Psicologi come noccioline


E’ vero che in montagna è più facile essere “suonati” che altrove, soprattutto là dove non batte il sole e il cielo è ridotto a una striscia, ma di sfornare decine di psicologi ogni anno non abbiamo più bisogno: come per le auto ne possediamo in media più di una a testa, tanto che possiamo permetterci di curare anche la depressione dei nostri gatti. L’inutilità del corso di specializzazione della facoltà di Psicologia è stata rilevata anche dal Consiglio dell’Università della Valle d’Aosta,  che l’ha finalmente soppresso. Con cosa lo rimpiazzeranno? Perché per riempire la futura Cittadella universitaria qualche corso dovrà pur esserci.

Explore posts in the same categories: Commenti vari, Informazione

Tag: ,

You can comment below, or link to this permanent URL from your own site.

24 commenti su “Psicologi come noccioline”

  1. dario Says:

    Master in richiesta sovenzioni e contributi?

  2. Mahdi Says:

    Al tempo… I lavori inizieranno tra un po’, si può comunque ritardarli (vedi ospedale) e quindi c’è sempre la possibilità di cambiare la destinazione della Testafochi e del “campus”. Abbiate più riguardo per Rollandin e Milanesio. Non sono degli stolti, pianificano le cose con anni di anticipo, hanno una sola cosa in testa e soprattutto, a entrambi, dell’istruzione e della cultura, senza parlare della Valle d’Aosta, non importa assolutamente nulla. L’unica astrazione di cui sono capaci è infatti certi specifici segni arabi e la lingua italiana (lasciamo perdere il resto) si riduce per loro all’avverbio interrogativo “quanto”? Suvvìa, non ci starebbe bene, nella Testafochi, una bella galleria commerciale, magari completata dalla fermata della metropolitana ove si incrocerebbero le due linee?

  3. preferisconolemucche? Says:

    finalmente sopresso…??? ricordo, a chi non si crede stolto, che l’università NON è un istituto professionale!!!!!!!!!

  4. Federica Says:

    stiamo scherzando spero!
    l’università dovrebbe essere un centro culturale,se poi uno si laurea per poter migliorare le sue possibilità lavorative è comunque un servizio che spetta ai cittadini quello di essere istruiti e di poter ampliare le proprie conoscenze!
    inoltre se mancano i soldi per psicologia come si può immaginare che ci siano soldi per altre facoltà?
    a scienze dell’educazione attiveranno la specialistica, per poi in futuro sopprimere comunque la facoltà di scienze dell’educazione per lasciare + spazio a scienze della formazione primaria, nn vedo perchè attivare un’altra specialistica sapendo già che la si dovrà sopprimere!
    cmq qui è un posto di chiusura mentale e fa comodo poter manipolare le masse e la gente ignorante (nel senso che non è a conoscenza), mentre psicologia apre la mente e potrebbe anche spodestare qualche politico dalla sua bella poltrona, perchè amplierebbe le vedute della gente “bigotta”!
    Aprite gli occhi, come è successo a psicologia potrebbe succedere a qualcun altro!

  5. cristina Says:

    Non sono d’accordo con quello che dici, chiudre un corso di laurea dove il numero degli iscritti è sufficiente a dargli senso di esistere è sempre sbagliato. Inoltre penso che lo stereotipo dello psicologo strizzacervelli che ti fa sdraiare sul lettino sia decisamente anacronistico e mi verrebbe da definirlo un pregiudizio da ignoranti. Lo psicologo non si occupa solo di depressi e di “suonati” come dici tu. Ti inviterei a documentarti in merito prima di vomitare idiozie…sai in valle fare una bella figura è importante!. Vorrei anche tranquillizzarti in merito al fatto che solo un’infinitesima parte dei futuri psicologi lavorerà in valle e anche se così non fosse, se uno vuole, di auto se ne compra anche 3 o 4, altrimenti se ne va a piedi.
    Per chi non lo sapesse.., la facoltà di psicologia non è “laureificio” ma un luogo dove si fa cultura e la si fa bene, di questi tempi valore raro.
    Un’ultima cosa…ti consiglio anche una visita oculistica dato che in valle il sole batte più che altrove e il cielo è di un azzurro meraviglioso, forse sei tu che non riesci a vederlo.

  6. Manuel Says:

    Premetto che ho frequentato l’università di pisa, l’ecole d’architecture de lyon, il politecnico di torino e l’università di stanford e le mie affermazioni sono basate su queste esperienze. Per quello che ho capito dell’economia politica, un avanzo, cioè il risutalto positivo di bilancio, per un ente pubblico è grave quanto un disavanzo, cioè un ristultato negativo, dove le uscite sono maggiori delle entrate. Mi pare di ricordare che la nostra amministrazione regionale ha annunciato pochi giorni fa – con vanto – di avere un avanzo di 160 milioni. Se è vera l’affermazione di cui sopra da vantarsi c’è ben poco, perché 160 milioni di euro, cioè il 10% delle imposte (nostre), sono fermi a “fare cassa”. Risparmio? No: svalutazione, perché l’anno prossimo questi soldi saranno sempre 160M ma varranno come 147 (162-8%), nella migliore delle ipotesi 150. Quindi che fare? Non va mai bene nulla? Esatto, ma questo è un dato di fatto, l’entropia rovina sempre tutto e noi donatori di energia non possiamo far altro che limitare i danni. Tutto ciò per dire che i soldi ci sono, che il corso non è stato tagliato per motivi di bilancio ma per motivi di formazione.
    Propongo all’attenzione dei lettori una situazione non rara, ahimè. Una ragazza nata a cervinia dove i servizi certo non mancano ma a 14 anni è costretta a trasferirsi ad Aosta, magari dalle suore, magari per frequentare il liceo classico. 5-6 anni e viene il tempo dell’università, di partire, a meno che…la stessa ragazza non scelga di intraprendere la carriera universitaria proprio lì accanto a dove ha studiato 5 anni, nell’altra ala dell’edificio. E sono almeno altri 3 anni. Beh, io chiederei l’eutanasia ma non tutti sono autonomi e quindi qualcuno ha capito la situazione e pensa, forse, che, desiderando di intraprendere una carriera che influirà sulla qualità della vita delle persone – a differenza dell’edicolante, non me ne vogliano – è il caso di mandare queste persone a formare NON la conoscenza ma la loro vita FUORI. Fuori dalle mura del san giuseppe. Ora la domanda è: ce la faranno le nostre eroine?
    Le prospettive cmq non sono rosee per le psicologhe che, credo, abbiano scrito prima di me. L’USL, dopo aver esaurito l’inchiostro per le assunzioni, ha finito anche le sedie – i soldi mai – e quindi non potrà più assumervi. Desolato, la ragazza di cervinia passerà dalle grigie del san giuseppe a quelle grigie del père laurent.

    Queste ultime righe per rispondere, sempre sulla base delle mie esperienze, all’autore del post. Perché non proporre qualcosa invece di puntare sempre il dito? Anche solo una volta l’anno.
    Beh, qualcosa la propongo io se mi permettete: a Lione c’è un “quartiere” chiamatao cité internationale. Mi piacerebbe che la cittadella universitaria si ispirasse a questa dove oltre ad un hotel per tenere convegni in una dignitosa sala conferenze – non come quella del palazzo regionale-: Mi piacerebbe che i mille locali di questa cittadella fossero messi a disposizione dei futuri professionisti di questa piccola terra e che quei 160 milioni paghino lo stipendio di gradi docenti per creare un micro-polo universitario di formazione ma anche di ricerca dato che abbiamo i volumi – e la superficie – per farlo. Mi piacerebbe che questo polo venisse adeguatamente finanziato per portare, attraverso la ricerca, la nostra dignità al di sopra di una discussione che si basa sul “come è successo a psicologia potrebbe succedere a qualcun altro”. A quel punto potrebbe tornare il senso di una laurea specialistica tra queste montagne. Lo so, penso nel medio-lungo termine, penso al futuro, penso a qualcosa che abbiamo ucciso ma dato che è futuro, né si vede, né si ricorda.

    Saluti dall’isola che non c’è

  7. Manuel Says:

    manca un pezzo:
    eh, qualcosa la propongo io se mi permettete: a Lione c’è un “quartiere” chiamatao cité internationale. Mi piacerebbe che la cittadella universitaria si ispirasse a questa dove oltre ad un hotel per tenere convegni in una dignitosa sala conferenze – non come quella del palazzo regionale-:

    ci sono decine di appartamente affittati con margine di guagagno minimo a studenti dell’università e giovani fino a 30 anni o coppie senza lavoro sicuro o..o…o…qualcosa di simile alle case popolari. Questo non per risolvere l’emergenza per queste persone, ma per abbattere i costi degli affitti di tutta la città.

    Mi piacerebbe che i mille locali di questa cittadella fossero messi a disposizione dei futuri professionisti di questa piccola terra e che quei 160 milioni paghino lo stipendio di gradi docenti per creare un micro-polo universitario

    di eccellenza come mendrisio (12.000 abitanti)

    formazione ma anche di ricerca dato che abbiamo i volumi – e la superficie – per farlo. Mi piacerebbe che questo polo venisse adeguatamente finanziato per portare, attraverso la ricerca, la nostra dignità al di sopra di una discussione che si basa sul “come è successo a psicologia potrebbe succedere a qualcun altro”. A quel punto potrebbe tornare il senso di una laurea specialistica tra queste montagne. Lo so, penso nel medio-lungo termine, penso al futuro, penso a qualcosa che abbiamo ucciso ma dato che è futuro, né si vede, né si ricorda.

  8. cri Says:

    spero onestamente che non chiuda, non perchè io senta questo enorme bisogno di psicologi, ma perchè la specialistica di psicologia di aosta, in pochi anni è riuscita ad imporsi nel panorama nazionale, offrendo insegnamenti che altrove non ci sono. basta un numero: il 40 per cento degli iscritti alla specialistica vengono da fuori valle, penso dovrebbe essere questa la finalità ultima di un campus, attirare intelligenze da fuori. se poi vogliamo rimanere chiusi tra quattro montagne e a celebrare cobra e cabraz, facciamoci pure del male

  9. patuasia Says:

    Bella discussione: IL POST HA FATTO CENTRO!
    Rispondo a Federica:l’università non è esattamente un centro culturale, ma un’istituzione che forma futuri professionisti. Se c’è un’overdose di un certo tipo, come nel caso di psicologia, è bene che il corso venga sostituito. Il rischio è che bravi psicologi si ritrovino a fare i baristi frustrati. Sulla paura che può incutere la psicologia-apri-mente ai nostri politici, permettimi un sorriso.
    Rispondo a Cristina: Sia per lavoro sia per amicizia sia per studio ho conosciuto e conosco molti psicologi e psichiatri, di alcuni ho stima di molti altri no, ma questo non c’entra. Considero la psicologia una disciplina umanistica e non scientifica e noi, in Italia, abbiamo bisogno soprattutto di scienziati di cui siamo estremamente carenti! Le mie considerazioni partivano da questo semplice presupposto. Se uno vuole arricchire il proprio bagaglio di conoscenze è libero di farlo senza pesare sulle spalle della collettività, chiedendole di finanziare un corso di laurea diventato, per la società, “inutile”. Il nostro meraviglioso cielo azzurro (è vero!) vede il più alto numero di suicidi in Italia.
    Rispondo a Manuel: un blog non è esattamente il luogo dove far proposte, alcuni di noi le hanno presentate nei modi dovuti, a chi di dovere e in tempo debito. Bene hai fatto ad andartene, unico vero modo per aprire la testa, perché i libri non bastano: ci vuole il mondo addosso! Infatti, come può mai essere brava un’insegnante che non è mai uscita dal proprio quartiere-città?

  10. cri Says:

    inutile o non inutile, mah? cara patuasia, il discorso che fai è assai pericoloso e leggermente dispotico.

  11. El Pì Says:

    Forse la prima stortura è stata aprire psicologia in Vda, ma la seconda viene di conseguenza: chiuderla mentre molti studenti la stanno frequentando obbligandoli senza grossi preavvisi ad emigrare, cosa per molti insostenibilmente esosa.

    Si dice spesso: l’università deve essere in sintonia con il mondo del lavoro, raramente ci si chiede come mai il mondo del lavoro non corrisponda agli imput di quello accademico.

  12. moussechocolat Says:

    Se l’imput accademico valdostano è quello di sfornare psicologi e il mondo del lavoro dovesse essere in sintonia, di cosa camperemmo tutti quanti? Già il 60% delle entrate regionali va in spese del personale e solo un misero 30% in investimenti…, non abbiamo bisogno di nuovi impiegati. E poi i corsi continuano regolarmente per i vecchi iscritti; non si accettano matricole.

  13. El Pì Says:

    Sì ma molti finiranno per dover dare esami a Torino, vedrai.

    Il discorso degli imput, come quello dell’istruzione, è da prendere in maniera generale. Pensa a quanto, prima della crisi, si parlava di assenza di innovazione nell’industria italiana e di fughe di cervelli: questi sono indizi che le figure professionali che escono dal mondo accademico sono spesso più avanti di quello che vengono richieste.

  14. El Pì Says:

    Forse è una cazzata, ma mi è venuto in mente un’ipotesi del perchè qui hanno deciso di aprire psicologia.

    L’anno scorso a Palazzo Nuovo (Torino) hanno esposto dei cartelloni con delle statistiche interessanti: numero di iscritti per facoltà di Unito e percentuale di laurea.

    Psicologia era la prima per iscritti (o una delle prime) e sicuramente l’ultima per percentuale di laureati (tipo neanche il 30%).

    Allora forse questo spiegherebbe la convenienza e al tempo stesso la stronzata dell’operazione. Apri psicologia e vai sul sicuro: hai tanti iscritti e molti di questi stanno anni a pagarti tasse universitarie.

    In ogni caso resta un fatto: con l’economia così poco incisiva che c’è qua, con la maggior parte delle facoltà rischi di fare un buco nell’acqua.

  15. steppenwolf Says:

    Oppure molto più semplicemente, visto il tasso di suicidi in RAVA servono un sacco di psicologi….
    Visto dal di fuori, dalle lande brumose della valpadana, avete troppi soldi ed un sacco di gente che li spende in maniera da farsene tornare la gran parte nelle proprie tasche, ma cosa drammatica è che vi va bene così…. e chi dissente è allontanato, ostracizzato, espulso, considerato un reietto, quasi da sopprimere, in qualsiasi modo…
    quasi meglio la moratti e formigoni del vostro rollandin….

  16. superzenta Says:

    L’ipotesi di El Pì non è una stronzata: l’Università appena aperta aveva fame di iscritti per poter crescere e, visto che la programmazione per il futuro da noi non si fa, hanno scelto un corso inutile che però assicurava i numeri e manteneva i giovani entro i confini di casa. Un luogo come il nostro (piccolo Nepal europeo) avrebbe dovuto puntare su una facoltà specialistica in problematiche ambientali alpine: glaciologia, clima, ecc… con tanto di professoroni e studenti stranieri. Invece abbiamo professorini, alcuni arrivano dalla scuola media, e studenti valdostani! E poi sono costretti a chiudere! Che razza di politica! Che razza di posto! Concordo: meglio la Moratti di Rollandin!

  17. cristina Says:

    L’università aveva bisogno di crescere…certo, quando una cosa nasce si spera che cresca. Infatti è proprio quello che è successo. Ma quali professorini di scuola media? I Professori di psico sono degni di essere chiamati tali, lavorano con passione e con un contatto umano che gli fà onore. Se il corso fosse inutile non ci sarebbero così tanti iscritti da dover imporre il numero chiuso a 50 alla triennale. Numero chiuso che ha significati sconosciuti dato che una delle motivazioni per chiudere è il basso numero degli iscritti. Prima ti tappano le ali e poi ti incolpano di non saper volare!

  18. pippopippo Says:

    se ci sono così tanti iscritti é perché aosta é piena di frocetti che invece di trovarsi un lavoro vero si iscrivono all’uni coi soldi di mamy e/o papy. una sola parola per loro: pvhppvnpnmmv [rot13]

  19. marburg Says:

    per Cristina: i professori non saranno professorini, ma se gli studenti come te arrivano all’università, avendo superato un test di ingresso, e scrivono “fà” (si scrive fa, senza accento) e “tappano la ali” (si dice tarpano! come si fa a tappare un’ala?) qualche problema sulla qualità dell’output della nostra università io lo vedo.

  20. cristina Says:

    la mia ignoranza non ha niente a che fare con quelli che tu definisci “professorini” e tanto meno con la qualità dell’output della nostra università. Comunque grazie per le correzione, ne farò tesoro.

  21. bruno courthoud Says:

    sapeste cosa dicono dell’univda negli ambienti accademici di torino, solo per non andare troppo lontano! spero vivamente che ai miei figli non venga l’insana idea di frequentarla, un’università politicizzata da quattro “politicastri” di chez nous!
    che occasione sprecata! ed intanto incomincia il valzer dei milioni per la testafochi.

  22. cristina Says:

    se la facoltà di psicologia fosse veramente politicizzata, come dice Lei, non sarebbe chiusa, anzi..è esattamente il contrario. I professori non sono schierati, non cavalcano l’onda politica che c’è in valle. Le vorrei dire anche, nel caso non lo sapesse, che la maggioranza dei professori che insegnano chez nous, insegnano anche nella facoltà di psicologia di Torino!

  23. El Pì Says:

    No ma infatti, non credo che il problema stia nella qualità, anzi aprire piccole sedi può anche dare una possibilità a tanti validi non ordinari di esercitare come si deve la professione di docente.

    Non credo neanche che si insegni “psicologia unionista”.

    Il problema, credo, sta sempre nel modo di fare le cose a cazzo dell’amministrazione, sia nell’aprirla che nel chiuderla.

  24. teddybear Says:

    Premetto di aver frequentato un’università italiana molti anni fa e senza tanti contributi regionali per alloggi e viaggi. Nonostante ciò sono riuscito a laurearmi (quasi) nei tempi e con buon profitto. A distanza di anni mantengo un bellissimo ricordo di quella mia “lontananza forzata” da casa, perchè mi ha aiutato a crescere, con i lavoretti occasionali che facevo per mantenermi almeno un po’, con l’affrontare giorno per giorno le tante difficoltà di una sede distante da casa, con la conoscenza di amici che avevano i miei stessi problemi.
    Detto questo mi sento di incoraggiare i giovani valdostani a staccarsi una buona volta dalle sottane di una Valle molto presente ma credo anche tanto asfissiante. Andatevene fuori, meglio all’estero, a farvi valere per quello che siete realmente e confrontatevi con un mondo più grande (e più vario)di quello di Aosta e Piazza Deffeyes. Ne ricaverete, se non altro, la consapevolezza di valere per quanto VOI riuscirete a conquistavi e non per quanto vi è stato dato. Ormai l’Italia e la Valle in particolare straborda di “figli di”, raccomandati di razza che hanno trovato una poltrona bella comoda, dopo aver terminato il loro cursus studiorum magari con un dottorato, pagato grazie a un progetto internazionale studiato apposta per loro da chi di dovere.
    Sull’indipendenza politica della locale università, non posso esprimer giudizi e certo non si insegnerà la psicologia dell’Union (che è poi quella della clava: chi non è con me è contro di me e va “mazziato”). Tuttavia non riesco a non pensare alle dichiarazioni che l’ex procuratore di Aosta Mario Vaudano faceva circa la mafia di montagna e le sue innumerevoli diramazioni nella società valdostana. Ricordo anche di aver pensato, all’epoca dell’istituzione dell’Ateneo valdostano, che sarebbe stato probabilmente la fucina della nuova classe dirigente della Regione, di Finaosta, e delle tante, troppe, partecipate regionali. Forse che la mafia non usa anche i “colletti bianchi”? Forse invece tanti professori universitari o aspiranti tali tengono solo famiglia…e preferiscono assecondare un certo modo di pensare.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: