco di Saint-Rhémy-en-Bosses, Corrado Jordan, spicca su tutti. Alle formalità tipiche dell’occasione, Jordan aggiunge la negazione di un periodo importante per il suo Comune: quello che include la nascita dello spazio espositivo del Castello e dei cinque anni consecutivi. (L’apertura del castello è stata inaugurata dalla sottoscritta con una mostra di artigianato dei partecipanti ai vari corsi della Coumba Freide.). Così, secondo il comunicato stampa del Bureau de Presse, Corrado: “ha ringraziato Edi Avoyer, suo predecessore per aver intrapreso il percorso che attraverso le esposizioni del pittore parigino Norbert Verzotti e poi di Dario Ballantini hanno consentito a un vasto pubblico di avvicinarsi con un approccio diverso allo splendido borgo di Saint-Rhémy”. Con questa affermazione il neo-sindaco ha cancellato cinque anni di storia del suo Paese! Le dieci esposizioni che ho curato negli anni di collaborazione con il Comune, per lui non contano niente. E non lo dico per difendere il mio lavoro, ma per rispetto verso tutti coloro che in quegli anni hanno presentato le loro sensibilità attinte dal territorio. Sì, perché lo sforzo da me intrapreso e poi gettato ai rovi, è consistito proprio nel cercare di conferire un’identità culturale al Castello, un genius loci che avesse radici nel contesto: vuoi della Comunità Montana vuoi della Valle d’Aosta. Sono persona sgradita al Potere e quindi debbo essere messa ai margini e dimenticata. La verità sacrificata agli umori dei politici. La storia fatta in casa come la grappa. Sono certa che il Signor Jordan non ce l’ha con me, ma questo non alleggerisce la gravità della sua dichiarazione, soprattutto verso i suoi compaesani.

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4 commenti su “La storia si fa in casa”

  1. bruno courthoud Says:

    dei politici possiamo dire come dell’AIDS: chi li conosce, li evita.

  2. Catone (cato censor) Says:

    sapessi quante volte succede!!!

  3. raz-les-bolles Says:

    A proposito di storia – e di storia recente – consiglio a tutti di leggere il terzo volume della storia della Valle d’Aosta contemporanea di Elio Riccarand. Vi si traccia un quadro chiaro dei motivi per cui oggi siamo una regione ricca di denaro e povera di bellezza, di capacità imprenditoriale, di autonomia vera. Sarà sicuramente un libro boicottato al massimo grado dal Palazzo, così come lo è stato il bel libro di Andrea Desandré “Notabili valdostani. Dal fascismo al fascismo: viaggio a ritroso e ritorno “, uno dei pochissimi seri esempi di ricerca storica sulle fonti di prima mano (Archivi), volume osteggiato dai suoi stessi promotori, ovvero dall’Istituto storico della Resistenza(Don zel in primis), che infatti non l’ha mai presentato pubblicamente perché colpevole di aver pestato i piedi a una famiglia notabile della Gauche (???) “de inque”. Chissà se ci fosse di nuovo un vero fascismo, che cosa farebbero questi qui del Piddì che oggi si fanno belli come membri del direttivo della venerabile istituzione, il cosiddetto “Istituto storico della Resistenza”… Uha ha ha uha ha, mi vien da ridere…

  4. patuasia Says:

    Proporlo alle scuole come Civilisation valdotaine?


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