Il rispetto verso gli affari


Caffé fronte camion!

Che i nostri amministratori vuoi comunali vuoi regionali di chiaro in testa abbiano solo gli affari lo si capisce da come si comportano nei fatti. Prendiamo ad esempio il turismo. L’assessore regionale Marguerettaz si sforza di farci credere che desidera per la Valle un turismo sostenibile, di qualità, sensibile e rispettoso dell’ambiente. Dunque, uno sviluppo in tal senso dovrebbe tenere conto di un trasporto meno impattante, volto a ridurre l’uso individuale delle auto che si traduce nel trasporto su rotaia. MA, fra i grandi progetti che trasformeranno per decenni la nostra città in un gigantesco cantiere, brilla fra gli altri quello del “diverso attestamento dell’asse ferroviario”. In pratica si vuole dividere in due la stazione: una fine corsa ad Aosta e trecento metri a ovest un inizio corsa per Pré-Saint-Didier. Il turista che vuole risparmiare sulla benzina, inquinare meno, non avere problemi con i parcheggi, quel turista che l’Aurelio si augura di ospitare, si troverebbe quindi nella comoda situazione di scendere da treno, farsi “quattro passi” con scarponi, sci, zaino e cercare la coincidenza per i campi da sci. Un vero incentivo alla riduzione del traffico automobilistico! All’ombra di questa e di tutte le contraddizioni che contraddistinguono la nostra amministrazione, sta la ragione vera e cioè gli affari. Quei trecento metri di suolo urbano, definiti nel programma del PD come “superfici da restituire alla città”, diventeranno delle aree edificabili, buoni appezzamenti per nuove e insensate speculazioni edilizie.

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4 commenti su “Il rispetto verso gli affari”

  1. giorgio. b Says:

    Tra gli altri punti del programma, dell’ALPE il passaggio da tassa a tariffa per i rifiuti e l’incentivazione del trasporto pubblico, con la proposta di affidarne la gestione direttamente al Comune e l’estensione delle aree pedonali e delle piste ciclabili “per abbattere l’emissione di polveri fini”.

    Io penso che si possa fare anche di più, come ad esempio praticarle e usarle veramente queste piste ciclabili. Ad esempio quelle lungo la Dora sono deserte, anzi no, ci sono io che cammino tutte le mattine e qualche drappello di militari che si allena. E poi non fare come in viale della Pace dove tutti predicano platani sani e aria pulita…e poi a scuola per portare i figli usano il SUV o semplicemente “il fuoristrada” alla moda lungo sei metri. L’inquinamento è dovuto alle parole gettate al vento.

  2. michel Says:

    No,l’inquinamento è dovuto in molti casi alla maleducazione e al disinteresse delle persone.
    Io oggi sono andato a vedere una bicicletta a pedalata assistita da utilizzare per andare al lavoro…Bella idea per risparmiare benzina e non inquinare l’ambiente,e fare un pò di esercizio fisico.

  3. mario Says:

    le piste ciclabili ci servono per muoverci in Città in modo alternativo e non inquinante, non per fare belle passeggiate lungo la Dora. O meglio: bene per lo svago domenicale, ma il traffico automobilistico cittadino si riduce se posso andare a lavorare, a scuola, negli uffici regionali o comunali in bici, su percorsi protetti dall’invadenza degli automobilisti e dei loro suv

  4. giorgio. b Says:

    Mario,
    lei ha perfettamente ragione, ma provi a pensare ad una cosa. Quante saranno quelle famiglie che avendo una tempistica obbligata per impegni lavorativi va a scuola, con figli ribelli e zaini da 7 kg. e passa l’uno, e in bicicletta? Sì, qualche persona c’è che lo fa, ma quella non è sicuramente una persona che deve timbrare il cartellino. Se poi la stagione è quella invernale, le auto si moltiplicano. Non parliamo poi dei bravi lavoratori regionali – ho fatto un nome a caso di una categoria più rappresentativa – che se potessero entrerebbero nell’atrio o nell’ufficio con il proprio mezzo a motore. Non so se lei ha mai assistito a gustosissime liti-scenette per i parcheggi più prossimi alla sede di lavoro. In viale della Pace poi chi va a piedi rischia certe mazzate di castagne selvatiche, in testa che la sconsiglio vivamente di passeggiare là sotto.

    Io sono 26 anni che abito ad Aosta e mai, dico mai ho preso l’auto per andare a lavorare. Anche molte commissioni le sbrigo con il mezzo a pedale. Avevo una Frejus originale, con cambio Simplex e me l’hanno rubata davanti all’Usl. Mi pare che anche a Tamone gliela avessero rubata…secondo La Stampa. Ora ho un’altra Frejus originale, ma senza cambio, e la uso con circospezione. Mi sono provvisto di una catena d’acciaio. Non ho mai preso una multa per divieto di sosta o per aver lasciato l’auto in doppia fila… Io la mia la lascio nel box. Quanti di questi personaggi sarebbero disposti, una volta costruita un’altra pista ciclabile ad usufruirne? Penso molto pochi. Oggi sia il riscaldamento che il condizionatore montati su tutte le auto sono delle sirene irresistibili. Vuoi mettere arrivare sul lavoro accaldato e sudaticcio o con i pantaloni bagnati dalle pozzanghere! Meglio fresco e azzimato. Dai, ma chi sarà mai colui che fa ancora questi sacrifici? Ho detto tutto questo, perchè ad Aosta non esistono i presupposti di base di una popolazione vogliosa di usare mezzi faticosi di trasporto e di vivere una vita “arcadica”. Sono spariti completamente i connotati di sogno idilliaco, in cui non era necessario lavorare la terra per sostenersi. Oggi chi più ha, più esige comodità…


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