Dalla parte dei consumatori!


Michela Frison, titolare di un salone di bellezza, spiega, dalle pagine della Stampa, il suo disappunto riguardo alla crescita del 33% del numero di imprenditori cinesi, di cui i coiffeur hanno inciso maggiormente. L’onda gialla la preoccupa: “Dipenderà dai Comuni, basta non dare più licenze, è una concorrenza sleale. I cinesi fanno shampoo e piega per sei euro. Sono tornata oggi da Roma e ho visto che ci sono solo parrucchieri cinesi. Io ho le mie clienti di fiducia e non mi lamento, ma in Valle di parrucchieri ce ne sono già troppi. Ci mancano anche i cinesi». E’ probabile che la signora in questione voti per un partito liberale, al cui centro campeggi la parola libertà. E’ anche molto probabile che non ne conosca bene il significato, al contrario non avrebbe rilasciato questa dichiarazione. Inoltre non sa neppure che, all’oggi, non è più necessaria la licenza, ma è sufficiente una dichiarazione di inizio attività (DIA) ed essere in possesso della qualifica professionale. Ha comunque ragione nel ritenere che in Valle ci siano troppi parrucchieri: troppi parrucchieri che prendono venti, trenta euro per una piega! Allora ben venga la libera concorrenza. Saranno poi i consumatori a decidere da chi andare; ai nostri artigiani rimane, comunque, tutta la creatività necessaria per non lasciarsi sfuggire i clienti. Questo è il libero mercato signora Frison.

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4 commenti su “Dalla parte dei consumatori!”

  1. Frank Says:

    Concordo in pieno! Come si può dare la colpa ad un concorrente solo perché fa pagare di meno? E’ assurdo…

    Ahaha, che mentalità!

  2. Anonimo del seminato Says:

    Forse prima converrebbe chiedere alla parrucchiera Frison quanto le costa tenere un dipendente in regola pagandogli ( giustamente) i contributi e quanto costi al parrucchiere cinese l’aiutante non in regola, pagato poco e sfruttato per 10/12 ore al giorno.
    Qui non é un discorso di concorrenza, perché la concorrenza dovrebbe avvenire tra soggetti alla pari, mentre questi casi non lo sono.

    È quindi molto probabile che la signora continui a votare per un partito liberale se l’alternativa è una cozzaglia indefinita che blatera di concorrenza senza capirne una mazza. Forse, se cominciassimo a difendere i piccoli artigiani che si fanno un culo dalle 6 alle 20, che onestamente fanno il loro lavoro, mettendosi in regola, rispettando i propri aiutanti rispetto a quei cinesi che praticano concorrenza sleale perché non sono in regola e se ne sbattono del costo del lavoro ( visto che la loro manodopera non è la nostra ma neppure ha le nostre tutele).
    Ma non come la lega, cacciando l’immigrato che ci ruba il lavoro, ma pretendendo la sua integrazione nel rispetto della nostra legislazione.
    Poi, forse, i prezzi non saranno molto diversi….

  3. frecciarossa Says:

    Anonimato@ chi le dice che tutti i cinesi non mettano in regola i loro aiutanti e gli italiani si?
    Può essere, ma in questo caso cosa c’entra il consumatore, sarà la finanza ad occuparsene (possibile che riescano a cavarsela?)e saranno gli stessi artigiani a difendere i loro interessi e poi, visto che lei mette in piazza i poveri artigiani io metto in piazza le mogli degli operai che per farsi un taglio una volta l’anno devono fare la cresta sulla spesa!Che i cinesi paghino i contributi e che gli italiani abbassino i prezzi, spesso fuori da ogni controllo.

  4. tueno Says:

    Mi sembra di aver capito che la signora Frison non voglia che i cinesi siano messi in regola, ma che non abbiano la possibilità di lavorare! Secondo lei il mercato è saturo e quindi va chiuso e questo cozza con i principi liberali del nostro Paese. Perfettamente d’accordo sul fatto che i lavoratori stranieri debbano attenersi alle nostre regole e rispettare i loro dipendenti. Concordo anche con la signora Frecciarossa nel sostenere che è compito della Guardia di Finanza controllare che gli artigiani siano in regola, cinesi o italiani che siano e non dei consumatori.


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